Dal prossimo mese di dicembre la sede distaccata di Agrigento dell’Università di Palermo, travolta da 12 milioni di debiti, chiude i battenti.  Pertanto  600 studenti  universitari agrigentini saranno costretti a trasferirsi non si sa dove, per continuare a seguire i loro corsi di studi.

In Sicilia  sono  otto i poli accademici decentrati di cui tre,  Caltanissetta,  Trapani  ed Agrigento  dipendono dall’Ateneo palermitano e costano 4 milioni e mezzo di euro l’anno. Gli altri 5 sono quelli di Ragusa, Siracusa, Noto,  Modica e Priolo,  che dipendono dall’Università di Catania e Messina.

Essi sono stati una grande opportunità offerta agli studenti che non hanno i mezzi e le possibilità per studiare lontano dai propri paesi e dalle proprie città di residenza. Oggi, in ossequio ad una logica restia a qualsivoglia forma di decentramento, i consorzi universitari sono considerati degli inutili carrozzoni mangiasoldi, dei centri di potere periferici, utilizzati solo per assicurare prebende e coltivare  clientele.

La situazione di Agrigento è in assoluto la più critica; ma anche gli altri consorzi universitari siciliani, costituiti dalle ex Province, da comuni e da  associazioni di categoria, rischiano di essere smantellati.

Rischia di saltare, stranamente, anche  la Scuola di Medicina di Caltanissetta,  stando a quanto sostiene Fabrizio Micari, Magnifico Rettore dell’Università di Palermo, nonché ex candidato, trombato,  alla presidenza della Regione Sicilia. Essa ha un bilancio  di un milione 330 mila euro, ha consentito, sinora,  l’iscrizione di novanta studenti ogni anno, e  non ha accumulato alcun debito, a differenza della scandalosa situazione agrigentina.

A Trapani  gli studenti iscritti sono ottocento.  C’è un  corso di Viticoltura ed Enologia a Marsala, mentre nel capoluogo sono ancora attivi : Giurisprudenza, un corso per  Consulente giuridico, Infermieristica e Architettura.

Anche il  polo di Trapani, con i suoi 800 iscritti, seppure con molta fatica, riesce economicamente a reggersi.

E’ quello di Agrigento l’unico consorzio universitario siciliano ad avere accumulato una montagna di debiti; cosicché in quella che è universalmente conosciuta come la Città dei Templi, con il Parco Archeologico più grande del mondo, dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’Umanità, diventata, proprio grazie al suo parco archeologico,  la prima meta turistica siciliana, con oltre 1 milione di visitatori l’anno, paradosso dei paradossi,  è stato chiuso il corso di Archeologia! Non prima di avere chiuso anche Architettura e Giurisprudenza.

Che ad Agrigento si esagera sempre nelle spese è risaputo, al punto tale che adesso, seppure con notevole ritardo, la Corte dei Conti, riguardo al polo universitario vuol vederci chiaro.

Ma anche  in tanti altri settori si è fatto di peggio e molto di più, grazie alla complicità ed alla connivenza di chi avrebbe dovuto controllare e non ha mai controllato;  ci riferiamo in questo caso  alle gestioni di acqua e rifiuti.  Le recenti inchieste dimostrano che tra discariche e depuratori fin qui sequestrati  la Terra di Pirandello è stata trasformata nella Terra dei fuochi. Ma questa è un’altra terribile storia.

Ritorniamo a quello che oggi viene chiamato CUA (Consorzio Universitario di Agrigento). Giuseppe Vella, originario di Raffadali e la cui  moglie è magistrato al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale)  è stato, dal primo dicembre del 2017 e fino a qualche settimana fa, segretario generale del comune di Palermo; cioè il capo della burocrazia di cui si è avvalso il sindaco Leoluca Orlando. Il prossimo 11 luglio dovrà rispondere, in concorso con altri, di un danno erariale di 179 mila euro, in relazione ai suoi ingiustificati compensi incassati quando, a partire dal 2010, ha ricoperto la carica di direttore amministrativo del Consorzio Universitario di Agrigento.

Giuseppe Vella

Poca roba se si considera che anche lo stesso sindaco Orlando, è stato chiamato, sempre dalla Corte dei Conti, a restituire all’erario, per dei notevoli danni economici ed ambientali provocati, qualcosa come 20 milioni di euro;  assieme al suo predecessore, Diego  Cammarata, nonché all’ex presidente della Regione, Rosario Crocetta ed il suo predecessore, Raffaele Lombardo, per la gestione della discarica palermitana di Bellolampo.

Ma anche questa è un’altra storia ancora, che riguarda altre notevoli ‘sporcizie’ amministrative!

Assieme al Vella, La  Corte dei Conti ha citato in giudizio gli ex presidenti del Consorzio universitario agrigentino, il maltese Joseph Mifsud e Maria Immordino.

Sul Mifsud ci sarebbe da aggiungere qualcos’altro che riguarda le sue attività per così dire di ‘intelligenze’, o per meglio dire di spionaggio  internazionale.

Il professore maltese risulta pesantemente coinvolto nel cosiddetto  Russiagate: avrebbe offerto ai collaboratori del futuro presidente americano Trump migliaia di e-mail hackerate di Hillary Clinton.

Non c’è che dire!

Chi l’ha scelto come presidente del polo universitario agrigentino forse si è fidato troppo di lui. E’ un avventuriero, un pirata o cos’altro?

Una cosa è certa, dai tempi del ‘maltese’ ad oggi, ad Agrigento mancano all’appello 12 milioni di euro.

Per ora i 179.600 euro del danno erariale ipotizzato nell’atto di citazione, che reca la firma  dal procuratore regionale Gianluca Albo, sono così suddivisi: il segretario Vella deve rifondere allo Stato 89.800 euro, Mifsud, che nel frattempo si è reso irreperibile, deve restituire 64.400 euro e la Immordino 25. 400 euro.

I due ex presidenti del CUA di Agrigento, in pratica, si sono più che triplicati, secondo la Procura contabile, in maniera illegittima, i compensi loro spettanti. Anziché percepire 15 mila euro l’anno, si sono messi in tasca 42 mila euro, più la tredicesima.

Mentre al Vella che, di recente si è fatto nuovamente trasferire, stavolta presso l’ente di nuova istituzione, denominato  ‘Città Metropolitana di Palermo’, a quanto pare non spettava alcuna ulteriore indennità di funzione,  visto che già percepiva quanto a lui dovuto. L’attività che svolgeva dentro l’allora CUPA, oggi CUA,  rientrava infatti tra i suoi compiti d’ufficio, da espletare nella sua qualità di segretario generale della Provincia Regionale, che deteneva il pacchetto di maggioranza delle azioni, dentro il polo universitario agrigentino, ed a cui spettava il conferimento dell’incarico di direttore amministrativo da lui ricoperto. Anche per espletare queste sue funzioni aggiuntive cioè,  egli già percepiva dall’ente che l’aveva nominato,  gli emolumenti previsti dalle vigenti norme contrattuali che regolano i rapporti di lavoro e/o professionali nel Pubblico Impiego.

Anche questi 179 mila euro di compensi non dovuti, fanno parte di quei 12 milioni di euro di debiti accumulati dal polo universitario agrigentino che, a fine anno,  rischia la chiusura definitiva. Chiusura che può essere scongiurata  da due assessori regionali che in questa storia agrigentina, anche nell’immediato passato, hanno avuto un ruolo determinante. Ci riferiamo a Gaetano Armao,  che è stato anche presidente del CUA agrigentino, fino allo scorso anno e Roberto La Galla, rettore dell’Ateneo palermitano quando l’università agrigentina funzionava ed andava a gonfie vele. Per i 12 milioni di euro di debiti a cui fa riferimento Fabrizio Micari, c’è tempo ancora per pagarli. Intanto aspettiamo che l’aspirante presidente della Regione smaltisca i postumi di una sconfitta elettorale che gli ha impedito, partendo dal più alto ‘soglio’ accademico siciliano, di diventare  governatore della Sicilia.

Salvatore Petrotto

 

 

 

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