Montante da Caltanissetta a Catania

Il procuratore di Catania, Zuccaro, ha ufficializzato il trasferimento del maxi processo “Montante” da Caltanissetta al Tribunale etneo. Il perché e i dettagli.

E’ stato già battezzato il maxi processo di Caltanissetta sul cosiddetto “Sistema Montante”. Infatti, il presidente del Tribunale nisseno, Francesco D’Arrigo, nonostante il parere contrario della Procura e dei difensori degli imputati, ha riunito in un unico processo i due tronconi, con 13 e 17 imputati, dell’inchiesta imperniata sull’ex presidente di ConfIndustria Sicilia, Antonello Montante, ovvero il filone del presunto dossieraggio e della rivelazione di notizie riservate con accessi abusivi ai sistemi informatici di polizia, tramite scambi di favori ad elevatissimo livello tra le forze dell’ordine e non solo, e il filone politico, ovvero l’intreccio di interessi ruotanti intorno al governo Crocetta, in carica tra il 2012 e il 2017. Ebbene, il risvolto processuale dell’inchiesta sul “Sistema Montante” ha subito un altro scossone. Dopo la riunificazione dei due processi ordinari, adesso l’intero treno giudiziario, con tutti i vagoni, è stato dirottato a Catania. Infatti, a seguito della nomina del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, ed ex assessore della Regione Siciliana, Nicolò Marino, a procuratore aggiunto di Caltanissetta, deliberata dal plenum del Consiglio superiore della magistratura, il processo ‘Montante’, in corso a Caltanisetta, è stato trasferito al palazzo di giustizia etneo. E ciò perché Marino è parte civile per uno degli episodi di reato contestati. Alla richiesta di trasferimento del processo, avanzata dall’avvocato Giuseppe Dacquì, difensore di alcuni imputati, si sono associati il pubblico ministero, Maurizio Bonaccorso, e tutte le parti. E il Tribunale ha accolto l’istanza e ha rinviato il processo al 19 dicembre. Nel frattempo, il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, ha ufficializzato il trasferimento designando il procuratore aggiunto di Catania, Agata Santonocito, già a lavoro al processo a carico di Raffaele Lombardo, e i pubblici ministeri, Valentina Margio e Luca Volino. A loro il compito – ha scritto Zuccaro – “della trattazione del processo e dell’esame preparatorio del copioso fascicolo processuale”. Il nuovo procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta, Nicolò Marino, ha ottenuto 13 voti contro i 9 di Pasquale Pacifico, attuale sostituto procuratore della stessa Dda nissena. Nel marzo scorso il Csm ha bocciato la candidatura di Nicolò Marino a procuratore aggiunto di Catania. E Fulvio Gigliotti, componente laico del Csm, del Movimento 5 Stelle, ha votato contro e ha spiegato: “Marino non può concorrere per la Procura di Catania per via di una sentenza che avrebbe condannato alla censura il magistrato per omessa iscrizione di notizia di reato”. Gigliotti si riferisce ad una informativa. E il consigliere Sebastiano Ardita ha replicato: “Marino, come scrivono i suoi superiori gerarchici del consiglio giudiziario, ha ricevuto tra le tante informative anche una informativa che faceva parte di un compendio molto più ampio in cui non è stato scoperto nessun tipo di reati. Non c’è nessuno ostacolo formale, perché la sentenza di cui si parla non è passata in giudicato ma è stata impugnata, e la Cassazione a breve darà il suo esito”. A favore di Nicolò Marino si è espresso anche il consigliere togato Nino Di Matteo, che, tra l’altro, ha sottolineato: “Nel momento in cui ha svolto la funzione di assessore regionale con delega ai rifiuti, Nicolò Marino è riuscito ad individuare e a smascherare quello che si chiama il ‘sistema Montante’, un sistema che si reggeva anche sulla finta attività antimafia di molti imprenditori proprio nel settore del trattamento dei rifiuti”.

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