“Messina Denaro e Paola”, altri racconti

Altri racconti di “Paola”, il nome di fantasia della donna che ha conosciuto in clinica e poi frequentato Matteo Messina Denaro, ignorando che fosse lui.

La donna che ha conosciuto Matteo Messina Denaro, alias Andrea Bonafede, nella clinica “La Maddalena” a Palermo, a metà del 2021, a Giletti su La7, di spalle, con voce distorta e col nome di fantasia “Paola”, ha raccontato la sua esperienza trascorsa con il “collega di chemioterapia” (tra virgolette) ignorando che si trattasse del boss stragista. “Scopro di avere un tumore ad aprile 2021 e tra diagnosi, primi accertamenti e biopsia giungiamo a giugno 2021. E sin dalle prime sedute ho notato questa persona. Lo notavo perché si distingueva dagli altri per come si abbigliava. Aveva un abbigliamento ricercato, basti dire che portava sempre con lui una borsa di Louis Vuitton. Poi indossava dolcevita in cachemire e camicie di qualità. Non mi ricordo come mi ha rivolto parola la prima volta, ma incominciammo a chiacchierare, e dopo la terza volta ci siamo scambiati il numero. Era un tipo socievole, disponibile. Anche un po’ un simpaticone. Tra noi è nata un’amicizia. Lui raccontava di avere un’azienda che si occupava di produzione e vendita di olio e olive. Era una persona che vestiva molto bene e curava la sua immagine, che era molto ricercata. Un giorno mi mandò una foto nascondendo il volto, ma facendomi vedere un sigaro e un bicchiere di cognac. Nel messaggio mi scrisse che il sigaro era un Montecristo e il cognac un Hennessy. Presto il rapporto si trasformò in amicizia, e, visti alcuni video piuttosto allusivi che mi ha mandato, lui sperava forse che il rapporto diventasse qualcosa di più. Dopo tre mesi mi invitò a pranzo, in un ristorante di Mondello che fece scegliere a me. Alla fine pagò il conto, si alzò e andò a saldare. Era tranquillo e sereno, non ho avvertito alcun disagio in lui, non volle nemmeno un tavolo in un’area riservata. Faceva capire di avere una grande disponibilità economica. Pagava sempre in contanti e raccontava molti aneddoti, di casinò e di cifre iperboliche. E mi ricordo le cifre che si giocava ogni weekend sulle partite di serie A: due, tre mila euro… Non tifava una squadra in particolare, l’impressione è che lui non sapesse come spenderli i suoi soldi. Una domenica ha mandato in giro l’autista a comprare in ogni pasticceria di Mazara, Campobello e Castelvetrano un vassoio di dolci. E perché, Andrea? – ho chiesto. E niente – mi risponde – oggi voglio togliermi questo sfizio e vedere qual è la migliore della zona. Del denaro non gliene fotteva proprio niente. Parlavamo della vita di tutti i giorni. Si parlava soprattutto di banalità, ma non si lasciava andare a troppe confidenze. Gli piaceva però raccontare di avere avuto sempre accanto a sé belle donne. L’ultimo messaggio che gli ho inviato è stato lo scorso 16 gennaio. Gli ho girato il link della notizia che proprio nella clinica dove andavano noi avevano arrestato Matteo Messina Denaro. Solo dopo, guardando la tv, ho capito che era lui. In pochi secondi ho sovrapposto la faccia di Andrea Bonafede all’immagine ricostruita al computer del Messina Denaro invecchiato. Sono rimasta sconvolta. E ho chiamato mio marito. Io ritengo che la diagnosi di una patologia grave come la sua, in una qualche maniera lo abbia reso umano e che lo abbia spogliato della sua autorità e della sua arroganza, un po’ come se cercasse veramente dei rapporti veri, sinceri, leali. Io penso che lui mi abbia voluto davvero bene. A modo suo, raccontandomi tantissime bugie, ma io ancora oggi faccio fatica a credere che le sue due identità possano essere sovrapponibili. Io non ho conosciuto uno stragista. Io ho conosciuto un’altra persona. Se mi manca? Sì, mi manca”.

telracras angelo ruoppolo

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