Per capire come veniva governata la Sicilia fino allo scorso anno dall’ex presidente della Regione Rosario Crocetta e da alcune donne che facevano parte del suo sistema di potere, o per meglio dire del ‘Sistema Montante’ oggi abbiamo messo a confronto  alcuni stralci relativi a delle intercettazioni ed alle valutazioni degli uffici giudiziari nisseni, rispetto ad alcuni personaggi chiave che hanno contribuito enormemente più che a governare, ad alimentare un clima di odio e di veleni, per screditare, delegittimare e poi colpire i propri nemici.

Ci riferiamo all’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta, denominata Double face, che ha svelato dei particolari davvero curiosi ed inquietanti riguardo agli effetti deleteri, ed in alcuni casi devastanti, dell’attività di ‘dossieraggio’ dell’ex presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante, che sino a maggio di quest’anno, prima di essere arrestato, era di fatto il vero dominus incontrastato della Sicilia.

Il giornale La Repubblica –Palermo, del 17.05.2018, a tal proposito titolava ad esempio:

Tutte le donne del presidente così Montante guidava Linda e le altre

E i magistrati non hanno dubbi nel sottolineare come Montante abbia dato «precise disposizioni» alla Lo Bello, subito dopo il suo insediamento in assessorato, per trovare elementi che potessero screditare l’operato dell’ex presidente dell’Irsap (l’ente regionale che gestisce tutte quante le aree industriali siciliane), Alfonso Cicero, il Grande accusatore del leader confindustriale. Le istituzioni, le signore delle istituzioni, piegate agli interessi giudiziari del Capo.

Sul Giornale di Sicilia del 18.05.2018 leggiamo inoltre un titolo davvero lapidario…

I pm: Montante e i suoi fedelissimi comandavano alla Regione 

L’imprenditore di Serradifalco, lo chiamano in maniera velatamente evocativa gli inquirenti, imponeva gli assessori e anche il commissario ad acta dell’Irsap, Maria Grazia Brandara, destinata a succedere all’ex amico (di Montante) Alfonso Cicero…

Un dialogo a tre, Montante-Lo Bello-Brandara, restituisce in maniera plastica l’immagine di un governo in mano al paladino della legalità e a persone pronte a eseguire, senza discutere, ogni suo desiderio. Che poi era un ordine. La conversazione del pomeriggio del 25 ottobre 2015 si svolge in un’auto che Montante si era fatto «prestare» sul momento dalla fidata segretaria Carmela Giardina. Pensava così di sfuggire alle intercettazioni, ma anche quell’Alfa 147 era stata imbottita di microspie dalla Squadra mobile di Caltanissetta. Alessandro Ferrara, indagato per false informazioni al pm, era dirigente generale dell’assessorato alle Attività produttive. Tra le contestazioni mosse alla Lo Bello e alla Brandara, c’era quella di averlo costretto a scrivere atti e a presentare denunce infondate contro Cicero…

Mariella Lo Bello ai suoi interlocutori raccontava di essersi presentata a Ferrara «con la faccia del venerdì santo» e gli aveva detto che stavano succedendo «cose gravissime», perché la stanza che era stata di Cicero all’Irsap era stata svuotata del tutto, e senza permesso…

La Lo Bello riferisce le parole dette a Ferrara, ritenuto non troppo duro contro l’ex assessore e l’ex presidente dell’Irsap, ormai caduti in disgrazia: «“Ma tu pensi, dico, che, in questo clima tu ti puoi permettere di avere un atteggiamento così? Ma tu vidi ca si ‘nmezzu u casinu giustu! Accompagnandoti io alla Procura ho accreditato la tua deposizione…”. E lui per ora è preoccupatissimo». Montante a quel punto dettava la linea: «“Ascolta, se tu non vai a riprendere (correggere, ndr) la tua versione, tu te ne vai…picchì ‘ccà intra, a diri, un ti pozzu vidiri”»… Ancora Montante. Parole che sono la sintesi del personaggio e del sistema: «Tu cià diri: “Perché non stai aiutando la legalità… non stai aiutando assolutamente la legalità…”. E poi per le carte: “Devi dire che le carte sono state manomesse… se tu non… se tu non collabori con le istituzioni, io mi dispiace, io ap-pena arrivo tu ti ‘nn’a gghiri di ccà e rischi ca Crocetta ti ietta fora, non ti conferma più…”». Metodi da spionaggio: Cicero aveva dimenticato un block notes in ufficio, «con appunti scritti a mano», aveva rilevato la Brandara. Lo Bello: «Intantu u pigghiamu pi vidiri cosa è». Brandara: «Lo fotocopiamo e tu dugnu e vidi un poco chi cosa è».

«Un copione assolutamente collaudato, il fil rouge di tutto». Altro che «legalità»: «L’unico scopo era preservare il sistema del quale Montante è indiscusso perno>>.

Sempre sullo stesso argomento  il giornale La Sicilia di Catania del 18.05.2018  titolava:

 La longa manus di Antonello & C. a Palazzo d’Orléans? Cherchez la femme

Illuminante, al riguardo, è per gli inquirenti, una intercettazione, dell’autunno 2015, nella quale Montante dava disposizioni all’assessora Mariella Lo Bello di “scandagliare” l’attività svolta all’Irsap da Alfonso Cicero. Dopo che emerse che la stanza dell’Irsap era stata svuotata, Lo Bello e Brandara riferivano di aver trovato un notes con appunti scritti a mano da Cicero che Montante disse di consegnare alla Vancheri per controllarlo, anche se era scettico che potesse contenere informazioni utili contro l’ex commissario dell’Irsap. Montante – dopo che era stata decisa (per i pm grazie ai suoi buoni uffici con Crocetta) la nomina della Brandara a commissario ad acta dell’Irsap al posto di Cicero – invitava la stessa Brandara a “mettersi accanto” una persona nei cui confronti Cicero aveva fatto “un’operazione” e che la Brandara giudicava “molto corretto, molto onesto” e che quindi non aveva contatti con il suo predecessore. Montante dava anche incarico di andare a “taliare” tutte le carte di credito utilizzate da Cicero e la Lo Bello rispondeva di averlo già fatto incaricando il suo capo di gabinetto a scorrere tutti gli atti e le spese. L’ultima raccomandazione di Montante, in quell’incontro, fu quella di chiamare il dirigente Alessandro Ferrara e dirgli che non poteva “babbiare” e bisognava metterlo alle strette (“o intra o fora”). E al riguardo la Brandara era sicura di poterci riuscire, tanto che disse “Alessandro basta ca si fa scantari un pocu”. C’è poi il giallo di una nota ufficiale inviata a firma di Alessandro Ferrara a Cicero, il 13 maggio 2015, con la quale veniva giudicato negativamente il suo operato per l’accordo di programma riguardante Termini Imerese. Cicero ha raccontato ai magistrati di aver contattato telefonicamente Ferrara il quale, imbarazzato, confessò di non ricordare di aver firmato una lettera di quel tenore e che non c’era alcun motivo per redigerla, avendo sempre giudicato positivo il suo operato sulla vicenda Termini Imerese…

Salvatore   Petrotto

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