Lavorare ma, essere poveri ugualmente !

E’ proprio la realtà dei fatti, una realtà che và aumentando giornalmente in una contrapposizione e tendenza difficile da digerire. Una situazione che cresce in silenzio e tra la sofferenza di tanti del centro Sud, territorio maggiormente penalizzato da tale condizione.
Retribuzioni basse in base al tenore di vita attuale, con condizioni che giornalmente devono confrontarsi con l’aumento delle tasse e spese specialmente ove il monoreddito vive e regna da sempre. quindi, è possibile lavorare ed essere poveri allo stesso tempo, almeno secondo la banca dati della Commissione europea che ha recentemente, e per la prima volta, censito i lavoratori con retribuzioni così basse da essere annoverati tra i poveri. Un approfondimento statistico che rende giustizia a tutti coloro che sono stati assunti con stipendi da fame o con orari di lavoro ridottissimi. Ma che piazza gli occupati del nostro Paese tra i meno fortunati.
Paesi Europei che sono nelle prime posizioni per lavoratori poveri. Ci superano soltanto la Romania (col 17,4% di poveri tra gli adulti over 18 occupati), la Spagna, col 13,1%, e la Grecia a quota 12,9%. Ma a differenza di questi Paesi l’Italia è l’unica nazione europea in cui la percentuale è in crescita costante da anni: nel 2016 eravamo all’11,7%, mezzo punto sotto il dato del 2017, pari al 12,2%. Dati apparentemente irrilevanti vista l’aumento in percentuale ma angosciante se il dato si estende a carattere nazionale e allarmante se si considera gli operai a progetto o a tempo determinato, con redditi al di sotto dei 9mila euro annui.
Esempio emblematico quando si parla dei lavoratori forestali del Sud, ove si paragonano ingiustamente a quelli del Canada o al territori del Nord. I numeri di 20mila dei siciliani sono rapportati ad un lavoro di tre mesi l’anno e non ai quattrocento a tempo indeterminato del Nord, con un rapporto di 1 a 4. così come gli operatori del call center. Come vivere e portare avanti una famiglia davanti a tali situazioni. Rischio di povertà che si equivale e si estende sempre di più, soprattutto se si colloca ad essere definito come “occupato” e lavorare 3-4 mesi l’anno !

Antonio David – ForestaliNews

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