Intercettata una conversazione durante un’estorsione di mafia: “A Peppe Antoci quando i miei parenti al 41 bis escono dal carcere lo ammazzano”. Rafforzata la scorta. Le reazioni.

Il 18 maggio del 2016 ignoti criminali bloccarono l’automobile blindata di Giuseppe Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi, piazzando delle pesanti pietre lungo la strada che da Cesarò conduce a San Fratello. E spararono alcuni colpi d’arma da fuoco contro l’automobile. Dietro l’auto di Antoci ha viaggiato un’altra automobile con a bordo il dirigente del commissariato di Sant’Agata di Militello, Daniele Manganaro, che sparò alcuni colpi di pistola costringendo alla fuga i banditi e salvando la vita ad Antoci. Poi Antoci – che, tra l’altro, introdusse nel Parco dei Nebrodi un protocollo di legalità per l’assegnazione degli affitti dei terreni sottraendoli ai ricatti e alle vessazioni della cosiddetta “mafia dei pascoli” – è stato bersaglio di un’altra intimidazione il 31 luglio del 2017 quando, lungo la strada a Santo Stefano di Camastra che conduce verso la sua abitazione, la Polizia scoprì un congegno elettronico dotato di antenna. Intervennero gli artificieri. Lo scorso 15 luglio la Procura di Messina, a conclusione della requisitoria al maxi processo contro la mafia dei Nebrodi, ha invocato complessivamente 1045 anni di carcere a carico di 101 imputati. Il 31 ottobre sono state inflitte 91 condanne per oltre 600 anni di carcere, e sono stati sequestrati beni per circa 4 milioni di euro. Ebbene adesso Giuseppe Antoni è stato ancora bersaglio di minacce di morte. La Procura antimafia di Messina ha intercettato una conversazione di Francesco Conti Mica, 39 anni, di Tortorici, arrestato per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Conti Mica, in occasione dell’estorsione, si presenta alla vittima come appartenente al clan mafioso dei “Batanesi”, da Batana, una borgata di Tortorici. Poi sottolinea che sua madre è una Bontempo Scavo, altra famiglia di mafia dei Nebrodi, e che lui è in contatto con suoi parenti detenuti al 41 bis perché coinvolti nel processo “Nebrodi”. E aggiunge: “Comunico con persone che sono in galera. A Peppe Antoci non l’hanno voluto ammazzare, però quando escono i miei parenti dal 41 bis lo ammazzano”. Punto. Ad Antoci è stata da subito rafforzata la scorta. E il presidente della Commissione regionale antimafia, Antonello Cracolici, lo abbraccia così: “Sono al fianco di Giuseppe Antoci, a lui va la mia vicinanza e piena solidarietà dopo le notizie sulle ulteriori pesanti minacce nei suoi confronti. Durante un incontro che ho avuto con lui nei giorni scorsi, abbiamo affrontato diversi temi già al centro del suo impegno, concordando sulla necessità di proseguire un percorso comune per potenziare gli strumenti necessari a liberare il settore zootecnico ed agricolo da pressioni mafiose e criminali”. E il segretario regionale del Partito Democratico, Anthony Barbagallo, commenta: “La mafia dei pascoli è stata duramente colpita dalle condanne e tenta di rialzare la testa minacciando di morte Giuseppe Antoci che l’ha contrastata in ogni modo grazie anche al suo protocollo di legalità divenuto oggi legge dello Stato. Addirittura ci sarebbe un ordine operativo per eliminarlo. Ad Antoci e alla sua famiglia esprimo vicinanza e solidarietà personale e a nome del Pd siciliano. Antoci non è solo, siamo al fianco in questa battaglia contro l’anti-Stato”.

teleacras angelo ruoppolo

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