CALTANISSETTA. L’inchiesta è chiusa, la procura di Caltanissetta chiede un processo per Antonello Montante, l’ex influente responsabile nazionale legalità di Confindustria che da quattro mesi ormai è in carcere con l’accusa di associazione a delinquere. Richiesta di rinvio a giudizio non solo per lui, ma anche per l’ex presidente del Senato Renato Schifani e per l’ex capo dei servizi segreti Arturo Esposito. Richiesta di rinvio a giudizio per 24 persone, che la procura diretta da Amedeo Bertone vuole sul banco degli imputati con l’accusa di aver fatto parte del cerchio magico di Montante, tutti uniti – sostengono i pm Gabriele Paci, Stefano Luciani e Maurizio Bonaccorso – per spiare le indagini della magistratura.

Ed è soltanto un pezzo di processo. Sì, perché, è attesa anche la chiusura dell’altro troncone dell’inchiesta, che riguarda i politici del cerchio magico di Montante: l’ex governatore Rosario Crocetta, gli ex assessori alle Attività produttive Linda Vancheri e Mariella Lo Bello, poi l’ex presidente di Sicindustria Giuseppe Catanzaro, pure loro secondo la procura nissena parte del sistema Montante, per pilotare la gestione di milioni di euro di fondi pubblici. «Un progetto – recita il capo di imputazione – di progressiva occupazione dei posti di vertice di associazioni di categoria, enti e società».

Montante, assistito dagli avvocati Nino Caleca e Giuseppe Panepinto, si difende e continua a negare qualsiasi illecito. Ha chiesto anche di essere interrogato nuovamente dai pubblici ministeri. Ed è una difesa a tutto campo. L’imprenditore ha fatto la lista dei magistrati antimafia e degli uomini delle istituzioni che lo corteggiavano: per una cena, per un consiglio, per una raccomandazione. «Tutto ciò che fino a qualche mese fa era prestigio – dice a verbale – ora viene visto come indizio di reità». Montante rivendica soprattutto di essere stato «l’uomo del cambiamento». Nell’imprenditoria e nella politica. «Per questo – ha detto nell’ultimo interrogatorio – ho avuto un ruolo determinante nella candidatura di Crocetta alla presidenza della Regione».

È un processo complesso quello che sta per aprirsi. La svolta è arrivata il 14 maggio scorso, con il blitz della squadra mobile di Caltanissetta, che ha portato Montante ai domiciliari. Poi, il tentativo di distruggere pen drive e appunti ha aperto le porte del carcere all’ex capo di Sicindustria. Ai domiciliari sono finiti anche Diego Di Simone, ex brillante investigatore della squadra mobile di Palermo diventato il capo della security di Confindustria; il colonnello Giuseppe D’Agata, ex capo centro della Dia di Palermo; Marco De Angelis, sostituto commissario in servizio prima alla questura di Palermo, poi alla prefettura di Milano; Ettore Orfanello, ex comandante del nucleo di polizia tributaria di Caltanissetta, e l’imprenditore Massimo Romano, titolare della catena di supermercati Mizzica-Carrefour Sicilia. Indagato a piede libero, il professore palermitano Angelo Cuva, accusato di aver soffiato a Montante la notizia dell’indagine, appresa tramite Schifani, questo ipotizza la procura.

Fonte la repubblica.it

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