Mafia e droga, oltre 400 anni di carcere

Michele Casarrubia
Vito Vitale
Michele Vitale

La Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha chiesto condanne, per oltre 4 secoli di carcere, a carico di 34 imputati, a vario titolo, di associazione mafiosa, corruzione, traffico di droga e danneggiamenti. Il processo, in abbreviato, è frutto di un’inchiesta dei Carabinieri di Partinico che nel 2021 è sfociata in 85 misure cautelari che hanno raggiunto, tra gli altri, Michele Vitale, esponente della famiglia mafiosa dei Vitale, storici capi del mandamento mafioso, in Cosa Nostra soprannominati “Fardazza”. Per Vitale i pubblici ministeri hanno proposto 15 anni di reclusione. Tra gli arrestati vi è stata una collaboratrice di giustizia, Giusy Vitale, ex capo del mandamento, sorella dei padrini Vito e Leonardo Vitale, che sostituì ai vertici del clan dopo l’arresto. Giusy Vitale, processata separatamente con il rito ordinario, sarebbe stata al centro di un maxitraffico di droga insieme al nipote Michele Casarrubia, per il quale sono stati chiesti 18 anni di carcere. Nel 2018 avrebbero gestito l’acquisto di un’ingente quantità di cocaina con Consiglio Di Guglielmi, inteso Claudio Casamonica, personaggio di vertice dell’omonimo clan romano, successivamente morto per covid. All’incontro, interamente registrato dagli inquirenti, partecipò tra gli altri anche la stessa Giusy Vitale, accusata di avere acquistato cocaina da fornitori calabresi a Milano e a Bergamo. L’inchiesta ha svelato anche rapporti tra politici locali e boss, a fronte dei quali è stato sciolto per mafia il Comune di Partinico. E ha inoltre svelato i favori di una guardia penitenziaria al boss detenuto Francesco Nania. In cambio di cibo, vestiti e sconti sulla benzina, l’uomo, arrestato per corruzione, avrebbe aiutato il capomafia a trasmettere all’esterno i suoi ordini.

teleacras angelo ruoppolo

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