Cosa è realmente successo due anni fa con l’attentato all’ex presidente del Parco dei Nebrodi. Peppe Antoci?

Come mai la Procura di Messina, qualche mese fa, ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sull’agguato a Giuseppe Antocila cui auto blindata, il 18 maggio 2016 è stata colpita da tre colpi di fucile nei boschi tra Cesarò e San Fratello?

E sulla morte sospetta de poliziotti Rino Todaro, 46 anni, e Tiziano Granata, 40 anni, deceduti a poche ore di distanza, perché sulla loro tragica e misteriosa morte è calata una coltre di terribile silenzio?

Entrambi lavoravano nello stesso commissariato e avevano indagato sulle agromafie nei Nebrodi.

Se fosse uno scherzo del destino – sostiene il giornalista Paolo Borrometi – sarebbe drammatico.
Nel giro di due giorni sono morti due poliziotti straordinari, dal grande impegno umano e professionale e che hanno onorato la propria divisa.
Prima Tiziano Granata, poliziotto che era presente la notte dell’attentato al Presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, Rino Todaro, collega di Tiziano ed in forza al 
commissariato di Polizia di Sant’Agata Militello.
Tiziano, insieme al collega Rino Todaro, voleva sconfiggere la piaga della mafia dei Nebrodi. Esattamente come sosteneva Peppe Antoci e ed il loro dirigente, Daniele Manganaro.
Una coincidenza tragica, un’incredibile scherzo del destino, o c’è altro?

L’attentato ad Antoci, lo ricordiamo, fu sventato grazie all’arrivo dell’auto su cui c’era il vicequestore di polizia Antonio Manganaro, dirigente del commissariato di Sant’Agata di Militello, che ha risposto al fuoco, mettendo in fuga i sicari.

Senza voler fare dietrologia, ci sembra che nel Messinese più di qualcosa non va. Non sta a noi tirare delle conclusioni affrettate; e però qualche risposta in più qualcuno dovrebbe darla.

Tranne che non c’entrano sempre i soliti servizi segreti deviati che depistano, creando dei sensazionali casi giudiziari e/o dei finti eroi a tavolino, come stanno dimostrando i magistrati nisseni con l’inchiesta Doble face, che ha portato in carcere l’ex presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante.

Come è noto anche il Montante era considerato, quasi unanimemente, un paladino della legalità, un eroe antimafia. Salvo a scoprire che è stato supportato per anni, nel compimento di una serie di presunte azioni delittuose, da alcuni infedeli servitori dello Stato, che ne hanno favorito una sua vertiginosa scalata al potere anche politico, oltre che economico. In tal modo egli poteva continuare, impunemente, a fare affari illeciti ed a condizionare anche lo svolgimento di qualsivoglia indagine a suo carico.

Ma in questo caso, e non ci riferiamo in maniera esplicita al caso Antoci, c’è scappato il morto, anzi due morti sospette, su cui occorre, immediatamente, fare luce.

Salvatore   Petrotto

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