Il primo cittadino di Sciacca, Francesca Valenti, è il nuovo presidente dell’ATI (Ambito Territoriale Idrico), l’organo di gestione e di controllo del servizio idrico integrato, nei 43 comuni della provincia di Agrigento.

Nel corso dell’assemblea dei sindaci tenutasi nel pomeriggio di lunedì 2 luglio la Valenti, che succede all’ex sindaco di Menfi Vincenzo Lotà, è stata eletta con 31 voti su 37 presenti; 4 voti sono andati al sindaco di Raffadali, Silvio Cuffaro; è stata inoltre scrutinata una scheda bianca, mentre un voto, provocatoriamente, è andato al sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che nulla ci azzecca con la provincia agrigentina.

“Auspico una gestione condivisa dell’Ati perché l’acqua non deve essere un bene di lusso e non possono esserci contrapposizioni. Dobbiamo andare avanti uniti perché le esigenze sono comuni”, questa è stata la prima dichiarazione a caldo del neo presidente dell’ATI che, nell’immediato, dovrà fare i conti con la delicata situazione relativa all’iter, già avviato da qualche mese, relativo alla risoluzione di uno sciagurato contratto trentennale con Girgenti Acque, la società di gestione, al centro di una miriade di procedimenti di natura penale, civile e patrimoniale, tuttora in corso.

L’elezione della Valenti non è stata comunque digerita da alcuni sindaci che, a parole, negli ultimi anni, si sono proclamati favorevoli al ritorno della gestione pubblica dell’acqua, ma nei fatti hanno frenato in corsa.

Il gruppetto dei 4 sindaci, di antica fede cuffariana, capitanati guarda caso dal fratello dell’ex governatore della Sicilia, hanno fatto marcia indietro. Hanno espresso non poche perplessità e preoccupazioni relative al fatto di non essere in grado di gestire il servizio idrico integrato: non riescono a fare a meno di Girgenti Acque !

Come se per aprire e chiudere una saracinesca o dei rubinetti, per azionare dei cloratori automatici e per effettuare delle semplici manutenzioni, ci può essere mai qualcuno in grado di fare peggio di quanto finora hanno fatto, ad esempio, i due deus ex machina di Girgenti Acque, i pregiudicati Campione e Giuffrida; ovvero i principali responsabili, non solo di truffe a mai finire, ma anche di disastri gestionali ineguagliabili!

Il sindaco di Raffadali, Silvio Cuffaro ed i suoi 3 amici e colleghi, hanno buttato via la maschera, adducendo quale scusa la loro ritrosia ad assumersi le responsabilità derivanti dall’eventuale gestione, ad esempio, a cura dei consorzi pubblici ancora esistenti, ossia il Voltano di Agrigento o il Tre sorgenti di Canicattì.

O se preferiscono potrebbero gestire tali servizi direttamente, come hanno fatto sinora i 16 comuni che non hanno mai consegnato le reti a Girgenti Acque. Da quelle parti l’acqua arriva puntualmente nelle case, la manutenzione viene assicurata in maniera efficiente, non sono stati accumulati quelle voragini di debiti che invece hanno travolto i cittadini, le famiglie e le imprese dei comuni gestiti da una società privata, come Girgenti Acque, dedita principalmente a truffare il prossimo!

Se Cuffaro ed i colleghi che ha raccattato in giro, sono incapaci di gestire i servizi idrici e fognari od hanno paura di eventuali contenziosi onerosi con Girgenti Acque, che si dimettano da sindaci!

Non possiamo permetterci ancora il lusso di avere tra i piedi una società sommersa da una miriade di procedimenti penali, civili e patrimoniali, del tutto inadempiente, che ha inquinato tutti quanti i torrenti ed i litorali agrigentini, che continua a truffare i propri utenti, facendo pagare l’aria al posto dell’acqua ed una depurazione che non effettua e che applica tariffe che sono il triplo della media nazionale.

C’è da rimanere esterrefatti nel constatare che, ancora, qualcuno si ostina a difendere Girgenti Acque, come se non conoscesse l’interminabile lista dei reati che gli contesta la Procura della Repubblica di Agrigento e quella di Sciacca.

Reati commessi oltre che dai suoi vertici aziendali, persino dall’ex prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, nonché da un centinaio tra parlamentari, amministratori locali, funzionari pubblici e professionisti. Riguardano, come è noto, innanzitutto, una gravissima omissione commessa dalla prefettura agrigentina, relativa alla mancata adozione di alcune misure interdittive antimafia, a carico del Campione, presidente e legale rappresentante della società che, unitamente al suo ex amministratore delegato, Giuseppe Giuffrida sono, tra l’altro, entrambi pregiudicati per reati commessi contro la Pubblica Amministrazione.

Campione è stato condannato, nel 2011 in via definitiva, a 10 mesi di reclusione, per falso e truffa ai danni dello Stato; reati commessi nel 2002, quando ha costruito il nuovo ospedale di Agrigento che, addirittura, qualche anno dopo essere stato inaugurato, rischiò la chiusura per pericolo di crollo. Il Campione, come rientra nelle migliori tradizioni truffaldine, infischiandosene anche dell’incolumità dei degenti, aveva semplicemente utilizzato calcestruzzo depotenziato e materiali scadenti, non previsti nei capitolati d’appalto. Mentre il Giuffrida, nel 2015, ha patteggiato una pena ad un anno ed 8 mesi per peculato; reato commesso quando era amministratore delegato di ACOSET, la società pubblica che fa parte della compagine di Girgenti Acque e che gestisce i servizi idrici di 236 mila utenti, in 20 comuni della fascia pedemontana catanese. Per 17 anni ha speso centinaia di migliaia di euro per viaggi, pranzi e cene personali ed anche per assicurarsi una residenza a Roma. Si trattava, da quanto emerge dagli accertamenti investigativi e dalla sentenza di sua definitiva condanna, di spese che nulla avevano anche fare con gli scopi istituzionali della società, a totale capitale pubblico, che amministrava. Spese che venivano spalmate, come amano dire in questi casi i colpevoli di tali odiosi reati, sugli ignari utenti che pagavano la bolletta dell’acqua.

Adesso ci sono da aggiungere, come detto, non solo a loro carico, ma anche a carico di quel centinaio di soggetti che hanno ceduto alle lusinghe corruttive di Campione, padre-padrone di Girgenti Acque e di Giuffrida, sua longa manus, i reati di associazione a delinquere, falso e truffa verso la Regione e gli utenti del servizio idrico, di inquinamento ambientale e tanto altro ancora.

Un’ulteriore manovra diversiva, per tentare di salvare il salvabile è quella che qualche organo di informazione e qualche indottrinato azzeccagarbugli, sta tentando di porre in essere, strumentalizzando a proprio piacimento la recentissima notizia che l’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), presieduta dal magistrato Raffaele Cantone, dopo anni di silenzio si è svegliata e si è accorta che in Italia esiste anche Agrigento.

Il tentativo da parte dell’ANAC, ma forse sarebbe meglio precisare, anche di chi ha riferito delle informazioni piuttosto parziali e per lo meno poco attendibili, se non proprio tendenziose, è quello di spostare l’attenzione verso l’ATI, minacciandone addirittura la decadenza se, entro 30 giorni, non risponde ad una nota ufficiale con la quale è stata aperta una procedura di infrazione.

Come mai l’ANAC si è fatta viva solo ora?

Perché e come mai minaccia la decadenza dell’ATI idrico agrigentino?

Guarda caso proprio un mese dopo che, tramite l’avvocato incaricato, Giuseppe Mazzarella, ha diffidato, messo in mora e, praticamente di fatto rescisso il contratto con Girgenti Acque.

Tutto ciò è stato possibile anche, e soprattutto, grazie al sindaco di Sciacca, Francesca Valenti, che ha messo a disposizione le sue competenze di avvocato amministrativista e civilista, sin da quando era una semplice componente dell’Assemblea dei sindaci. Come se cascasse dalle nuvole invece l’Autorità Nazionale Anticorruzione che fa?

Chiede all’ATI:

di relazionare sullo stato di avanzamento della concessione stipulata con Girgenti Acque il 20.12.2007 e su eventuali iniziative finalizzate alla sua rescissione contrattuale. Chiede inoltre la relazione sugli interventi programmati finalizzati al risanamento, adeguamento, ristrutturazione, potenziamento delle reti idriche e degli impianti; sulla progettazione e realizzazione dei lavori di ristrutturazione delle reti idriche e fognarie della provincia di Agrigento.

L’Autorità chiede, inoltre, di relazionare sul contenzioso instaurato per la gestione del S.I.I. e l’eventuale esistenza di indagini o accertamenti da parte di altri Organismi di controllo”.

Quest’ultimo passaggio che abbiamo voluto sottolineare, riteniamo che sia davvero da incorniciare. Raffaele Cantone sembra che viva sulla luna!

In pratica vuol sapere dall’ATI, e non dai suoi colleghi magistrati delle Procure e dei Tribunali competenti, come sarebbe stato più logico, se ci sono indagini in corso a carico di Girgenti Acque. Ignorando che da anni ci sono una miriade di procedimenti giudiziari di qualsiasi genere, tuttora in itinere, contro Girgenti Acque; uno dei quali, già nel dicembre del 2014, culminò persino con l’arresto del suo azionista di maggioranza, legale rappresentante e presidente; del suo dominus incontrastato insomma, ossia il più volte citato, anche dalle Procure e dai Tribunali di mezza Italia, l’irriducibile Marco Campione!

Questa pronuncia assai tardiva del presidente Cantone, ci sembra piuttosto finalizzata a creare equivoci e confusione. Vorremmo sperare che tale azzardo sia capitato in maniera inconsapevole; anche perché rischia, paradossalmente, di avvantaggiare chi finora ha creato questa devastante e terribile situazione, relativa alla pessima gestione dei servizi idrici e fognari in provincia di Agrigento.

Sulla buona fede di Cantone noi qualche dubbio lo nutriamo. Dubbio in parte avvalorato da quanto sostiene l’unico comitato per l’acqua pubblica che si è battuto in provincia di Agrigento, resistendo ad ogni tentativo di dilagante corruzione che Girgenti Acque ha posto in essere a 360 gradi.

Era ora – dichiara infatti a tal proposito Francesco Zammuto, uno dei principali responsabili del comitato Inter.Co.PA (il comitato intercomunale per la gestione pubblica dell’acqua), assieme a Fabrizio Raso,

Emanuele Lo Vato e Pietro Mistretta – è da anni che denunciamo la cattiva gestione del SII e le tariffe più care d’Italia. Finalmente anche l’autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) avvia le indagini sulla Regione Sicilia, sull’ATI ed ex ATO e sul gestore Girgenti Acque. Indagini che riguardano le tariffe sproporzionate rispetto al resto d’Italia, e per assurdo nella stessa Regione Sicilia dove esistono differenze abissali tra le tariffe applicate a Catania, 0,20 euro, e le tariffe di Agrigento, 0,70 euro. Le perdite idriche che raggiungono quasi il 50%. E la depurazione dove attualmente 13 depuratori sono sotto sequestro giudiziario. Da tutto questo, ritengo, a titolo personale, che l’ATI, Insediatasi nel giugno 2016, abbia agito nel solco della correttezza se è vero, come è vero, che ha avviato il processo della risoluzione per inadempienza del gestore.

I miei dubbi sull’ANAC e Cantone, rimangono comunque inalterati, a prescindere anche da questa scandalosa vicenda della gestione del servizio idrico integrato. Mi riferisco ad un’altra terribile storia, quella che riguarda la gestione del ciclo dei rifiuti, con particolare riferimento sempre alla provincia di Agrigento, per l’esattezza all’ATO AG 2. In quest’altro caso Cantone ancora si deve pronunciare, malgrado sia stato sollecitato alcuni anni fa, attraverso una segnalazione relativa a delle proroghe, per 4 anni consecutive, di appalti del valore di più di 100 milioni di euro, relativi a degli affidamenti diretti, sempre alle stesse ditte, senza effettuare alcuna gara, dei servizi di raccolta e trasporto dei rifiuti, in violazione da quanto previsto dall’art. 2 del d.lgs. 163/2006 modificato dall’art. 217 del d.lgs. 50/2016.

Si tratta, per sua norma e regola, caro dott. Cantone, della norma del codice degli appalti che recita testualmente:

“… L’affidamento e l’esecuzione di opere e lavori pubblici, servizi e forniture deve altresì rispettare i principi di libera concorrenza, parità di trattamento, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità, nonché quello di pubblicità…”

Le giuro che anche quest’altro articolo di legge per noi, nell’Agrigentino, per lo meno dal 2009 al 2015, non è stato mai applicato; consentendo di fatto, e non di diritto, di continuare a gestire, ad libitum, anche in questo caso, servizi per svariate decine di milioni di euro, con delle proroghe palesemente illegittime; servizi peraltro espletati da decenni a questa parte, violando le normative ambientali che prevedevano, dal 2005 ad oggi, la raccolta differenziata dei rifiuti che, dalle nostre parti, sino a qualche mese fa, era inchiodata a percentuali di poco più del 10%.

Dott. Cantone, ci creda, abbiamo l’impressione che rivolgendoci a lei finora siamo riusciti solo a prendere delle Cantonate!

Salvatore Petrotto

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