A sinistra ed a destra, nella foto allegata al presente nota, potete ammirare i due giovani figli di Giuseppe La Rocca, il direttore dell’Agenzia delle Entrate di Canicattí, titolari della società ECOFACE, che si occupa di riciclo di rifiuti differenziati. La sua sede si trova nella zona industriale di Campobello-Ravanusa. I due giovani imprenditori circondano, affettuosamente, Maria Grazia Brandara, una delle plenipotenziarie del duo Montante-Catanzaro, attualmente caduti in disgrazia, per delle note vicende giudiziarie, nonché collega di lavoro, all’Agenzia delle Entrate, del papà dei La Rocca. Accanto alla Brandara c’è la sua amica inseparabile, Mariella Lo Bello, ex assessore regionale all’Ambiente ed alle Attività Produttive.

Per la società messa su dai fratelli La Rocca si è speso tantissimo l’ex presidente di Sicindustria, Giuseppe Catanzaro, facendo loro da garante. Alcuni anni fa; esattamente a partire dal 2011 favorì la nascita di ECOFACE, attraverso l’assegnazione di un capannone ed un prestito agevolato di 2 milioni e mezzo di euro, erogato dall’IRFIS, la società di credito alle imprese della Regione Siciliana.

E sin qui, niente di strano o di inquietante.

Se non fosse che, due anni fa, l’azienda PROGEO, la più grossa realtà imprenditoriale agrigentina nel settore del riciclo dei rifiuti, nata agli inizi del 2000, con sede nella zona industriale di Aragona, è andata a fuoco ed è stata completamente distrutta e costretta a chiudere definitivamente i battenti. Il valore dei danni calcolati superano i 5 milioni di euro.

Sarà stato un caso, ma volete sapere da dove è partito l’incendio?

L’incendio è partito da un terreno che era stato assegnato dall’ex ASI (Area di Sviluppo Industriale) di Agrigento alla ditta ‘Catanzaro Costruzioni s.r.l.” che aveva i suoi uffici a fianco della PROGEO.

Maria Grazia Brandara, all’epoca dei fatti, o se preferite, del misfatto (non sta a noi trarre delle conclusioni affrettate), era già diventata commissario dell’ex ASI di Agrigento, e dirigente generale dell’IRSAP, la società che adesso gestisce tutte le aree industriali pubbliche della Sicilia. Le sue nomine sono state suggerite, all’ex presidente della Regione, Rosario Crocetta, dagli ultimi due presidenti di Confindustria Sicilia, uno in carcere, Antonello Montante, ed uno per ora solo sotto inchiesta, per una serie di pesanti reati, ossia il Catanzaro.

Come dimostra l’inchiesta della Procura della Repubblica di Caltanissetta che riguarda proprio la Brandara ma anche la Lo Bello, Catanzaro, Montante e molti altri soggetti, tutti quanti facevano parte di due associazioni a delinquere: una per fare soldi, in maniera più o meno lecita, ed una per spiare chi li denunciava o conduceva le inchieste a loro carico.

Quando incendiarono gli stabilimenti per la raccolta differenziata della PROGEO, di Francesco Tramuta, Maria Grazia Brandara, adesso sotto inchiesta anche presso altre Procure e Tribunali siciliani, si affrettò a dimostrare che la concessione di quel terreno assegnato ai Catanzaro, da cui era partito l’incendio, era scaduta e che pertanto loro non erano responsabili di nulla; escludendo anche qualsiasi negligenza della “Catanzaro Costruzioni s.r.l.” riguardo a quell’incendio. Così nel caso in cui i Catanzaro fossero stati chiamati in causa per eventuali risarcimenti danni, erano belli e scagionati.

La PROGEO, sino al momento di quel devastante rogo, si occupava di raccolta differenziata ed aveva stipulato decine di convenzioni con i comuni e con ditte private. Era cioè, sino a due anni fa, una società concorrente di ECOFACE, degli ‘amici’ di Giuseppe Catanzaro.

E’ ovvio ed anche superfluo in questa occasione precisare che, considerato come andava avanti un certo ‘Sistema Montante’, tutti quanti i comuni convenzionati con la PROGEO sono stati costretti a passare con l’azienda sponsorizzata da Giuseppe Catanzaro, la ECOFACE dei fratelli La Roca.

Non sappiamo, per il momento, se il già citato Catanzaro Giuseppe, ex presidente di Confindustria Sicilia, oggi pesantemente inquisito, è ancora garante dei fratelli La Rocca e se ha interessi di altro genere, rispetto a ECOFACE.

Una cosa è certa e cioè che i fratelli La Rocca, e non solo loro, ma anche i Catanzaro, sono molto amati da Legambiente che, in più di un’occasione ha ricevuto cospicui contributi.

Non so se state leggendo attentamente, si tratta di contributi erogati a Legambiente Sicilia proprio dalla “Catanzaro Costruzioni s.r.l.” che gestisce la mega discarica di Siculiana, una tra le più inquinanti d’Italia, sempre nell’Agrigentino. Discarica attualmente chiusa dal Ministero dell’Ambiente perché priva, da sempre, di impianti di selezione e di biostabilizzazione dei rifiuti. In pratica il mega immondezzaio dell’ex presidente di Confindustria Sicilia, era privo di quello che in gergo tecnico si chiamano TMB. In pratica hanno operato, da quando hanno aperto i battenti, ingrandendosi a dismisura, con un giro d’affari di parecchie centinaia di milioni di euro, sotterrando i rifiuti tal quali, senza effettuare alcuna selezione e nessun trattamento chimico-biologico; violando le normative ambientali in vigore,anche in Sicilia, dal 1995 ad oggi.

Ma Legambiente Sicilia, non ha avuto mai nulla da ridire e neanche ha avuto modo di interessarsi di questa questione che riguarda personalmente l’ex presidente di Confindustria Sicilia che era, di fatto, un loro benefattore, una sorta di loro ‘mecenate’ della ‘munizza’!

Ora che si sono scoperte le illegali modalità di smaltimento presso la discarica di Siculiana -Montallegro, i Catanzaro si sono già riciclati, assieme ai loro rifiuti!

Non è uno scherzo! Sono probabilmente passati, impunemente ed in maniera indolore, dall’inquinante ed illegale raccolta indifferenziata dei rifiuti, alla raccolta differenziata. I loro interessi si sono adesso spostati da Siculiana, dove hanno creato una della più grandi bombe ecologiche della Sicilia, a Ravanusa-Campobello, per dare man forte ai fratelli La Rocca e far crescere, in un modo o nell’altro, come solo loro sanno fare, gli impianti per la differenziata dei loro amici di ECOFACE.

Salvatore Petrotto

Rispondi