Tra i tanti soprannomi e titoli che vennero dati a Federico II ce n’è uno, “Stupor Mundi”, “stupore del mondo” cioè, che riesce a riassumere tutta la sua filosofia e la sua grandezza. E non è un caso che questo sia anche il nome del documentario diretto da Gian Luca Bianco e Giacomo Visconti, prodotto da Centodieci di Banca Mediolanum e narrato, tra gli altri, da Michele Placido.

Stupor mundi: la Palermo di Federico II

Ci sono dei momenti, delle lunghe sequenze di racconto, in cui Federico II sembra quasi accavallarsi e sommarsi alla sua Palermo, in cui il suo ingegno e la sua straordinaria apertura non sembrano essere nient’altro che emanazioni dirette della città. Perché era sicilianissimo, Federico. Figlio di mamma normanna e di papà svevo, passò la sua infanzia nel capoluogo siciliano, e qui, tra schiamazzi e giochi, tra violenze e facili ire, conobbe il mondo. Un mondo che era piccolo e allo stesso tempo enorme; un mondo in cui i confini cambiavano al cambiare del re, e in cui i vicini, sempre in guerra, erano più simili di quanto potessero immaginare.

Era un mondo in cui – e si capisce benissimo dal documentario presentato ieri, in concorso, alla 17° edizione dell’Ischia Film Festival – il colore delle facce, le lingue parlate e la convivenza con la cultura araba fecero del futuro imperatore un uomo straordinario, d’ampie vedute, così lungimirante da cercare la pace e la solidità della legge in un tempo in cui, ancora, non esistevano Stati.

Era re e imperatore, Federico, ed era anche artista, poeta e filosofo. Venne scomunicato due volte per essersi opposto al papa (anziché andare in guerra, alle crociate, strinse la pace con il Sultano). E furono lui e la sua corte a dare i natali a una delle primissime lingue romanze, il siciliano.

Palermo città antica e moderna

In “Stupor Mundi” viene raccontato l’uomo e viene raccontato il politico, e poi la sua eredità, così vasta e immortale da essere attuale anche oggi. «Così moderno da essere ancora un nostro contemporaneo». Michele Placido si divide: davanti alla camera, sul palco, quasi sfilato dietro le quinte. È lui il volto e la voce, insieme a tanti eccellentissimi che lo affiancano, del documentario.

Nella ricostruzione di “Stupor Mundi”, si alternano le immagini di una Palermo antica e moderna, di una Palermo rinnovata e centro, ancora oggi, della vita del Mediterraneo. Le inquadrature sono cartoline da conservare, e gli ambienti sfarzosi e incredibili dei Palazzi si alternano agli esterni più grigi, più rumorosi e vivi.

Un messaggio di pace

Oscar di Montigny, produttore del documentario, ha detto che “Stupor Mundi” è nato dall’esempio senza tempo di Federico II, dalla sua importantissima lezione di stare insieme, di vivere con gli altri e di sapersi fare carico delle proprie responsabilità. «La pace – recita proprio alla fine la voce di Michele Placido – non si ottiene arrendendosi, e nemmeno combattendo; si ottiene convivendo».

 

“Stupor Mundi” il film su Federico II, l’uomo che cercava la pace

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