A breve verranno resi noti i nomi di centinaia di soggetti destinatari di tangenti, incarichi e favori illeciti. In tanti tremano: siano essi potenti che ex potenti.

Oltre al ‘Sistema Montante’ c’è di più. C’è la lista delle decine e decine di  ‘tangenzieri’, sequestrata qualche anno fa all’imprenditore agrigentino, Massimo Campione, fratello di Marco.

Quel Marco che, a sua volta, aveva assoldato, dentro ‘l’assumificio’, chiamato Girgenti Acque, più di 70 politici e funzionari pubblici etc. etc. etc.

Poi c’è Dario Lo Bosco, ex responsabile delle Ferrovie Siciliane, compagno di scuola di Massimo Campione, già arrestato: anche lui vuole vuotare il sacco!

Sono tutte cose che avevamo preannunciato anni or sono e che sono puntualmente accadute.

Peccato che i numerosi miei colleghi giornalisti, ai quali mi ero rivolto, non se ne sono accorti, salvo ad utilizzare i miei esposti e le mie denunce pubbliche, per passare all’incasso, presso le ‘tesorerie’ regionali dei vari Campione, Montante o Catanzaro.

Oggi, ad esempio, vi riferiamo alcune vicende che riguardano i miei rapporti con tre illustri giornalisti, che compaiono con triste e disdicevole evidenza, nelle carte processuali dell’inchiesta ‘Double face’, alias ‘Sistema-Montante’.

Ad alcune ‘perle’ della carta stampata e della TV,  a partire dal 2008, avrò inviato centinaia di email nelle loro caselle di posta elettronica, per segnalare una serie di macroscopiche illegalità, sufficientemente documentate. Si tratta di storie  che riguardano la gestione di acqua e rifiuti in Sicilia, ma anche altri delicati settori, quali quello la formazione professionale, la terribile e devastante  gestione degli immigrati, ad opera dell’ex prefetto di Agrigento, l’alfaniano Nicola Diomede, oggi inquisito e trasferito. Ho mandato notizie dettagliate anche sulla gestione  dei beni confiscati, dei  lavori pubblici,  quali l’ammodernamento di due strade statali, la Agrigento-Caltanissetta e la Agrigento-Palermo;  e più in generale ho messo in evidenza, una lunga serie di violazioni  di leggi in materia di appalti e di conferimento di incarichi pubblici.

Ma loro niente, e per la verità anche tanti altri colleghi, hanno preferito servire i potenti di turno, riciclandosi in continuazione, alla stregua di quei rifiuti, il cui sistema illegale di gestione, ad esempio, avrebbero dovuto denunciare pubblicamente.

Anzi ‘la nuova compagnia di canto popolare’,  pro-Montante e poi pro-Catanzaro, si infoltiva sempre di più!

Per ogni mio articolo, pubblicato dove era possibile sfuggire al condizionamento ed all’asfissiante  controllo della lobby Confindustriale Siciliana, Montante e Catanzaro correvano subito ai ripari e si compravano chiunque potesse infangarmi o farmi tacere per sempre.

E fu così che una serie di ‘personaggi austeri’ ed anche ‘militanti severi’ non provarono alcun pudore a fare colazione, pranzo e cena assieme ad Antonello Montante.

Il Montante avrebbe coinvolto anche Lirio Abate, tentando di fargli pubblicare delle notizie tendenziose sul conto di un amministratore dell’AST (Azienda Siciliana Trasporti), per ricattarlo ed impadronirsi di questa società pubblica. Ha provato cioè a servirsi, per fare affari, di un giornalista antimafia, con tanto di scorta; un soggetto alla Saviano, per intenderci, per darsi un tono e dare corso alle sue solite sceneggiate pseudo antimafiose.  Anche Sandra Rizza è stata turlupinata,  garantendole  dei contributi, erogati al suo giornale L’Ora  on line. Contributi  ottenuti sempre da Antonello Montante. Quei soldi dovevano servire a  rinverdire gli antichi fasti del glorioso giornale della sera, ‘L’ora’  di Palermo. Ma L’ora on line è comparso in internet  per qualche mese e poi è sparito;  il tempo materiale di incassare alcune decine di migliaia di euro.

In altri tempi Puccini ci avrebbe fatto cantare a squarciagola: ‘L’ora è fuggita!’

E dire che anche io avevo mandato alla Rizza dei miei scritti, uno dei quali è stato preso come spunto per un articolo a firma di Maurizio Zoppi e che riguardava l’illegale  gestione dei servizi idrici agrigentini. Faccende di cui la Magistratura agrigentina si sta adesso occupando.

Un altro mattacchione riteniamo che sia Giorgio Mulé!

Il direttore del settimanale ‘Panorama’ edattuale parlamentare di Forza Italia, per una questione di amicizia, si intende, ha piazzato un parente per gestire qualche milione di euro di fondi regionali, assieme ad Antonello Montante, per promozioni culturali, EXPO e quant’altro. Soldi spesi per dei divertentissimi viaggi all’Estero, su cui la Magistratura sta indagando. Ma Giorgio, anche lui ingannato, andava in giro per il mondo con Montante, per sostenerlo nella sua causa di legalità ed antimafia, ovviamente, e per promuovere la Sicilia! Ed Antonello, da parte sua, doveva essere grato a Giorgio che  ha tentato, disperatamente, di salvargli il suo buon nome ed evitare che  pubblicassero  alcune  sue foto e notizie imbarazzanti sulle sue ataviche frequentazioni di ambienti mafiosi.

Purtroppo poi Giorgio Mulè non è riuscito a frenare i suoi colleghi del giornale La Repubblica, quali Attilio Bolzoni,  e soprattutto il giornalista di Centonove, Gianpiero Casagni, i quali sono stati davvero degli ingrati nei suoi confronti: a febbraio del 2015 lo hanno sputtanato alla grande!

Di Felice Cavallaro, che dire, non sappiamo se stendere un velo pietoso o parlarvi delle sue mirabolanti iniziative, per così dire culturali e di marketing territoriale. Tutte finanziate a più non posso non solo da Montante, ma anche dalla CMC di Ravenna. Stiamo parlando dell’impresa che si è occupata, a livello finanziario, per un certo periodo, del suo vino, mai prodotto, se non per motivi espositivi, ma presentato, come se fosse una cosa vera, al Vinitaly di Verona ed all’EXPO di Milano. Insomma il Cavallaro è riuscito ad ubriacare con niente  i muratori e cementisti ravennati, facendogli anche finanziare la sua ‘Strada degli Scrittori’, anziché completare, ad esempio, la strada statale Agrigento-Palermo dove ancora sono lì a menar il can per l’aia! Dal  2013 ad oggi, non sono riusciti a completare 35 chilometri di ammodernamento, creando disagi e pericoli non indifferenti. Tanto che per percorrere i 130 chilometri che separano Agrigento da Palermo, sono necessari quasi 3 ore; se avete la fortuna di arrivare vivi!  Anche questa storia ha fatto delle vittime eccellenti. E’ costata la testa dell’ex presidente dell’ANAS,Pietro Ciucci per quella sua improvvida e scandalosa inaugurazione del 23 dicembre 2014 di un viadotto, il famigerato Scorciavacche, nei pressi di Mezzoiuso, crollato dopo 7 giorni, semplicemente perché anziché realizzare 17 campate, la CMC, di concerto con l’ANAS, ne realizzarono soltanto 9. Al posto delle campate mancanti, ci misero solo del terriccio che loro, in gergo, per non far capire che si tratta di ‘stierru’, lo chiamano ‘rilevato’. Ma il rilevato prima di capodanno del 2015 franò tutto quanto giù, così come il presidente dell’ANAS e lo stesso benefattore di Felice Cavallaro, ossia  il ptoject manager della CMC, Pierfrancesco Paglini.

Si tratta dello stesso Paglini che ha gratificato sempre con contributi in denaro, anche un altro illustre collega del Cavallaro, che lavorava a Canale 5, Gaetano Savatteri, quando era, prima di farsi cacciare via in malo modo, presidente del ‘Premio Racalmare Leonardo Sciascia’.  Del resto stiamo parlando di quel Savatteri che nel 2008 ha scritto e pubblicato, a spese di Antonello Montante, un  libro-panegirico sulla sua famiglia, dal titolo ‘La volata di Calò’ . Libro da cui è stata tratta, nel 2015, una riduzione teatrale, messa in scena dal direttore del  teatro stabile di Catania, un certo Giuseppe di Pasquale. Uno dei protagonisti della commedia del duo Savatteri-Di Pasquale era Giorgio Musumeci, figlio dell’attuale presidente della Regione Nello.

Piccolo paradosso siciliano: quando fu rappresentata ‘La volta di Calò’, all’inizio del 2015,  il Montante era già sotto inchiesta per mafia, mentre Giorgio Musumeci, figlio di colui il quale in quel momento era presidente della Commissione Regionale Antimafia, recitava nella commedia la parte di Calò-Antonello Montante, ossia la parte del capo delle due associazioni a delinquere che il padre avrebbe dovuto contrastare.

Altro piccolo particolare, il più volte citato Giuseppe Di Pasquale, era già noto a Racalmuto quando ha ricoperto l’incarico di direttore dell’Ottocentesco teatro ‘Regina Margherita’ , per tre stagioni del tutto fallimentari, fatte di monologhi di attori sconosciuti, ai quali non assisteva nessuno, ma pagati a colpi di 15 mila euro a sera. Si arrivò al punto che bisognava pagare gli spettatori, per costringere a sorbirsi quei noiosissimi spettacoli di Di Pasquale.

I consiglieri di amministrazione dell’omonima fondazione che allora gestì intorno a mezzo milione di euro sapete chi erano?

Ma naturalmente Cavallaro e Savatteri!

Ormai, senza offese, li potremmo tranquillamente chiamare: il ‘gatto e la volpe’.

Per la verità un intero paese si accorse, soltanto con uno sguardo, che i Savatteri, i Cavallaro e i Di Pasquale non erano proprio dei missionari della cultura.  Ma allora si pensava soltanto che erano una brigata di simpatici  scialacquatori di risorse pubbliche. Ma  a Catania, e non solo, per la verità, la premiata ditta ‘Di Pasquale & company’, si è superata. Il Di Pasquale è stato cacciato via dall’ex sindaco, Enzo Bianco, per avere provocato un buco da 6 milioni di euro.

E noi, poveri fessi, ci interessavamo  anche di queste cose, oltre che del procedimento giudiziario a carico del ptoject manager della CMC di Ravenna,  Pierfrancesco Paglini e di tutti gli ammennicoli giudiziari dei ‘mecenati’ di questi come di altri compagni di merenda dell’Associazione (a delinquere?) di Montante Antonello. Ed eravamo parecchio indignati nel subire delle imposture così vergognose, davvero uniche e paradossali, quali quella  del già citato caso del ‘viadotto Scorciavacche’; di un ponte  inaugurato a Natale e caduto a Capodanno.

Dal canto loro, i vari Cavallaro e Savatteri, continuavano a percepire decine di migliaia di euro, per le loro farlocche iniziative e per tacere su tutti i fronti, senza vergognarsi neanche un pò, del loro complice e connivente silenzio. Anzi il Savatteri scriveva libri dai titoli davvero paradossali, se si considerano i suoi assordanti silenzi su tutti quanti gli scandali siciliani, mi riferisco ad esempio  a  ‘La congiura dei loquaci’.

Quella del Savatteri e del Cavallaro era piuttosto la congiura del silenzio a pagamento!

Di Cavallaro, per adesso, ci basta quello che scrivono i magistrati.

Già corrispondente per la Sicilia de Il Corriere della Sera, ha in pratica solo fatto tesoro, nel tempo, dei miei scritti, dei miei esposti, da lui mai presi in considerazione, per un eventuale servizio giornalistico, ma utilizzati a dovere per ottenere gratificazioni economiche, favori ed altre utilità, soprattutto da Antonello Montante e la cui entità e portata le scopriremo solo vivendo!

Di seguito potete leggere cosa scrivono sul suo conto i magistrati nisseni.

“Tra il materiale sequestrato al MONTANTE veniva rinvenuta altra documentazione che cristallizza i favori resi dall’imprenditore nisseno ad altri giornalisti, ossia CAVALLARO Felice, inviato del Corriere della Sera, e MORGANTE Vincenzo, giornalista RAI. Il CAVALLARO veniva sostenuto dal MONTANTE per la sua candidatura a sindaco di Racalmuto dopo lo scioglimento del consiglio comunale di quel centro per infiltrazione mafiosa con l’allora sindaco PETROTTO (soggetto che si ricorda essere stato tra quelli oggetto di interrogazione SDI da parte del GRACEFFA Salvatore). Scatolone contrassegnato “1BB – 1B – 2B – 3B ”, 

• “e-mail del 7 Dicembre 2013 inviata da CAVALLARO Felice ad Antonello MONTANTE avente per oggetto “Carissimo Antonello, al di là della lettera di risposta “ufficiale”, indirizzata anche a Ivan, grazie di cuore per quanto fai, un forte abbraccio felice” riguardante l’interessamento da parte dello stesso MONTANTE e Ivan LO BELLO a proporre la candidatura del CAVALLARO Felice a Sindaco di Racalmuto, con consiglio comunale sciolto per infiltrazioni mafiose”.

Passiamo adesso a Vincenzo Morgante, il giornalista che dirige tutti i TGR d’Italia, con alle dipendenze più di 800 giornalisti.

Si tratta della più grande testata giornalistica televisiva d’Europa che, attraverso il Morgante, in maniera capillare, penetra. ogni santo giorno,  in ogni singola porzione di territorio nazionale.

Come dimostrano le risultanze processuali, anche lui obbediva al distorto e deviato ‘Sistema-Montante’.

Ciò che segue, adesso, è quanto scrivono i giudici sul conto del giornalista Morgante, mio concittadino onorario (cittadinanza da me conferitagli, nella qualità di sindaco di Racalmuto, agli inizi del 2000, e che adesso ho proposto all’attuale sindaco di ritirargliela), al quale insistentemente mi ero rivolto, per poter dire la mia sul  servizio pubblico, la RAI, rispetto ad anni di massacro, ad opera dei suoi colleghi giornalisti, pagati da Montante e Catanzaro per  sbarazzarsi di me.

Povero ingenuo, non sapevo che anche il direttore di tutte le testate giornalistiche regionali della RAI, Vincenzo Morgante, era anche lui uomo di Montante.

Infatti, nel 2012, attraverso una email che è agli atti del procedimento penale a carico del Montante, chiede espressamente una raccomandazione per farsi promuovere vice direttore della TGR della RAI Sicilia. Da quel momento iniziò la sua scalata.

Siamo sicuri che per ogni mia nota successiva a quel  2012, relativa sempre al  ‘Sistema-Montante’,  che nell’Agrigentino si può tranquillamente chiamare anche ‘Sistema-Catanzaro’, e gliene avrò scritte a decine, questo illustre plenipotenziario dell’informazione della RAI ha saputo fare di meglio. Non è un caso che oggi è uno dei giornalisti più potenti d’Italia, grazie sempre al solito giochino ‘del gatto con il topo’ .

Questo è quanto per ora, e solo per ora, emerge dall’inchiesta :

 

 

“Il MORGANTE chiedeva espressamente al MONTANTE una segnalazione per l’incarico di vicedirettore del TGR Sicilia. scatolone contrassegnato “00”: 

• Documentazione varia riguardante convegni, articoli di stampa e varie, raccolta con elastico e foglio A4 contrassegnato dal nr. 6 contenente: 

• mail inviata in data 04.04.2012 dal MONTANTE alla GIARDINA (segretari del Montante) avente ad oggetto “riservato”, nel cui corpo è contenuta mail della stessa data inviata da Vincenzo Morgante, giornalista RAI, al MONTANTE per ottenere una sua segnalazione quale vicedirettore TGR Sicilia”. 

Un altro campione di giornalismo d’accatto, anche se si faceva passare per giornalista d’attacco, è un certo  Franco Castaldo, ritenuto esperto di mafia ( ci credete?), o per meglio dire di pseudo-antimafia.

Oggi la sua esperienza di ‘pseudo antimafioso’  è finita in mezzo ai  rifiuti ed ai  liquami fognari, con tanto di corpose e pesantissime  inchieste giudiziarie  che lo riguardano.

Direttore del giornale agrigentino ‘Grandangolo’ risulta legato, anche lui, mani e piedi ad Antonello Montante ed a Giuseppe Catanzaro, suo successore alla presidenza di Sicindustria, come detto, e pesantemente indagato per corruzione, associazione a delinquere, finanziamento illecito ai partiti (avrebbe dato, assieme a Montante, una tangente di 1 milione di euro all’ex presidente della Regione, Rosario Crocetta)

“In data 6.8.2016, veniva intercettata la conversazione nr. 1537/604 delle ore 15.55, in cui il MONTANTE chiedeva al CASTALDO Francesco (n.d.r. giornalista agrigentino al servizio e/o asservito al Montante) di occuparsi – quando glielo avrebbe detto lui – della stesura di uno o più articoli contro PETROTTO, DENI, VENTURI e CICERO, rappresentandogli che aveva presentato una denuncia molto corposa nei loro confronti alla Procura di Agrigento e alla Polizia Postale. Il MONTANTE gli preannunciava che gli avrebbe fornito le carte e gli anticipava che doveva parlare di una vera e propria “associazione” composta da “fuoriusciti da Confindustria” che avevano dovuto fare tutto ciò che avevano fatto contro di lui perché avevano dovuto cedere alle pressioni della mafia agrigentina. Il CASTALDO lo rassicurava dicendogli che “aveva capito alla perfezione”. 

Il Castaldo obbediva agli ordini di Montante coprendomi di fango e scrivendo sul mio conto di tutto e di più, come potete leggere cliccando, ad esempio, sul seguente link: http://www.grandangoloagrigento.it/vicepresidente-regione-…/   relativo ad un servizio pubblicato sul suo giornale il 7 agosto 2016.

In questo servizio il Castaldo riporta che l’ex vice presidente della Regione, Mariella Lo Bello e l’ex commissario dell’IRSAP e di una serie di società pubbliche, Maria Grazia Brandara (donne  entrambe nella piena disponibilità del presunto capo di due associazioni a delinquere, Antonello Montante), mi avevano denunciato presso la Procura della Repubblica di Agrigento,  sulla scorta di alcune e-mail private di cui, non si sa come, erano venute in possesso. E-mail che, a loro dire, erano state mandate da Marco Venturi, oggi principale accusatore di Montante, al mio indirizzo. In quell’occasione le due donne non si sono rese conto che producendo, all’atto delle denuncia, delle e-mail private e riservate, non avevano fatto altro che violare la segretezza delle caselle di posta elettronica, altro reato da loro commesso, assieme a tanti altri, di cui adesso dovranno rispondere; così come delle eventuali calunnie, nei miei confronti.

In cambio di questa e di altre carrettate di fango mediatico, con cui mi cospargeva il Castaldo, come potete leggere di seguito, due mesi dopo quelle ‘porcate’ giornalistiche contro di me, Montante sollecita la sua segretaria a farsi dare il curriculum del figlio, per gratificarlo:

“In data 20.10.2016, progr. 2880605 delle ore 12.25, il MONTANTE diceva alla VACCARO Santa, segretario generale di Unioncamere Sicilia, in ordine a delle assunzioni o a delle consulenze da affidare, di considerare il figlio di CASTALDO e gli chiedeva se aveva un curriculum del figlio.”

Vedete come per la famiglia Castaldo i conti tornano sempre! Anche quando veniva foraggiato dal Catanzaro Giuseppe, persona che io avevo segnalato all’opinione pubblica ed alle Autorità Giudiziarie, in modo particolare a partire dal febbraio 2011, riguardo alla gestione della sua mega discarica, oggi chiusa dal ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, perché non è stata mai in regola.

“Sempre nel documento consegnato dal CICERO ( uno dei principali accusatori del Montante, assieme a Marco Venturi), in sede di escussione del 20.10.2016, si leggeva anche del giornalista CASTALDO Franco, editore del giornale on-line “Grandangolo”. Il CICERO incontrava quest’ultimo in occasione di un appuntamento con il FIUMEFREDDO e aveva avuto modo di constatare i buoni rapporti di amicizia intercorrenti tra i due. Inoltre, il FIUMEFREDDO stesso gli confidava, dopo che il giornalista si era allontanato, che quest’ultimo era molto legato al CATANZARO Giuseppe, che aveva in cantiere il progetto di finanziare la creazione di una nuova testata giornalistica che sostenesse mediaticamente l’azione di Confindustria Sicilia, di cui CATANZARO – si rammenta – è stato da poco eletto Presidente. Si riporta stralcio del documento consegnato dal CICERO in data 8.10.2016 – pag. 37 …omissis…

FIUMEFREDDO – CASTALDO – CATANZARO (2014) 

Se mal non ricordo, nel 2014, un giorno festivo, in orario pomeridiano, nello studio del FIUMEFREDDO, incontrai CASTALDO FRANCO, di Agrigento, editore del giornale on line GRANDANGOLO, che aveva già concluso il suo incontro con il FIUMEFREDDO e con il quale, per qualche minuto, scambiammo dei convenevoli prima che lo stesso andasse via. Notai che tra il FIUMEFREDDO ed il CASTALDO vi era una stretta amicizia e che il CASTALDO tenesse in evidente considerazione il FIUMEFREDDO. Il FIUMEFREDDO, prima di iniziare la nostra discussione, mi confidò che il CASTALDO da diverso tempo era legato al CATANZARO e che, proprio su input e sostegno economico del CATANZARO, stavano elaborando un’iniziativa comune con SUDPRESS.IT per lanciare una nuova testata giornalistica di diffusione regionale al fine precipuo di sostenere mediaticamente l’azione di Confindustria Sicilia. …omissis… “

Adesso sono costretto a citare per i danni incalcolabili che hanno provocato a me ed alla mia famiglia, le due associazioni a delinquere individuate dalla Procura e dal Tribunale di Caltanissetta.

Anche perché, con mia immensa meraviglia, ho scoperto che ero uno dei pochi sindaci in Sicilia, nonché giornalista, (attualmente sospeso dal proprio ordine professionale perché moroso), a non essere in vendita!

Mentre i componenti di queste due, per ora presunte, associazioni a delinquere, o si facevano comprare, o facevano shopping ovunque, persino dentro le Procure ed i Tribunali della nostra Repubblica !

Ed a supportarli, a coadiuvarli, in queste loro malavitose ed inquietanti compravendite di politici, giornalisti, burocrati ed una serie infinita di infedeli servitori dello Stato, c’erano proprio tutti, compresi i servizi segreti deviati che non possono mai mancare!

Si tratta di centinaia di soggetti, chiaramente venduti, mani e piedi, i cui nomi e cognomi, con relativo ‘prezziario regionale’, sono contenuti negli archivi segreti, in quelle numerose Pen Drive, dischetti e file di cui Antonello Montante ha tentato di disfarsi, in maniera rocambolesca, quando l’ hanno arrestato.

Ma ci sono anche altri elenchi e pizzini, in cui si fa riferimento ad ulteriori tangenti elargite a soggetti più o meno eccellenti, alcuni dei quali sono gli stessi soggetti foraggiati da Montante.

Ci riferiamo in questo caso alle rivelazioni di Massimo Campione, l’imprenditore agrigentino che ha già sciorinato una lunga serie di nomi e cognomi, in sede di patteggiamento, allorquando è stato pizzicato in possesso di un’altra, per così dire, ‘lista della spesa’, riguardante altre tangenti, quali quelle date all’ex responsabile regionale delle Ferrovie Siciliane, Dario Lo Bosco, anche lui arrestato e che adesso sembra, come detto, che stia  vuotando il sacco.

Ricordiamo che Massimo Campione è fratello di Marco, il dominus di Girgenti Acque, la società di gestione dei servizi idrici agrigentini, al centro di un’altra corposa inchiesta a carico di un’altra associazione a delinquere. Anche questa inchiesta è ancora in corso, è condotta dalla Procura della Città dei Templi e coinvolge 74 persone, e tra queste l’ex prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, prontamente rimosso dal suo incarico dal Ministero dell’Interno, il papà dell’ex ministro Angelino Alfano, nonché parlamentari, sindaci, funzionari pubblici e professionisti. Anche in questo caso il cliché è sempre lo stesso: favori illeciti, in cambio di posti di lavoro, incarichi e tangenti.

Ricordo che il ‘Sistema-Montante’ dà forse il meglio di sé nel 2012, quando sollecita uno stranissimo scioglimento del consiglio comunale del paese dove ero sindaco, come atto di ritorsione da parte dell’allora ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, contattata proprio dal Montante, dopo che avevo denunciato le illegalità commesse da alcuni imprenditori siciliani che si occupano di gestione di acqua e rifiuti.

Scioglimento che matura in ambienti che sono accuratamente descritti, proprio nell’ordinanza che ha portato all’arresto del Montante.

I protagonisti principali della spy story denominata ‘Sistema-Montante’ sono, come si ricorderà, oltre al loro ‘capo’, Antonello Montante, attualmente in carcere a Caltanissetta, Giuseppe D’Agata, attualmente agli arresti domiciliari, il quale è un colonnello che ha guidato il Comando provinciale dei carabinieri di Caltanissetta e la Dia di Palermo, per poi approdare ai servizi segreti; Diego Di Simone, ex sostituto commissario della squadra mobile di Palermo, assoldato da Montante come responsabile della sicurezza; Marco De Angelis, pure lui sostituto commissario, ma in servizio alla prefettura di Milano; Ettore Orfanello che ha lavorato alla Polizia tributaria di Caltanissetta e Giuseppe Graceffa, vice sovrintendente della Questura di Palermo, oggi sospeso dal servizio e che materialmente curava, per conto di Antonello Montante e delle due associazioni a delinquere da lui costituite, ripetuti accessi abusivi alle banche date riservate, relativi alla mia persona, come emerge sempre dall’Ordinanza dei giudici di Caltanissetta.

E’ chiaro che tali soggetti godevano anche di una certa protezione ed impunità, assicurata loro da alcuni procuratori della Repubblica, oggi in pensione, che erano amici sempre del Montante e che in qualche caso, come quello dell’ex procuratore di Agrigento, Renato Di Natale, ricevevano favori, quali l’incarico fattogli avere dal Montante alla figlia presso l’IRSAP (Istituto Regionale Siciliano delle Attività Produttive) che era uno dei tanti enti gestiti da uomini e donne che obbedivano ciecamente al Montante.

A conclusione di questa nota riportiamo, adesso, quanto scrivono i Magistrati di Caltanissetta riferendosi ai numerosi giornalisti che risultano in alcuni casi anche per tabulas, al libro paga di Antonello Montante.

“Prima di entrare nel merito della trattazione di questo capitolo, appare importante premettere che alcune delle condotte dei giornalisti di cui si riferirà contravvengono anzitutto, essendo tutti iscritti all’Ordine dei Giornalisti, agli obblighi sanciti dalla “Carta dei doveri del giornalista” dell’8 luglio 1993. La Carta, infatti, prevede l’incompatibilità per il giornalista di ricevere pagamenti, rimborsi spese, elargizioni, vacanze gratuite, trasferte, inviti a viaggi, facilitazioni o prebende, da privati o da enti pubblici, che possano condizionare il suo lavoro e l’attività redazionale o ledere la sua credibilità e dignità professionale.”

Dopo questa breve premessa dei Giudici nisseni che fa da prologo, ma che può essere considerata un tristissimo epilogo di un mondo dell’informazione anch’esso ‘deviato’, cosa aspettano gli ordini professionali dei giornalisti delle varie Regioni a prendere provvedimenti nei confronti di questi giornalisti?

Aspettano le sentenze di condanna nei loro confronti da parte della magistratura?

Salvatore Petrotto

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