‘Ho pagato tutti i partiti’ è quanto ha detto Luca Parnasi, l’imprenditore che avrebbe dovuto costruire il nuovo stadio di Roma, ai magistrati romani che l’hanno sentito. Nel corso di 11 ore di stringente interrogatorio, svoltosi dentro il carcere di Rebibbia, dove è rinchiuso, ha vuotato il sacco. Ha parlato di denaro elargito a destra ed a manca a tutti i partiti, per accreditarsi nei vari livelli istituzionali.Tangenti in cambio di autorizzazioni e provvedimenti amministrativi, per costruire lo stadio romano di Tor di Valle e possibilmente anche quello milanese.

Per oleare gli ingranaggi delle varie macchine burocratiche e curare i suoi interessi imprenditoriali, il Parnasi aveva trovato a Roma un prezioso punto di riferimento in Luca Lanzalone, ‘consulente di fatto’ del sindaco di Roma Virginia Raggi, nonché ex presidente di Acea, la società multiservizi del comune di Roma, quotata in borsa, che si occupa di acque, ambiente, energia ed elettricità.

Si preannuncia chiaramente un vero e proprio terremoto politico-giudiziario, la cui portata potrà essere valutata nei prossimi giorni.

Anche questa ultima vicenda è la riprova che un male endemico qual è la corruzione, si manifesta in Italia quasi sempre con le stesse modalità. In questa, così come in altre analoghe circostanze, vengono in mente le parole di Enrico Mattei , l’eroe-martire dell’imprenditoria di Stato, dell’Italia dei gloriosi tempi del Boom economico, quando sosteneva: uso i partiti allo stesso modo di come uso i taxi: salgo, pago la corsa, scendo. Purtroppo il mitico presidente dell’ Eni fece una brutta fine. Morì sui cieli di Milano nel 1962, in un misterioso incidente aereo, dopo avere fatto visita al paesino di Gagliano Castelferrato, in provincia di Enna, dove c’erano in corso delle trivellazioni. Quasi certamente egli è stato fatto fuori da quelle che venivano chiamate le Sette sorelle, locuzione da lui coniata per indicare il principale cartello di cui facevano parte le maggiori compagnie petrolifere a livello mondiale. Per sbaragliare la concorrenza dell’Italia e della nostra Eni, poi svenduta ai privati, Americani ed Arabi, che erano gli attori principali del mercato petrolifero internazionale, preferirono sbarazzarsi di Mattei. Si sa che da sempre le multinazionali per penetrare in un territorio e fare affari, anche sporchi, cercano di distruggere, di annientare la concorrenza, in un modo o nell’altro: o facendo ricorso alla corruzione o uccidendo i propri competitor. Uno dei più recenti casi è quello relativo all’uccisione del dittatore libico Mu’ammar Gheddafi, per esercitare il controllo sui pozzi petroliferi della Libia. Questa, chiaramente, non è l’unica e sola dimostrazione di come, con la risibile scusa che allora accamparono Francia e Stati Uniti, si disse che l’Occidente deve assolvere all’ingrato compito di esportare la democrazia a tutti i costi: anche, ovviamente, bombardando intere nazioni.

Salvatore Petrotto

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