Lunedì 2 luglio Carmelo D’Angelo, rieletto il 10 giugno scorso sindaco di Ravanusa, comparirà davanti al giudice per le udienze preliminari, Alfonso Malato, per rispondere dei reati di falso e truffa: rischia una condanna ad un anno ed otto mesi.

Sempre lunedì 2 luglio e sempre il sindaco D’Angelo, una volta uscito dall’aula del Tribunale, si recherà di corsa nella sede dell’ATI idrico di Agrigento, per essere eletto, dai 43 sindaci agrigentini, presidente dell’organo di gestione del servizio idrico integrato.

Carmelo D’Angelo, sindaco di Ravanusa

L’undici giugno, all’indomani della sua rielezione, il pubblico ministero, Emiliana Busto, nella sua requisitoria lo ha incolpato di essersi fatto assumere, tra il 2011 ed il 2013, da una società, in maniera fittizia, e di avere incassato illecitamente 123 mila euro dall’ex Provincia Regionale di Agrigento, quando ricopriva la carica di  consigliere provinciale.

Ci si chiede, a questo punto, come mai il D’Angelo, lo stesso giorno in cui deve essere giudicato per dei così gravi reati, ha accettato di concorrere all’elezione a presidente dell’ATI idrico?

Qualcuno sostiene che lui è l’uomo giusto, da collocare al posto giusto, al momento giusto!

D’Angelo è infatti  figlioccio dell’ex parlamentare ed ex presidente della Provincia, l’alfaniano Enzo Fontana, ossia di colui il quale ha firmato lo sciagurato contratto trentennale con Girgenti Acque, al centro di una miriade di procedimenti penali, civili e patrimoniali. Chi meglio di lui, in questo ‘disgraziato momento’, può garantire Girgenti Acque ed il suo padre-padrone, Marco Campione? La sua candidatura è nata da un accordo stretto a Licata, con il deputato regionale Carmelo Pullara e l’amministrazione comunale, capeggiata dal neo sindaco Giuseppe Galanti.

Il 30 giugno, il pregiudicato Marco Campione, azionista di maggioranza, presidente e legale rappresentante di Girgenti Acque, ha incontrato, assieme al suo staff,  il nuovo primo cittadino licatese,  assieme alla sua giunta, al gran completo, ed all’esperto per le problematiche idriche Salvatore Licata.

Da sinistra: Pino Galanti, sindaco di Licata ed il deputato regionale Carmelo Pullara          

Ufficialmente hanno parlato di problemi idrici e fognari. In realtà hanno stabilito come mettersi d’accordo per l’elezione dell’imputato Carmelo D’Angelo a presidente dell’ATI idrico.

Il tentativo è sempre lo stesso, quello di evitare la rescissione del contratto con Girgenti Acque, soprassedendo riguardo alle sue gravissime inadempienze e responsabilità penali fin qui accertate. L’iter amministrativo per procedere alla definitiva revoca del contratto trentennale è stato infatti già avviato. Stiamo parlando di una società alla quale sono stati confiscati, dalle Autorità giudiziarie ed affidati alla Regione, 14 depuratori che non hanno mai funzionato e che è chiamata a rispondere di una serie interminabile di truffe, compresa quella di oltre 30 milioni di euro ai danni della Regione Sicilia.

Ma imperterriti, Campione ed i suoi collaboratori, stando a quanto risulta dalle inchieste tuttora in corso, continuano a truffare gli oltre 250 mila utenti ai quali offrono solo dei pessimi disservizi, facendo pagare consumi idrici e servizi di depurazione inesistenti.

E’ un’azienda che deve inoltre rispondere presso il Tribunale del Lavoro di Agrigento del  mancato pagamento di qualcosa come oltre 10 milioni di euro, di contributi previdenziali non versati all’INPS, relativi ai suoi oltre 450 dipendenti.

Deve  rispondere anche di voto di scambio, assieme ad oltre 70 tra parlamentari, amministratori locali e funzionari pubblici, per avere assicurato centinaia di posti di lavoro, in cambio di una serie di favori illeciti.

Ha operato per anni senza certificazioni antimafia. Non è un caso che l’ex prefetto di Agrigento Nicola Diomede, è stato rimosso  ed è sotto inchiesta per associazione a delinquere, abuso ed altro, proprio perché ha coperto per anni le magagne di Girgenti Acque, che riguardano anche le sue infiltrazioni mafiose. 

E’ una società inoltre sommersa da debiti, che si aggirano attorno ai 100 milioni di euro e per la quale c’è in corso una procedura fallimentare.

Ma il sindaco di Licata e la sua giunta, oltre che il già citato deputato regionale, Carmelo Pullara, nonché il sindaco di Ravanusa, sembrano non avere né pudore né rispetto per la Giustizia.

Se ne fregano di tutti quanti i su citati procedimenti penali, civili e patrimoniali che gravano su Girgenti Acque; anzi, attraverso un comportamento che potrebbe essere, anche questo, penalmente perseguibile,  cercano di salvarla in tutti i modi possibili ed immaginabili, attraverso un accordo davvero scellerato, che oltrepassa ogni limite.

Anziché controllare e sanzionare una società al centro di una miriade di inchieste giudiziarie che fanno?

Si incontrano e stabiliscono sul da farsi, per continuare a truffare ed inquinare?

Senza tenere conto, minimante, ad esempio, di quanto ha affermato, qualche anno fa, su Marco Campione e Girgenti Acque,  il maggiore dei Carabinieri Lucio Arcidiacono:

« Campione Marco, dagli accertamenti che abbiamo svolto, è emerso che veniva citato nel corso delle intercettazioni ambientali effettuate, all’interno della segreteria politica di Lo Giudice Vincenzo, quale imprenditore inserito nell’organizzazione mafiosa ».

Non so se per ora questo può bastare per finirla di continuare con degli atroci scherzi, con dei giochi di potere, peraltro già al centro di rilevanti inchieste giudiziarie.

Si tratta sempre e comunque dei soliti giochi di palazzo, tesi a favorire Girgenti Acque che, da 10 anni a questa parte, non ha fatto altro che sommergere di tasse e tariffe che sono il triplo della media nazionale gli incolpevoli abitanti della provincia più disgraziata d’Italia, quella di Agrigento.

Oltre ad inondare di liquami fognari i mari ed i torrenti, Campione ed i suoi  sono colpevoli di un ben più grave inquinamento istituzionale, ossia la  corruzione a tappeto di una miriade  di servitori dello Stato, di funzionari pubblici, amministratori locali, ministri e  parlamentari.

Quando si tratta di calpestare i diritti e la dignità di un territorio, si trova sempre qualcuno pronto a mantenere in piedi questo genere di carrozzoni clientelari qual è Girgenti Acque: una  macchina  mangiasoldi che qualcuno si ostina a spacciarla per un’autentica società di gestione dei servizi pubblici locali.

In realtà Girgenti Acque è sempre stata soltanto un contenitore dove regnano le truffe di qualsiasi genere, si distribuiscono incarichi e posti di lavoro fasulli, e che serve anche, ovviamente, per costruire carriere politiche, a vantaggio di chi sa solo pescare nel torbido.

Salvatore    Petrotto

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