Sistema Montante e omicidio Emmanuello

C’è qualche correlazione tra l’omicidio del boss gelese Emmanuello, risalente al 2007, ed il cosiddetto ‘Sistema Montante’?

Antonello Montante, l’ex numero due di Confindustria Nazionale, ancora sotto inchiesta per mafia e recentemente condannato in appello ad otto anni di reclusione, per associazione a delinquere, corruzione, accesso abusivo ai sistemi informatici riservati dei Ministeri dell’Interno e della Giustizia e dossieraggio, che rapporti aveva con gli ambienti investigativi che si sono occupati di quell’oscuro omicidio di un capomafia?

Perché il Montante ha seguito personalmente, dall’inizio alla fine, il blitz che porterà alla morte di un latitante eccellente?

Perché Montante incontra prima i due coordinatori dell’operazione di polizia che porterà alla morte del boss gelese, il capo della squadra mobile di Caltanissetta Staffa ed il suo vice Giovanni Giudice? Ed incontra pure l’allora procuratore della Repubblica nissena Renato Di Natale. Incontra cioè, prima e dopo che Emmanuello morisse, l’intero staff investigativo che ha coordinato le operazioni che hanno avuto quale epilogo la sua uccisione. Uccisione, lo ricordiamo, avvenuta alle spalle, mentre stava scappando, disarmato ed in pigiama. Poi, a poche ore dalla morte di Emmanuello, sempre il Montante, e sempre stando a quanto lui personalmente appunta nei suoi diari segreti, sequestrati dalle autorità giudiziarie, incontra presso la Procura della Repubblica di Caltanissetta il magistrato Nicolò Marino che, nel frattempo, aveva aperto un fascicolo sul blitz: un atto dovuto. Un atto dovuto a cui non ha fatto seguito alcuna reale attività investigativa. O, per lo meno, se c’è stata, nessuno mai ne è venuto a conoscenza.

Ad oggi di quel misterioso blitz, di quella strana morte di quel boss gelese, non se ne sa niente. Al di là di qualche sterile proclama, come quello dell’allora procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso. Frasi di circostanza, della serie faremo piena luce su quella morte sospetta.

Sta di fatto che Emmanuello doveva soltanto essere catturato, ma è stato però ucciso.

Il come ed il perché è stato ucciso ancora non si sa bene.

Altro che piena luce!

Le modalità e le circostanze che hanno portato a quel tragico epilogo di una cattura, trasformatasi in una fortuita esecuzione, a distanza di 16 anni ancora non si conoscono bene.

Una cosa è certa comunque: l’allora sindaco di Gela Rosario Crocetta della morte di Emmanuello ne fece un cavallo di battaglia elettorale, diventando prima eurodeputato e nel 2012 presidente della regione siciliana. Il Crocetta nel suo primo governo regionale nomina assessore il magistrato Nicolò Marino ed inserisce nel listino il dirigente di polizia Malafarina, che operava a Gela e che diventerà deputato regionale.

E se qualcuno prova soltanto a capire cosa è successo nelle campagne di Villarosa, quando hanno ucciso Emmanuello, indovinate cosa gli capita?

Ma naturalmente viene querelato per diffamazione e processato.

Nessuno deve parlare di quei fatti tragici e misteriosi.

Tutto deve rimanere top-secret.

Non è un caso che l’autore del libro Sbirromafia, lo scrittore e vignettista Emilio Tringali, è rinviato a giudizio a seguito di una denuncia di Giovanni Giudice, il dirigente di polizia che coordinò quel micidiale blitz. Si tratta dello stesso Giudice sospeso dalla polizia perché sotto processo per corruzione: è accusato di avere ricevuto dei benefit, in cambio di favori, nella sua qualità di investigatore, dalla famiglia Luca di Gela.

Emilio Tringali giustamente puntualizza, a tal proposito, quanto segue:

“In un paese democratico ciò non sarebbe possibile. Noi raccontiamo i fatti, altri li occultano. Altri fanno carriera, noi finiamo in tribunale. Il sistema ha paura della verità. Quella notte del 3 dicembre 2007 successe tutt’altro di quello che una stampa prezzolata e sbrigativa ha propinato”.