La Procura della Repubblica di Messina, diretta da Maurizio De Lucia, ha concluso le indagini e ha chiesto al giudice per le indagini preliminare del Tribunale di archiviare le posizioni di tutti coloro che sono stati inscritti nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sull’agguato a colpi d’arma da fuoco, la notte del 18 maggio 2016, all’automobile blindata del presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci. La comparazione tra il Dna dei 14 iscritti nel registro degli indagati e il Dna tratto dalle cicche di sigarette scoperte dalla Polizia sul luogo della sparatoria ha prodotto esito negativo. A sparare tre colpi di fucile calibro 12 è stata una sola persona con traiettoria dall’alto verso il basso. I pallettoni colpirono in basso lo sportello dell’auto su cui viaggiava Antoci di ritorno da una cena. Secondo i magistrati inquirenti, chi sparò non voleva uccidere ma solo frenare la corsa dell’automobile. Avrebbe poi dovuto tirare due molotov contro l’auto per costringere Antoci ad uscire fuori ma l’ipotetico piano sarebbe fallito a seguito dell’arrivo, dopo pochi istanti, dell’auto su cui viaggiava il vicequestore della polizia Antonio Manganaro, dirigente del commissariato di Sant’Agata e amico personale di Antoci, che ha raccontato di aver sparato costringendo alla fuga i killer.

 

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