La discarica di Siculiana, gestita dalla famiglia Catanzaro, rimane chiusa perché non rispetta le norme ambientali

La Regione aveva chiesto l’ennesima deroga, ma il Ministero dell’Ambiente non l’ha concessa perché il mega immondezzaio, che ricade tra i comuni di Siculiana e Montallegro, non è dotato di un idoneo impianto per il trattamento meccanico biologico, il cosiddetto TMB.

La famiglia del presidente di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro, momentaneamente autosospesosi per delle pesanti vicende giudiziarie che lo riguardano, ha smaltito milioni di tonnellate di rifiuti senza rispettare le norme ambientali. Il Catanzaro, come è noto, è stato raggiunto da avviso di garanzia per corruzione, associazione a delinquere, finanziamento illecito ai partiti ed abuso d’ufficio, nell’ambito dell’inchiesta che ha portato in carcere Antonello Montante, suo predecessore e strenuo difensore dei suoi affari nel settore dei rifiuti.

E’ accusato, dalla Procura e dal Tribunale di Caltanissetta, di avere dato, tra l’altro, assieme ad altri 4 imprenditori, una tangente di un milione di euro all’ex presidente, Rosario Crocetta, il quale sarebbe stato ricattato dal suo amico Montante, che è stato tratto in arresto, anche attraverso la minaccia relativa alla diffusione di un video porno che riguardava proprio l’ex governatore della Sicilia, anch’egli sotto inchiesta.

Adesso è scoppiata dentro i palazzi della Regione Sicilia, per l’ennesima volta, la grana Catanzaro. L’attuale presidente, Nello Musumeci, anche nella qualità di commissario per l’emergenza rifiuti, deve vedersela con il suo assessore con delega ai rifiuti, il veneto Alberto Pierobon ed il dirigente che si occupa di questo delicato settore, Salvo Cocina, i quali hanno idee contrastanti su come risolvere l’annoso problema di Siculiana.

E mentre l’ex presidente della Commissione Ambiente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Gianpiero Trizzino, attacca Musumeci, richiamandolo alle sue responsabilità, il neo ministro dell’Ambiente, il generale dei Carabinieri, Sergio Costa, da Roma, non può far altro, nel pieno rispetto delle vigenti normative ambientali, che imporre la chiusura della discarica dei fratelli Catanzaro.

Insomma ne vedremo ancora delle belle!

Nel frattempo, mentre come si suole dire ‘cu la vola cotta e cu la voli cruda’, i rifiuti in oltre 60 comuni siciliani, rimangono in mezzo alle strade, i sindaci, come al solito, continuano a protestare e le mirabolanti ricette dell’assessore venuto dal Veneto, Alberto Pierobon, per insegnarci come si smaltiscono i rifiuti, sembrano non funzionare.

L’Unione Europea continua a farci pagare multe per centinaia di milioni di euro perché in Sicilia sappiamo solo inquinare, spargendo rifiuti e liquami fognari ovunque.

Ed il presidente Musumeci che fa?

Si costerna, si indigna, si impegna e forse getterà la spugna con gran dignità?

Oppure riuscirà a stupirci con effetti speciali?

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