Olindo e Rosa vittime di Pm e giornalisti”, intervista ad Antonino Monteleone sulla strage di Erba


Un contesto investigativo “malato”. Questa è la definizione, di certo irrituale, che il sostituto procuratore generale di Milano Cuno Tarfusser ha utilizzato per definire le indagini che hanno portato, “oltre ogni ragionevole dubbio”, all’ergastolo Rosa Bazzi e Olindo Romano per la strage di Erba, uno dei delitti “privati” più cruenti e spaventosi: 4 morti, tra cui un bambino, l’11 dicembre 2006. 

Un caso che, clamorosamente, potrebbe riaprirsi rimettendo in moto quel processo di polarizzazione dell’opinione pubblica riportando al centro due questioni esiziali per una democrazia: come si amministra la giustizia e come il giornalismo racconta e sazia la curiosità dell’opinione pubblica per la cronaca nera. Antonino Monteleone è da anni il giornalista italiano che ha ripercorso questo contesto “malato” e lo ha fatto nei panni della “iena”, inviato di punta di uno degli esperimenti televisivi più urticanti, criticati e di successo della storia patria.

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La sua lunga inchiesta iniziata nel 2018 ha portato alla luce molti di quegli elementi su cui la Procura generale di Milano ha chiesto ai colleghi di Brescia di valutare la riapertura delle indagini e l’eventualità di un processo di revisione per i coniugi Bazzi-Romano. Di tutti i casi di cronaca nera particolarmente efferati uno degli aspetti principali, il più segreto e occultato forse – al di là delle sorti dei condannati e dei familiari delle vittime – è quello che svela la connessione tra paure e desideri, quello di vendetta o di giustizia, dell’opinione pubblica

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