Francesco Paolo Arata, faccendiere ed ex consulente all’Energia di Matteo Salvini, è stato arrestato il 12 giugno scorso, insieme al figlio Francesco ed al re’ dell’eolico Vito Nicastri – ritenuto vicino al latitante Matteo Messina Denaro – per “intestazione fittizia, con l’aggravante di mafia, corruzione e autoriciclaggio”. Questa l’accusa della Procura di Palermo.

Ebbene, ora viene fuori che Arata, per avere vita più facile alla Regione, non solo è stato coinvolto nel presunto giro di mazzette all’assessorato all’Energia, ma sarebbe stato protagonista di incontri che avrebbero dovuto agevolarlo nei suoi affari.

Il 19 ottobre dell’anno scorso Arata andò a trovare, nella sua casa di piazza Unità d’Italia a Palermo, l’ex ministro Calogero Mannino. Emerge dalle intercettazioni ambientali. La Dia di Trapani, su disposizione della Procura di Palermo, aveva installato un apposito dispositivo sul cellulare di Arata.

La notizia viene riportata dall’edizione odierna di Repubblica Palermo.

Arata avrebbe detto a Mannino: “Se vuoi farci una segnalazione, a questo assessore Cordaro”. Per portare a termine i loro affari, Arata e Nicastri, infatti, necessitavano di buone relazioni oltre che all’assessorato all’Energia, anche a quello al Territorio e Ambiente diretto da Cordaro.

Anche se quel pomeriggio ad un certo punto il dispositivo di intercettazione si blocca per poi riattivarsi solo quando i due stanno per salutarsi davanti all’ascensore, sono salienti le frasi pronunciate da Arata e Mannino.
Secondo gli investigatori, quanto detto da Mannino, non lascerebbe spazio a dubbi. “Ti ho detto che lo faccio”. E ancora: “Credo che l’avessi capito che lo faccio”.

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