Il Tribunale di Caltanissetta ha riconosciuto il ministero della Sanità responsabile di omicidio colposo e lo ha condannato a risarcire il marito di una donna di Enna che nel 1973 è stata ricoverata all’ospedale “Umberto primo” di Enna, è stata sottoposta ad un trasfusione di sangue, e il sangue, rivelatosi infetto, le ha trasmesso il virus dell’epatite cronica Hcv, scoperto nel 2007, e degenerata in epato-carcinoma. La donna è morta nel 2016. Al marito, difeso dagli avvocati Angelo Farruggia, Annalisa Russello e Luca Dalù, è stato assegnato un risarcimento di 732mila euro. Inoltre, ancora accogliendo le istanze degli avvocati agrigentini Angelo Farruggia, Annalisa Russello, e di John Li Causi, la Corte d’Appello di Palermo ha aumentato il risarcimento alle due figlie di un uomo di Trapani morto nel 2006 per un tumore al fegato provocato dall’infezione del virus dell’epatite C nel corso di una trasfusione di sangue nel 1985 all’ospedale “Civico” a Palermo. Nel 2013 in primo grado il Tribunale di Palermo ha riconosciuto un risarcimento di 340mila euro. Il ministero della Sanità ha impugnato la sentenza in Appello. E la Corte d’Appello di Palermo non solo ha confermato la responsabilità del ministero ma, accogliendo la tesi sostenuta dall’avvocato Angelo Farruggia, secondo cui il Tribunale aveva errato in sede di liquidazione del danno in quanto non aveva applicato le tabelle elaborate dal Tribunale di Milano, ha aumentato il risarcimento da 340 a 788mila euro.

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