LA STORIACCIA DI CAIVANO IN UN WHATSAPP

da William Beccaro | 26 Ago, 2023

Nella terribile storia di Caivano, le due ragazzine di 13 anni violentate da sei ragazzini loro coetanei e forse anche da qualche adulto, c’è solo un aspetto che è nei fatti confortante.

Le autorità si sono attivate dopo che un ragazzino, a tutto questo estraneo, ha avvisato i genitori di questa storia di cui aveva saputo attraverso i social, attraverso un gruppo whatsapp.

Il padre e la madre di questo ragazzino, che questo ragazzino hanno saputo ascoltare, sono quindi andati dalle autorità e lì si è attivato tutto quel che si doveva attivare, indagini e arresti compresi.

Questa storia ci dice tante cose, ma tra queste anche che la distinzione tra giusto e sbagliato, tra lecito e illecito, tra normalità e violenza, non è stata annullata dai social, dagli smartphone, dalle stories.

Purtroppo i “telefonini”, passatemi questo termine da boomer, non hanno colpe e neppure meriti. Purtroppo se togliessimo ai ragazzi quella appendice, loro e nostra, che sono ormai i device, non scomparirebbero stupri, delinquenza, inciviltà.

I sei violentatori di Caivano sono stati perseguiti grazie a un ragazzino e al suo consapevole uso di uno smartphone, consapevolezza che lo ha portato a dire: «questo è sbagliato, questo è un crimine, questo è uno stupro che va denunciato».