A Canicattì non c’è pace neanche per i martiri della mafia Antonino Saetta e Rosario Livatino. Quest’anno tra tante polemiche, più o meno strumentali, per fare uno scorno al Comune, di settimane della legalità in memoria dei due magistrati anziché organizzarne una, se ne stanno organizzando due. E’ il giornalista Enzo Gallo, che ama definirsi e firmarsi negli inviti e nelle locandine ufficiali delle commemorazioni, ‘referente esterno degli amici del giudice Livatino’, che ha scatenato un vero e proprio putiferio. Così alcune associazioni sono state indotte ad organizzare una serie di eventi in perfetta antitesi nei confronti, in modo particolare, del sindaco Ettore Di Ventura. ‘TECNOPOLIS’, ‘Amici del Giudice Rosario Angelo Livatino’ , insieme al Presidio LIBERA di Raffadali, l’ufficio di Postulazione per la Canonizzazione del ‘Piccolo Giudice’ ed il ‘Consorzio Agrigentino per lo Sviluppo e la Legalità’, hanno deciso di andare per conto proprio, con un programma parallelo a quello del comune di Canicattì.

Le personalità invitate sono sicuramente di altissimo profilo, ad iniziare da Federico Cafiero De Raho, Procuratore Nazionale Antimafia. L’unico neo che riscontriamo, se gli organizzatori di queste importanti iniziative ci permettono di sottolinearlo, è quello di avere invitato tra i relatori del convegno del 24 settembre “Con… passione per la Giustizia”, Giuseppe Antoci, ex presidente del Parco dei Nebrodi che si confronterà con Maria Grazia Vigliasindi, presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta. Per chi non conoscesse Antoci precisiamo che è una delle persone più vicine all’ex presidente della Commissione Nazionale Antimafia Giuseppe Lumia, protagonista di una lunga stagione di lotta alla mafia assai controversa. Lumia è il convitato di pietra di tutta quanta l’inchiesta della Procura della Repubblica di Caltanissetta, denominata Double face, che sta contribuendo a smantellare il cosiddetto ‘sistema Montante’. Si tratta, come è noto, secondo gli investigatori, della costituzione di due associazioni a delinquere: una per spiare gli oppositori degli ormai ex vertici di Confindustria Sicilia, nonché i magistrati che stavano conducendo delle indagini a loro carico. Mentre una seconda associazione a delinquere, con a capo sempre gli stessi soggetti ‘confindustriali’, era finalizzata per corrompere e truffare. Tra i tanti soggetti indagati ci sono parecchi nomi pesanti e tra questi l’ex presidente della Regione Rosario Crocetta che aveva nominato Antoci presidente del Parco dei Nebrodi,facendolo anche diventare un’icona antimafia. Così come era capitato ad esempio ad altri amici, ed amici degli amici, sempre dell’ex presidente Crocetta e dell’ex senatore Beppe Lumia. Ci riferiamo agli ex presidenti di Confindustria Sicilia, Antonello Montante, attualmente in carcere, ed a Giuseppe Catanzaro, pesantemente indagato. Più che interessante, assai inquietante è un dialogo tra i due che si può leggere spulciando gli atti processuali che li riguardano. Il Montante, nei confronti di colui il quale, dal suo punto di vista, per ovvie ragioni, riteneva un suo nemico giurato, e che sta ancora indagando su di lui, il magistrato Stefano Luciani, nel corso di un’intercettazione del 14 febbraio del 2015, rivolto a quello che sarebbe poi diventato il suo successore alla guida di Sicindustria, Giuseppe Catanzaro sbotta: «Ma… vabbè… a… l’avissiru scannatu compà, l’avissiru scannatu ma avissi sirbutu a nenti» e prosegue «di Luciani non mi fido… guarda foglio per foglio».

Questi sono gli amici degli inventori di Antoci: Crocetta e Lumia. L’illustre relatore del convegno in memoria dei giudici Saetta e Livatino inoltre, due anni e mezzo fa, è stato bersaglio di un rocambolesco attentato che lo ha definitivamente consacrato quale vittima della mafia. Peccato che le Autorità Giudiziarie che si sono occupate del caso non hanno trovato alcun riscontro rispetto a quello che per ora resta un semplice teorema. Si era detto e si era scritto che a maggio del 2016, a sparare sui monti Nebrodi 3 colpi di fucile sulla macchina blindata di Antoci, erano stati alcuni esponenti delle locali cosche mafiose. Secondo un esposto anonimo, preso in seria considerazione dagli investigatori, le cose invece erano andate diversamente. Cosa sia successo realmente non ci è dato saperlo. Sta di fatto che la pista mafiosa è stata abbandonata ed il caso momentaneamente archiviato. Mentre un anno dopo l’invio di quell’esposto anonimo, dove si faceva riferimento anche a degli intrecci poco chiari tra esponenti delle forze dell’ordine e l’allora senatore e padrino politico di Antoci, Beppe Lumia, sono morti improvvisamente due poliziotti che lavoravano presso il commissariato che forniva gli uomini di scorta per Antoci, uno dei quali era presente quando si è verificato quell’attentato. Il primo poliziotto è morto per leucemia fulminate. Il secondo, a distanza di poche ore, per infarto. Per accertare determinate verità non bastano comunque le congetture ed i sospetti, ci vuole ben altro. I magistrati nisseni, ad esempio, sono riusciti a sgominare una rete di spie, appartenenti ai servizi segreti deviati, che agivano per conto dell’amico dell’amico (l’ex senatore Lumia) di Antoci, Antonello Montante e che gli permettevano di ergersi a paladino della legalità, mentre continuava a fare affari illeciti. Riteniamo che è stato per lo meno inopportuno invitare Giuseppe Antoci per commerare i giudici Saetta e Livatino, assieme alla Presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta, in un momento in cui gli uffici giudiziari nisseni si stanno occupando degli amici di Antoci. Chissà inoltre se il Procuratore Nazionale Antimafia Cafiero De Raho è a conoscenza di questi fatti e circostanze che riguardano il ‘relatore’ Antoci. Se non conosce i risvolti di queste intricate vicende giudiziarie, di cui si stanno occupando le Procure ed i Tribunali di Caltanissetta e Messina, basterà solo informarlo. Tra l’altro siamo in tema col suo intervento, previsto al teatro sociale di Canicattì per il 22 settembre: ‘Giustizia, Memoria e Corresponsabilità per contrastare mafie e corruzione…’ . Non vorremmo che si verifichi un altro caso come quello di qualche anno fa, quando a commemorare il giudice Rosario Livatino c’era il magistrato Tommaso Virga, attualmente sotto processo perché coinvolto nello scandalo dei beni confiscati alla mafia, assieme all’ex presidente della sezione per le misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, Silvana Saguto. Anche allora a scegliere di invitare il Virga credo sia stato lo stesso ‘referente esterno degli amici di Livatino’, il giornalista Enzo Gallo.

Salvatore Petrotto

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