Quanto hanno pesato, sui risultati delle Regionali, i “signori delle preferenze”? E quanto, invece, il voto d’opinione espresso  per i leader nazionali o siciliani senza scrivere alcun nome di candidato nella scheda verde? Senza ancora i dati definitivi delle famigerate 48 sezioni elettorali mancanti (43 nel Siracusano), si può comunque tracciare una chiara mappa.

Nel centrodestra del neo-governatore Renato Schifani la matrice dei consensi è molto diversa. Fratelli d’Italia, il partito più votato alle Regionali, ha goduto evidentemente dell’effetto election day. Sui complessivi 28.345 voti di lista, infatti, ben il 35% è senza  preferenza per i  candidati. Un investimento di fiducia, in linea col trend delle Politiche, sulla futura premier Giorgia Meloni. Rispetto al 26% nazionale il risultato di FdI in Sicilia è stato molto inferiore: al Senato il 18,4%, alle Regionali il dato scende al 15,1%. Quanto basta, però, per essere la prima forza di centrodestra all’Ars, grazie però agli oltre 100mila voti soltanto al simbolo col nome Meloni. Gli unici deputati  eletti all’Ars  che hanno superato quota 10mila sono Alessandro Aricò (11.510) e Fabrizio Ferrara(10.468) a Palermo su 77.145 voti di lista; Gaetano Galvagno (13.961) e Dario Daidone (11.038) su 73.340 a Catania. Il collegio in cui i candidati pesano di più è Messina,  71,7%, trascinato dalle performance di Pino Galluzzo (8.951) ed Elvira Amata(7.008); a Trapani la metà dei circa 20mila elettori meloniani non ha scelto alcun candidato. Analogo trend a Enna; su 5.171 voti di lista (7,5%, di gran lunga il peggior risultato: meno della metà della media regionale), appena il 52,5% va ai candidati, fra cui Elena Pagana.

Una situazione simile in Forza Italia, che all’Ars si piazza seconda (14,7%) a meno di 7mila voti dagli alleati patrioti. Risultato molto più robusto del 10,7% alle Politiche nell’Isola, comunque superiore all’8,2% nazionale. Ma anche in questo caso  regge  il brand di Silvio Berlusconi: il 31% alle Regionali ha barrato soltanto il simbolo.

La matrice del voto forzista è però a macchia di leopardo. Ci sono province in cui le preferenze sono decisive: a Enna per l’80,6% (con i 7.005 di Luisa Lantieri su 12.163 di lista), ad Agrigento per il 79,3% (25.200, quasi la metà fra Riccardo Gallo e Margherita La Rocca Ruvolo), a Siracusa per il 76,1% (un terzo dei 18.764 sono di Riccardo Gennuso), a Palermo per il 75,8% (su 78.187 voti alla lista, 21.700 quelli di  “Mr. Preferenze” Edy Tamajo), a Catania e Caltanissetta per 75,1%, con rispettivamente Marco Falcone e Nicola D’Agostino (13.352 e 9.552 voti su 61.682) e Michele Mancuso(8.160 su 19.123). Ma ci sono collegi in cui gli elettori azzurri hanno scelto solo la bandiera tricolore col nome del Cav: addirittura quasi il 77% a Messina, oltre il 60% a Ragusa. 

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