Vi riproponiamo un servizio televisivo di Angelo Ruoppolo, trasmesso dall’emittente Teleakras, risalente ad aprile del 2012, relativo all’ingiusto scioglimento per mafia del Consiglio Comunale del paese dello scrittore Leonardo Sciascia. Potrete notare in tutta la sua plastica evidenza l’attuale detenuto in attesa di giudizio, già presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante, mano nella mano con il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri , donna nella piena disponibilità dei Li Gresti, i faccendieri originari di Paternò, paese d’origine del marito, tutti quanti arrestati e condannati per bancarotta fraudolenta. Oggi la Cancellieri è scomparsa dalla circolazione, come del resto il suo collega agrigentino, il ministro Angelino Alfano. Entrambi sono caduti in disgrazia per delle pesantissime vicende giudiziarie che li riguardano più o meno direttamente, alcune delle quali legate a stretta mandata sempre col Montante. L’allora ministro dell’Interno Cancellieri venne invitata a Racalmuto da Antonello Montante, in carcere da 4 mesi perché ritenuto il capo di due associazioni a delinquere: una finalizzata allo spionaggio anche e soprattutto nei confronti dei magistrati che lo stanno ancora indagando per mafia e per tanto altro ancora; ed un’altra per corrompere e truffare chiunque, Stato, Regione ed Unione Europea comprese.

Sono riuscito a ricostruire le modalità ed a scoprire i nomi di coloro i quali si interessarono fattivamente a farmi recapitare, nel giugno del 2011, un avviso di garanzia riguardante un’indagine per concorso esterno in associazione mafiosa, conclusasi con un’immediata archiviazione dopo qualche mese. Quel propedeutico provvedimento giudiziario era il preludio del futuro scioglimento del consiglio comunale di Racalmuto, ad opera del ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, opportunamente sollecitata da Antonello Montante. Consiglio che veniva commissariato ‘manu militari’, per conto dei vertici di Confindustria Sicilia, da me denunciati pubblicamente per delle illegali gestioni di numerosi servizi ed attività di pubblica utilità.

Abbiamo scoperto inoltre che il Montante, per fare sciogliere il comune di Racalmuto per delle inesistenti infiltrazioni mafiose, probabilmente si avvalse dell’ausilio di un certo Carlo La Rotonda, ex direttore di Confindustria Caltanissetta, grande amico della direttrice generale di Confindustria Nazionale Marcella Panucci, che era una pupilla dell’ex ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri.

Il La Rotonda, marito dell’ex segretaria di Linda Vancheri, è tuttora in servizio presso Confindustria nazionale come direttore di Rete imprese, struttura presieduta da Montante (auto sospeso?) ed è indagato per simulazione di reato nell’ambito dell’inchiesta nissena Double face.

Sempre dall’inchiesta Double face, relativa al cosiddetto ‘sistema Montante’ emerge, tra le tante altre cose, che nel 2014 era stata costituita una strana società di consulenza, posta in liquidazione nel luglio del 2016, riconducibile oltre che all’imprenditore di Serradifalco, anche ad altri personaggi di rilievo e, tra questi, proprio la già citata direttrice generale di Confindustria Marcella Panucci ed affezionatissima amica dell’ex ministro dell’Interno Cancellieri. Non per niente Antonello Montante nel corso dell’intervista contenuta nel video allegato al presente servizio, seppure cerchi elegantemente di schernirsi, viene pubblicamente considerato ‘il notaio dello scioglimento per mafia del comune di Racalmuto’! Egli si è probabilmente rivolto alla Panucci per sollecitare la Cancellieri e per far cosa gradita a sé stesso ed alcuni suoi amici contro i quali avevo presentato un esposto presso la Procura della Repubblica di Agrigento, a febbraio del 2011, segnalando delle palesi gestioni illegali di acqua e rifiuti. Tra questi suoi soci di Confindustria, ma soprattutto di grande rispetto, da me segnalati alle autorità giudiziarie ce n’erano due che, tra l’altro, erano entrambi presenti all’incontro di Racalmuto con il ministro dell’Interno dell’aprile del 2012. Uno era Giuseppe Catanzaro,

suo delfino, successore e gestore di una delle 4 più grandi discariche private siciliane e l’altro era, ed è ancora, l’azionista di maggioranza e legale rappresentante della società di gestione dei servizi idrici integrati, Girgenti Acque, Marco Campione, attualmente al centro di una miriade di procedimenti giudiziari. Il Catanzaro, il Campione, ma anche altri imprenditori agrigentini che si occupano ancora oggi della gestione dei rifiuti, sono stati da me sempre segnalati alle autorità giudiziarie e di controllo per quelle che, a mio avviso, sono delle macroscopiche illegalità, che recentemente sono prepotentemente emerse in sede penale. Quella mia denuncia l’avevo presentato presso la Procura della Repubblica di Agrigento, esattamente un anno prima dello scioglimento per mafia del comune. Nell’ottobre del 2011 inoltre il Tribunale di Palermo archiviò un procedimento a mio carico, per concorso esterno in associazione mafiosa, il cui avviso di garanzia mi era stato notificato a giugno del 2011, 4 mesi dopo che avevo denunciato gli amici di Antonello Montante. A seguito di quell’indagine mi ero dimesso da sindaco di Racalmuto. Quando fui prosciolto da quelle pesanti accuse, come se si trattasse di una sorta di congegno ad orologeria, una specie di gioco a scacchi, dopo quel mio proscioglimento, appena compii la mossa di dichiarare pubblicamente che ero intenzionato a ricandidarmi a sindaco, il comune fu immediatamente sciolto per mafia. Non prima di avere ricevuto una telefonata da parte di un mio parente, nonché autore nel 2006 del libro panegirico dedicato ad Antonello Montante, La volata di calò, il giornalista Gaetano Savatteri, che mi redarguì aspramente dicendomi che allora avrebbero fatto sciogliere il comune per mafia. E così è stato! Assieme alla Panucci che, come detto, probabilmente è stata l’emissaria del Montante per indurre il Ministro dell’Interno a far sciogliere il comune di Racalmuto, di questa società di consulenza legale che serviva per far costituire in giudizio Confindustria Nazionale in tutte le sedi penali, civili ed amministrative, facevano parte Giovanni Lo Storto, direttore generale dell’Università LUISS e Giovanni Pitruzzella, presidente dell’antitrust. Marcella Panucci è inoltre da tempo componente del Cda del gruppo Sole Ventiquattrore controllato per il 60% proprio da Confindustria; mentre Giovanni Lo Storto è alla guida dell’università romana LUISS sempre grazie a Confindustria.

E’ inoltre la presenza in questa, così come in altre composite società di consulenza, del presidente nazionale dell’Antitrust, l’avvocato palermitano Giovanni Pitruzzella, che ha insospettito le Autorità Giudiziarie. E pensare che nel 2014 mi ero rivolto, oltre che alla Procura della Repubblica, anche al Pitruzzella, perché intervenisse nella sua qualità di capo dell’Antitrust riguardo alle illegali gestioni di acque e rifiuti. Mi riferisco allo stesso Pitruzzella che risulta indagato ad Agrigento, per la vicenda giudiziaria riguardante Girgenti Acque, anche a seguito delle mie denunce. Assieme a lui sono oltre 80 le persone chiamate a rispondere di vari reati commessi contro la Pubblica Amministrazione, contro centinaia di migliaia di cittadini truffati e contro l’Ambiente. Tra di loro spiccano diversi ex parlamentari, funzionari pubblici, l’ex prefetto di Agrigento, l’alfaniano Nicola Diomede ed il papà dell’ex ministro Alfano. Il Pitruzzella non è nuovo nell’orchestrare certi intrighi. Basterebbe qui ricordare un altro procedimento giudiziario che lo riguarda, finito a coda di sorcio, relativo ad un sospetto arbitrato del valore di 20 milioni di euro, tra l’Università Statale di Catania e l’Università privata Kore di Enna. Quell’arbitrato si chiuse a favore della Kore che se ne uscì pagando solo 100 mila euro, rispetto ai 20 milioni di euro dovuti per i servizi ricevuti, attraverso l’erogazione di fondi pubblici. Il tutto fu risolto in cambio di…

Adesso secondo quanto riportato dagli inquirenti, sempre il Pitruzzella, ancora in sella all’Antitrust, avrebbe costituito la società servizi legali integrati tramite due professionisti legati a lui, Enzo Puccio ed un certo Comandè. Il tutto è avvenuto proprio nel bel mezzo del suo mandato di responsabile dell’autorità garante della concorrenza e del mercato, un fatto che quantomeno pone seri dubbi riguardo a degli evidenti conflitti di interesse, per via del delicato ruolo che ancora ricopre di garante nazionale dell’Antitrust.

Le quote societarie della società di consulenza riconducibile al Montante ed al Pitruzzella erano infatti così suddivise: il marito della Panucci, Marco Longo, deteneva il 25%, un altro 25% era di Pierluigi Pace. L’altro 25% è riconducibile a Lo Storto; mentre Enzo Puccio, in parte anche in nome e per conto di  Pitruzzella e  Comandè, (quest’ultimo un avvocato molto vicino a Pitruzzella), deteneva il rimanente 25%.

Vedendo e rivedendo il video allegato alla presente inchiesta avrete l’opportunità di farvi una scorpacciata di visi, o per meglio dire di pirandelliane maschere. Si tratta di una serie di soggetti che continuano a stupirci per le loro ‘eroiche’ gesta imprenditoriali, politiche e giornalistiche…

Accanto all’odierno carcerato Montante potrete notare i protagonisti, da me denunciati un anno prima di quel blitz pseudo anti mafioso di Racalmuto ordito ed ordinato, oltre che dal galeotto Montante e dall’allora Ministro Anna Maria Cancellieri, da alcuni funzionari, prefetti, esponenti delle forze dell’ordine, giornalisti ed imprenditori, alcuni dei quali oggi sono sotto inchiesta per una serie di pesanti reati che svariano dall’associazione a delinquere alla corruzione. Mi riferisco ad esempio al già citato ex funzionario della prefettura di Agrigento Nicola Diomede, primo firmatario degli atti ispettivi che, di fatto, hanno consentito l’ingiusto scioglimento del comune di Racalmuto. Ricordiamo che, per questo suo  provvedimento di comodo, qualche anno dopo è stato premiato dall’ex ministro Alfano

che lo ha nominano prefetto di Agrigento. Il Diomede era stato peraltro il segretario politico di Alfano. Nel 2013 quando Alfano diventa il successore della Cancellieri, da ministro dell’Interno, ha nominato inoltre il Montante quale componente dell’Agenzia Nazionale per la gestione di oltre 30 miliardi di euro di beni confiscati alla mafia; paradossalmente mentre era indagato per mafia! Ha poi convocato un comitato Nazionale per la Sicurezza e l’Ordine Pubblico a Caltanissetta. Sempre l’ex ministro Alfano, per lanciare una scialuppa di salvataggio al suo diletto amico Antonello Montante, che era in evidente difficoltà, in quanto plurindagato, gli concedeva uno stanziamento di oltre 50 milioni di euro per dar vita ad una fantomatica zona franca per la legalità, di cui il nostro funambolico imprenditore di Serradifalco poteva disporre liberamente. Ed è stato sempre il Montante ad essere stato messo nelle condizioni di spendere a suo piacimento altre decine di milioni di euro a lui concessi dal Governo Regionale per EXPO 2015 e per tante altre manifestazioni di dubbio valore. Si tratta anche di spese relative a consulenze del valore di 500 euro al giorno a persona, a favore dei suoi amici giornalisti e non. Si trattava di soldi peraltro ricevuti dalla sua segretaria personale dentro Confindustria, Linda Vancheri e dalla sua fedelissima ex sindacalista della CGIL, Mariella Lo Bello, da lui fatte nominare sue ‘assessore di fiducia’, dall’ex presidente della Regione, Rosario Crocetta.

Tutti quelli che potete ammirare nel video e nelle foto allegate alla presente ricostruzione documentaria, manifestano un’insopportabile e plateale ipocrisia che appartiene ad una ormai arcinota devastante ritualità pseudo anti mafiosa. Adesso molti di quei soggetti che avete visto scorrazzare in giro per anni, mentre mettevano in scena ovunque ed in tutte le salse, una vera e propria saga delle imposture, sono stati tutti quanti arrestati, messi sotto inchiesta e sono in attesa di giudizio. Grazie ad una serie di accurate indagini nella rete degli investigatori sono rimasti  impigliati centinaia di pesci piccoli e di pesci grossi. Sono tutti pesantemente coinvolti in una serie di procedimenti giudiziari che hanno messo in evidenza una sistematica attitudine nel calunniare chiunque contrastava i loro interessi criminali. Per raggiungere i loro scopi non disdegnavano di esercitare delle esecrabili attività di spionaggio, simulando persino falsi attentati e false intimidazioni. Il capo di questa famigerata e terribile associazione a delinquere era Antonello Montante che si è avvalso di una sofisticata attività di intelligenze che gli veniva assicurata da alcuni vertici istituzionali dello Stato,  quali i ministri Cancellieri ed Alfano, l’ex presidente del Senato Renato Schifani e l’ex presidente della Commissione Nazionale Antimafia, l’ex senatore Beppe Lumia. Erano loro che consentivano al Montante di occuparsi dei suoi innumerevoli interessi illeciti, grazie ad una sfilza di funzionari pubblici, responsabili delle forze dell’ordine e dei servizi segreti deviati del tutto compiacenti e conniventi. A partire dall’ex comandante di Stato Maggiore dell’Arma dei Carabinieri, Arturo Esposito o dal colonnello ed ex responsabile, in Sicilia, della DIA e dei servizi segreti, Giuseppe D’Agata. Al suo seguito si muovevano un vero e proprio esercito di spie che si mettevano tutte quante al suo servizio.  Il Montante ha potuto godere così della più totale ed assoluta impunità, per almeno un decennio, ed ha condizionato in maniera indisturbata l’intera vita politica ed economica siciliana, determinando anche taluni assetti istituzionali  a livello nazionale. Sono stati  altresì  l’ex presidente della Regione Rosario Crocetta, gli assessori regionali Mariella Lo Bello e Linda Vancheri, nonché l’ex commissaria di una serie di enti pubblici, Maria Grazia Brandara, ad assicurargli  le provviste necessarie per consolidare il suo perverso sistema di potere.

Nel video del 2012 che vi riproponiamo potete inoltre ammirare in grande spolvero, in tutto il suo splendore ‘imprenditoriale’, un altro campione dell’antimafia, adesso sotto inchiesta anche lui per associazione a delinquere, corruzione ed altro. Si tratta dell’anima gemella del Montante, Giuseppe Catanzaro, proprietario e gestore di una delle più grandi discariche private siciliane, quella di Montallegro-Siculiana, il cui giro di affari è stato di svariate centinaia di milioni di euro. A giugno di quest’anno quell’enorme mega immondezzaio è stato chiuso dal Ministero dell’Ambiente perché da sempre autorizzato illegittimamente. Il Catanzaro è stato il delfino e successore di Montante, alla presidenza di Sicindustria. Se evochiamo un inverecondo racconto vernacolare siciliano potremmo dire che a proposito di Confindustria Sicilia, a partire dal 2007, abbiamo avuto a che fare con ‘li tri di la maiddra: pupinu, ballassaru e campaneddra’. In realtà si trattava dell’agrigentino Giuseppe Catanzaro, del nisseno Antonello Montante e del siracusano Ivan Lo Bello: tutti e tre, del tutto ingiustamente, erano considerati, da tutti quanti i vertici istituzionali dello Stato, dei paladini dell’antimafia, una specie di ‘trio delle meraviglie anti mafiose’.

Sono stati proprio loro tre nel 2012 a coinvolgere tutte quante le istituzioni possibili ed immaginabili a catapultarsi immediatamente a Racalmuto, in occasione dello scioglimento per mafia del comune. A curare il battage pubblicitario e le coreografie ci pensarono allora alcuni giornalisti e sedicenti intellettuali racalmutesi, debitamente assoldati. Mi riferisco, in modo particolare, a Felice Cavallaro de Il Corriere della Sera ed a Gaetano Savatteri di Mediaset. Quest’ultimo aveva già dato ampiamente prova di fedeltà al Montante allorquando, nel 2006, pubblicò un panegirico intitolato ‘La volata di Calò,  in cui esaltava le gesta imprenditoriali della sua famiglia. Libro che conteneva una serie di corbellerie relative ad una fantomatica fabbrica di biciclette del nonno del ‘mecenate’ del Savatteri. E’ stato inoltre il Cavallaro l’altro suo fidato cerimoniere e propalatore di fango a pagamento. Non è un caso che è stato indicato quale possibile candidato a sindaco di Racalmuto, dopo lo scioglimento del comune. Tale designazione rappresentava una sorta di debito di gratitudine nei suoi confronti per i suoi servigi resi all’attuale detenuto in attesa di giudizio, Antonello Montante; al capo cioè di due associazioni a delinquere. Favori, silenzi ed omissioni che il Cavallaro non disdegnò di assicurare anche al delfino di Montante, Giuseppe Catanzaro per delle comprensibili ed ovvie ragioni che non sta a noi dimostrare. Quando la candidatura del Cavallaro abortì perché la lobby confindustriale non trovò terreno fertile, a qualche vecchio politico locale balenò l’idea di candidare a sindaco direttamente il Montante che, tra l’altro, per chi non lo sapesse, è originario di Racalmuto. Nel video che vi proponiamo potrete inoltre notare come è stata perpetrata l’impostura dello scioglimento per mafia del comune di Racalmuto; vedrete proni, nello stendere tanto di tappeti rossi alla Cancellieri ed al Montante, non solo i due comprimari dell’informazione sapientemente pilotata, Savatteri e Cavallaro, ma scorgerete anche Vincenzo Morgante,

l’ormai ex direttore di tutte le testate giornalistiche regionali della RAI, un altro dei giornalisti super raccomandati dal Montante, originario di Grotte, un paese confinante con Racalmuto. Al Morgante, una ventina di anni fa, gli conferii la cittadinanza onoraria del paese di Sciascia. Oggi non lo rifarei. Ritornando a quei momenti, alle immagini ed alle interviste relative allo scioglimento per mafia della Racalmuto di Sciascia, sempre in quel memorabile video potrete inoltre ammirare il non plus ultra  di quelle che oggi sembrano ridicole, ma fino a qualche anno fa  erano davvero delle pompose, eccezionali ed  impareggiabili parate pseudo anti mafiose! E chi se lo può scordare quell’ingresso trionfale del ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri dentro il Municipio di Racalmuto e dentro la Fondazione ‘Leonardo Sciascia’, a braccetto del capo di due associazioni a delinquere, Antonello Montante, assieme al suo compare ed amico, Giuseppe Catanzaro. Pensate che persino lo scrittore Andrea Camilleri,

in quell’occasione, consegnò una lettera, personalmente al Montante, che lui lesse pubblicamente, in cui veniva benedetto, con tutti i crismi della sacralità, anche quelli letterari, quel singolare scioglimento del Consiglio comunale del paese di Sciascia; mentre il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, dal tavolo della presidenza della Fondazione Leonardo Sciascia, con al fianco l’odierno detenuto in attesa di giudizio, Antonello Montante, con a latere i suoi cerimonieri di fiducia, i già citati giornalisti Cavallaro e Savatteri, invitava tutti i Racalmutesi a seguire il modello di Confindustria. A curare le cronache di quella giornata di festa ‘confindustriale’, sul Sole 24 Ore, il  loro giornale di famiglia, fu un altro  giornalista, o per meglio dire un altro ‘soldato’ di Montante, un certo Nino Amadore. E’ stato infatti proprio lui che l’11 aprile del 2012 ha riportato l’accorato e pressante  invito della ministra dell’Interno, convocata per l’occasione dal Montante a Racalmuto. La Cancellieri, come se fosse la portavoce di Antonello Montante che al tavolo della presidenza fungeva anche da suo suggeritore, si è veramente superata! Ha dichiarato testualmente che l’esempio da seguire ovunque era quello: “di Ivan Lo Bello, Montante e del presidente di Confindustria Agrigento Giuseppe Catanzaro”.  Volete sapere il perché?  L’allora titolare del dicastero del Viminale disse:  “Confindustria ha dato prova di voler reagire a Cosa nostra e ha avuto delle belle risposte” –  ed aggiunse,  sempre con la sua inconfondibile voce cavernosa: “Il popolo di Racalmuto trovi lo stesso coraggio e io vi garantisco che lo Stato non vi abbandonerà mai”.

Meno male che i Racalmutesi non hanno seguito quell’inverecondo invito di quel ministro dell’Interno, al servizio di Antonello Montante; al servizio cioè del capo di alcune associazioni a delinquere, oggi è ospite delle patrie galere. E neanche  hanno seguito l’esempio del Catanzaro, anche lui pesantemente sotto inchiesta per vari reati e che, grazie al Montante, si è arricchito a più non posso con la sua  mega discariche mangiasoldi, anche lui oggi pesantemente sotto inchiesta. Ve lo immaginate che fine avremmo fatto tutti quanti noi Racalmutesi se per un attimo avessimo seguito l’esempio di uno come Antonello Montante? Se avessimo  seguito i consigli dello scrittore Andrea Camilleri e quelli  dell’assai discutibile ministra dell’Interno, Anna Maria Cancellieri a quest’ora tutta quanta Racalmuto sarebbe stata coinvolta dentro quel perverso sistema di potere e corruzione che la Procura ed il Tribunale di Caltanissetta hanno denominato, non a caso, ‘Sistema Montante’. Se avessimo allora dato  retta a quei cattivi consiglieri saremmo  finiti, assieme al Montante,  tutti quanti dentro le patrie galere; come probabilmente accadrà a tanti suoi supporters e sostenitori che si sono piegati ed hanno piegato anche gli organi istituzionali e di informazione di cui facevano parte, ai suoi voleri. Si sono cioè fatti asservire dal capo di due composite e ben articolate associazioni a delinquere! E’ risaputo ormai che hanno sciolto per mafia il paese di Sciascia e mi hanno inflitto una morte morale e civile perché avevo denunciato tutte quante le malefatte di quella parte di Confindustria adesso tutta quanta alla sbarra. Tutti fingevano di essere dei veri ‘professionisti dell’antimafia’. Ed io non capivo come mai anche alcuni magistrati ed esponenti delle forze dell’ordine mi asicutavano quando, in modo particolare a partire dal 2010, attraverso una serie di articoli ed interviste da me rilasciate in vari siti web, denunciavo le illegali gestioni di acque e rifiuti, o gli ingiusti scioglimenti di alcuni comuni, quali quello di Siculiana, in cui imperava, con la sua mega discarica, Giuseppe Catanzaro, il ‘vicerè’ di Antonello Montante.

Il 22 febbraio 2011, dopo avere presentato una formale denuncia presso la Procura della Repubblica di Agrigento sull’illegale gestione di acqua e rifiuti, scrivevo testualmente quanto segue sul giornale online Canicattì web, in un articolo dal titolo ‘Salvatore Petrotto: A proposito dei casi relativi ai sindaci di Siculiana, di Campobello di Licata e di Canicattì arrestati per mafia e poi assolti’

‘’L’antimafia di professione, quella strumentale ha dei disegni economici distorti e viene esercitata contro gli interessi della collettività, credo che oggi rischia di diventare quella esercitata da taluni imprenditori o, per meglio dire, ‘prenditori’ che cercano di cavalcare la tigre, facendo fuori sindaci ed interi comuni, spazzati via anche attraverso delle ingiuste denunce, per impadronirsi della gestione di taluni servizi pubblici. Acqua e Rifiuti, per intenderci! Rischio anch’io quando sostengo cose che risultano processualmente evidenti e dimostrabili? Per essere più chiari: non è stato forse Catanzaro d esempio, a denunciare per mafia l’ex sindaco di Siculiana, Sinaguglia, il tecnico Pasquale Amato, il Comandante dei Vigili Urbani di Siculiana, si o no? E che fine ha fatto questa denuncia? E’ servita per far sciogliere il Comune di Siculiana per infiltrazioni mafiose, per poi scoprire che le cose non stavano così, a seguito dell’assoluzione di tutti gli imputati, compreso ovviamente il sindaco di Siculiana Sinaguglia. Il sindaco di Campobello, di Licata, Calogero Gueli, è stato si o no arrestato per mafia e poi assolto ed il Comune da lui amministrato anch’esso sciolto per mafia! Ed il sindaco di Canicattì, Antonio Scrimali, è stato si o no arrestato per mafia anch’egli, processato e poi assolto. Ed ovviamente anche il Comune di Canicattì è stato sciolto per mafia. E tutto questo e tanto altro ancora, è avvenuto nel giro degli ultimi 4 anni. Questi sono i pericoli che corriamo dalle nostre parti! Essere tutti quanti infangati, calunniosamente denunciati, disonorati, ingiuriati, diffamati, per poi essere assolti. E chi paga per tutto questo danno provocato da qualche ventennio? E’ peggio del ventennio fascista, il ventennio giustizialista!’’

https://www.canicattiweb.com/2011/02/22/salvatore-petrotto-a-proposito-dei-casi-relativi-ai-sindaci-di-siculiana-di-campobello-di-licata-e-di-canicatti-arrestati-per-mafia-e-poi-assolti/

Non so se ci avete fatto caso, ma in un passaggio di quelle mie considerazioni dichiaravo di essere consapevole di rischiare di fare la fine di alcuni mie ex colleghi sindaci che, in quegli anni, furono anch’essi falcidiati a colpi di strumentali inchieste ‘pseudo anti mafiose’, al solo scopo di procedere nella direzione di quella che si è poi rivelata una vera e propria occupazione militare della Sicilia, da parte della Confindustria di Montante e Catanzaro. Loro due, in modo particolare, avevano un precipuo scopo che era quello di annientare, con ogni mezzo, lecito od illecito, chiunque contrastava i loro molteplici interessi economici, ma anche politici, che erano del tutto confliggenti con gli interessi delle collettività che alcuni sindaci, vittime di questi falsi professionisti dell’antimafia, tentammo allora di difendere strenuamente, pagando un prezzo incalcolabile. Potrei dire, senza presunzione, che quando in più occasioni ho denunciato, a partire dal 2010, questo genere di nefandezze pseudo anti mafiose,

fui non solo profetico ma, addirittura, forse inconsapevolmente,  ho accelerato il corso dei disgraziati eventi che da li a breve sarebbero capitati anche a me. Mi riferisco ad un paio di indagini, una addirittura per mafia, allo scioglimento del comune e ad un inusitato sputtanamento mediatico. Chiaramente si è trattato di una serie di strumentali e tendenziosi tentativi mediatico-giudiziari andati a vuoto, perché i procedimenti penali imbastiti contro di me sono culminati tutti quanti con archiviazioni ed assoluzioni. L’unico obiettivo che quei ‘falsi professionisti dell’antimafia’ raggiunsero fu quello di farmi dimettere da sindaco, grazie a due ministri dell’Interno compiacenti, le già citate Anna Maria Cancellieri ed Angelino Alfano ed ai loro stuoli di funzionari, appartenenti a degli apparati deviati dello Stato.

Salvatore Petrotto

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