Fuga di notizie, Il Procuratore di Napoli apre l’ufficio comunicazione

L’operazione trasparenza del magistrato Giovanni Melillo sa di grande atto di democrazia e correttezza .

Stop alla caccia agli atti, le toghe partenopee attivano un canale che possa «rilasciare immediatamente copia paritaria delle ordinanze a tutti i giornalisti» Un metodo che consentirà anche agli indagati di non apprendere contenuti investigativi prima dai giornali e poi dagli uffici tramite avvocati. Un metodo nuovo e legale di dare pari opportunità a tutte le testate di avere le notizie sui casi giudiziari. Un sistema che dovrebbe essere applicato per correttezza, in tutte le procure d’Italia facendo cadere l’attuale sistema d’informazione dove, alcuni giornalisti preferiti dalle procure riescono a sapere tutto molto prima degli altri. I tribunali sono dello Stato e come istituzioni  pubbliche non dovrebbero fare disparità di trattamento. Molte volte gli indagati apprendevano notizie su di loro che, neanche gli avvocati conoscevano. Chi parla in nome della legge, non dovrebbe applicare questi metodi

Ordinanze cautelari, decreti di perquisizione, sequestri, potranno dunque essere richiesti e consegnati ai cronisti che ne facciano richiesta. La circolare, una volta inviata, sarà inviata per le valutazione del caso, all’Ordine degli avvocati, alla Camera penale, all’Ordine dei giornalisti, alla Federazione della stampa.

L’iniziativa di Melillo è stata illustrata la scorsa settimana. Lo stesso presidente distrettuale dell’Anm, Vincenzo Ranieri, ha evidenziato che «la magistratura deve farsi carico della comunicazione per consentire la trasparenza dell’azione giudiziaria, senza più autoreferenzialità sacerdotale».

In attesa della circolare del procuratore di Napoli, la comunicazione giudiziaria è attualmente regolamentata dalle “Linee guida sulla comunicazione degli Uffici giudiziari”, approvate lo scorso anno dal Consiglio superiore della magistratura.

«Uno strumento di soft law con cui si forniscono indicazioni e modelli organizzativi agli Uffici giudicanti e requirenti per accrescere la qualità e la tempestività della comunicazione delle decisioni giudiziarie», dichiarò l’allora vice presidente del Csm, Giovanni Legnini. Una corretta comunicazione «aumenta la fiducia dei cittadini nella giustizia, nello Stato di diritto rafforza l’indipendenza della magistratura e l’autorevolezza delle Istituzioni», si legge nella premessa alla circolare.

A supporto dell’iniziativa del Csm, una raccomandazione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa che prevede la creazione di posti di “portavoce giudiziario” presso i Tribunali affidati a professionisti della comunicazione.

Il lavoro era stato condotto dalla Settima commissione, competente sull’organizzazione degli uffici giudiziari, relatori i togati Nicola Clivio, Claudio Galoppi ed il laico Renato Balduzzi, con il contributo di giornalisti e scrittori, come Francesco Giorgino e Gianrico Carofiglio, sotto la supervisione del presidente emerito della Corte di Cassazione, Giovanni Canzio. Fra le premesse, «evitare discriminazioni fra giornalisti e testate o creare canali comunicativi privilegiati, personalizzare l’ informazione, usare espressioni con giudizi di valore».

La comunicazione deve essere di «effettivo interesse pubblico». Sono previsti doveri nei confronti degli individui, come il rispetto della vita privata o dei minori. E doveri di matrice processuale: rispetto del giusto processo, dei diritti della difesa, tutela della presunzione di non colpevolezza. Grande attenzione viene riposta ai termini da utilizzare. Si ribadisce la centralità del giudicato rispetto alla fase delle indagini preliminari ed il diritto dell’imputato a non apprendere dalla stampa quanto deve essergli comunicato in via riservata.

Il procuratore resta il responsabile dei rapporti con la stampa. A lui compete indicare la migliore strategia comunicativa, valutare i rischi di una eccessiva esposizione mediatica, garantire una collaborazione efficace con i sostituti. «Queste linee guida non intendono interferire sul libero esercizio dell’attività giornalistica o sulla ricerca delle fonti da parte della stampa, essendo indirizzate esclusivamente agli Uffici giudiziari, e quindi destinate ai soli magistrati», sottolineò Legnini per fugare il timore di una censura del Csm sugli organi d’informazione. Timore superato con la circolare di Melillo.

Fonte : Il Dubbio

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