Sapremo mai la verità sulle stragi del 92 e del 93? Chi è stato  lo stratega di tanti depistaggi?

Il magistrato parla a pochi giorni dall’ anniversario della strage di Capaci. «Il boss di Castelvetrano potenzialmente potrebbe ricattare pezzi dello Stato».

L’intervista al programma di Andrea Purgatori «Atlantide» andata in onda su LA7  mette in evidenza quella che ormai è una tesi investigativa certa del procuratore Di Matteo e di chi cerca la verità sulle stragi mafiose e di Stato. 

Di Matteo parla nell’intervista di presenza di uomini e donne non mafiose per le stragi di Capaci .

 Anche la strage di Via D’Amelio, secondo i criteri di valutazione del procuratore, avrebbe avuto gli stessi protagonisti . La domanda è semplice ma inquietante: cosa sa Matteo Messina Denaro delle stragi? 

All’epoca era un giovane trentenne sostenuto dal potere del padre Francesco che addirittura chiede a Totò Riina di cresimarlo .Una “cumpariata” mafiosa non di poco conto . Un altra domanda è :” c’è qualcuno dei colletti bianchi del tempo che fa entrare in contatto i corleonesi e i mafiosi locali?  Occorre non dimenticare che Riina aveva lanciato la sfida al boss Stefano Bontade ,uccidendolo. L’uccisione di Bontade grande amico dei Salvo di Salemi è un passaggio importante per capire le alleanze mafiose nel Belice, dopo l’attacco alla mafia dei Salvo  che erano dominatori del territorio. I Messina DEnaro si schierano con i Corleonesi già dal sequestro Corleo

Lo stesso Riina fa intendere , in una conversazione nel carcere di Opera che ci sono stati accordi con gente non mafiosa. Riina che non parlerà mai di questi personaggi non legati alle cosche, perchè si fida così tanto di un giovane come Matteo Messina Denaro? Perchè coinvolgere la cosca di Castelvetrano in un operazione così delicata?La stagione delle stragi , dopo 27 anni è ancora tutta da comprendere. Anni di depistaggi, di falsi pentiti e di gente mandata in carcere per coprire la verità, hanno finito per logorare chi ha sempre creduto che non poteva solo essere stata  la mafia  ad  organizzare le stragi.

 Il cambio di strategia sull’uccisione di Falcone lo dimostra.

 Matteo Messina Denaro come ampiamente confermato dai pentiti ,Geraci e Sinacori era pronto a sparare su Falcone a Roma dove, il grande magistrato , addirittura  si apprende dall’intervista di La 7, usciva anche senza scorta.Un omicidio che la mafia sapeva fare e che non avrebbe fatto morire tanti poliziotti. Il classico agguato mafioso. Chi ordinò a Riina di far tornare Messina Denaro e i suoi sodali in Sicilia senza uccidere Falcone? E perhè Riina cambiò strategia?Se l’obiettivo era solo mafioso, a Roma, era più semplice eliminare il giudice Falcone.

 Invece, si sceglie la via” dell’attentatuni”. Un atto di morte eclatante e che uccide , guarda caso ,solo Falcone e la scorta e non tocca nessun passante dell’autostrada a quell’ora di certo trafficata. 

Un atto terroristico che ricorda altri scenari internazionali. I mafiosi di “li peri incritati” non avrebbero saputo farlo da soli. Chi ha cercato di dir la verità sulle stragi , negli anni è stato solo bloccato anche con inchieste mirate a depistare.

Nino Di Matteo a La 7 conferma i molti misteri rimasti irrisolti e di quel periodo. Quali sono i segreti che conosce Matteo Messina Denaro? Chi lo protegge sfruttando ogni possibilità ? Ci sono state inchieste su di lui che alla fine lo hanno aiutato a scappare , sbattendo in carcere gente che non serviva alla sua cattura? Chi ha disinformato l’opinione pubblica per difendere questi interessi? Di Matteo continui su questa strada. I tanti figli di Sicilia vogliono la verità

Dal Corriere della Sera

La lunga latitanza di Matteo Messina Denaro, l’ultimo dei grandi boss di Cosa nostra, potrebbe essere frutto di un ricatto. Quello derivante dai segreti che si porta dietro e che farebbero paura a pezzi dello Stato. Uno scenario inquietante quello che lascia intravedere Nino Di Matteo, il pm che ha sostenuto l’accusa nel processo sulla presunta trattativa Stato-mafia. Qualcosa che per certi versi ricalca lo stesso schema di ricatti tra mafia e pezzi delle istituzioni già emerso ai tempi della caccia a Bernardo Provenzano.

L’anniversario di Capaci

Di Matteo parla a pochi giorni dall’anniversario della strage di Capaci in una lunga intervista ad Andrea Purgatori che dedica una puntata del suo programma «Atlantide» alla strage in cui morirono Falcone, la moglie e gli uomini di scorta. «Messina Denaro — ragiona Di Matteo — è a conoscenza di segreti legati a quelle stragi. E quelle sono stragi assolutamente anomale in cui Cosa nostra sembra in qualche modo eterodiretta… Un boss di quella caratura, in possesso ancora delle sue piene facoltà mentali, che conosce quei segreti è potenzialmente in grado di ricattare parte dello Stato… Ed è per questo che la sua latitanza è veramente grave e vi si deve porre fine al più presto, perché non si ingeneri nemmeno il sospetto che questa latitanza sia frutto della potenzialità di ricatto che quest’uomo è in grado ancora di esercitare».

Chi copre la latitanza del boss

Purgatori lo incalza: quindi qualcuno lo copre? «Non si può concepire una latitanza così lunga soltanto come il frutto dell’abilità del fuggiasco — dice il magistrato —, c’è una copertura di esterni alla mafia che ha assicurato e continua ad assicurare questa condizione di latitanza. Quel mafioso non va sottovalutato, lui è certamente conoscitore di segreti legati a una fase stragista di cui è stato fra i principali protagonisti». Dei presunti segreti di cui sarebbe tenutario Matteo Messina Denaro aveva già parlato il pentito Nino Giuffrè, secondo il quale il boss di Castelvetrano conserverebbe addirittura «l’archivio di Totò Riina». Rivelazioni ora in qualche modo avvalorate dalle parole del sostituto della Direzione nazionale antimafia che rendono ancora più imbarazzante la latitanza del capomafia al quale forze dell’ordine e servizi segreti danno la caccia ormai da 26 anni.

«Il dovere della verità»

Per il resto nell’intervista (in onda questa sera su LA7 a partire dalla 21.15) Di Matteo ripercorre i tanti misteri che ruotano attorno alla strage di Capaci. A partire dalle cosiddette «entità esterne» alla mafia. «Non lontano dal cratere di Capaci è stata trovata documentazione, sono stati trovati dei foglietti di carta riferibili, senza ombra di dubbio, a esponenti del servizio segreto civile dell’epoca… inoltre alcuni testimoni hanno messo a verbale che nell’immediatezza della strage finti operai in tuta lavoravano proprio in corrispondenza del luogo dove l’indomani Falcone sarebbe saltato in aria…». E poi l’impegno morale nei confronti delle vittime: «Abbiamo il dovere di non rassegnarci allo sterile esercizio retorico del ricordo. Dobbiamo completare il percorso di verità già avviato da anni».
del ricordo. Dobbiamo completare il percorso di verità già avviato da anni».

Fonte : La 7- Corriere

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