LO STATO DI DIRITTO, la condizione delle carceri, il ruolo del garante.

Che cosa ci fa un tossicodipendente in carcere?

Sono i temi che verranno affrontati, martedì 18 settembre alle ore 21:00, nel corso di una trasmissione che verrà mandata in onda da TELECENTRO 2 Livorno, sul canale 94 del digitale terrestre. Sembrano problemi di altri tempi, battaglie che una volta conduceva con arrembante veemenza Marco Pannella ed il Partito Radicale. Ma sono sempre tragicamente attuali !

Alla teleconferenza, moderata dalla dott.ssa Carmen Petrucci, parteciperà il dott. Antonello Nicosia, docente ed esperto in Trattamento Penitenziario, nonché direttore dell’OIDU (Ordine Internazionale e Diritti Umani), l’avv. Michele Capano e la dott.ssa Rossella Biagini, dell’Associazione ‘Diritti alla Follia’, il dott. Giovanni De Peppo, garante dei diritti dei detenuti di Livorno. Interverranno inoltre telefonicamente il magistrato Nicola Graziano, autore del libro ‘Matricola Zero Zero Uno’ ed il dott. Giuseppe Ortano, direttore della Rems di Mondragone.

Per renderci conto di che cosa stiamo parlando abbiamo chiesto lumi ad uno dei relatori del convegno, il dott. Antonello Nicosia che si occupa, tra l’altro, di nuove tecnologie di trattamento pedagogico penitenziario. Numerose sono le sue lodevoli e ostinate “battaglie” sui diritti dei detenuti.

La domanda che gli abbiamo rivolto è la seguente e non lascia scampo: lo Stato non dovrebbe assicurare ai detenuti una tutela costituzionale ed anche umana?

Ed ancora, per entrare nello specifico, facendo riferimento alle competenze professionali del Dott. Nicosia abbiamo cercato di capire in che misura sono rieducativi i laboratori creati all’interno delle strutture carcerarie ? Ed infine quanto è importante la figura del Direttore/ttrice nel ruolo di mediatore tra operatori penitenziari e detenuti? Ecco le risposte:

Lo Stato dovrebbe attenersi all’art.27 della Costituzione che recita quanto segue: “La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato [cfr. art. 13 c. 4]. Non è ammessa la pena di morte.” Io aggiungo che non è ammessa la tortura, anche se ancora nel nostro paese non è riconosciuta come reato. Le condizioni delle carceri, il sovraffollamento, le scarse attività formative, fanno di questo luogo, un luogo di sofferenza, di punizione, di degrado, di contaminazione. Posso affermarle con particolare determinazione che oggi il carcere non serve a rieducare, ma ad incattivire chi lo vive, colpevole o innocente che sia.

Da una mia indagine statistica frutto di interventi attraverso interviste e visite all’interno degli istituti Penitenziari, posso affermarle, che le attività formative sono pochissime e riguardano solo circa il 10% degli ospiti, tutti gli altri oziano e si contaminano a vicenda, chi partecipa sicuramente ne trova benefici, la domanda è troppo generica, perché l’efficienza e l’efficacia del laboratorio, dipende da numerose variabili, quali: tipologia del laboratorio, competenze dei docenti e degli esperti, capacità relazionali degli stessi. Il mio lavoro di ricerca mira principalmente a soddisfare la risposta ai bisogni, ed è soprattutto dedita ad insegnare a un mestiere da spendere dentro e fuori il carcere.”.

Salvatore Petrotto

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