Passano gli anni ma la questione rimane sempre la stessa: la mafia si sconfigge pretendendo l’eroismo da inermi cittadini o impiegando in questa battaglia le forze migliori dello Stato? Falcone, per esempio, era per la seconda opzione.

Molte persone sono state trucidate per non aver pagato. Lo Stato dove era? Che consolazione c’è per i parenti delle vittime? La targa? La fiaccolata? Le passarelle dei politici nel giorno della commemorazione?

Molti che hanno denunciato ogni sera, ritornando a casa, si guardano le spalle e temono per l’incolumità dei propri cari, hanno perso il lavoro.

Altri, addirittura, sono stati accusati di avere denunciato “per finta” e si ritrovano interdetti o con i beni sequestrati da quello stesso Stato che avrebbe dovuto invece proteggerli.

Chi, invece, preferisce tutelare l’incolumità e la tranquillità della propria famiglia viene accusato di complicità, di favoreggiamento; ritenuto sul piano morale “senza dignità” dalla cosiddetta società civile, dai politici senza macchia e senza paura, e da tutti quelli che fanno i coraggiosi e i moralisti quando a rischiare sono gli altri.

In questo contesto alcuni (e sottolineo NON TUTTI) ci guadagnano con il business delle denunce, dei risarcimenti e delle associazioni, sulle spalle di chi si espone in prima persona.

E allora, se così è, se tutto questo è vero, si fa prima ad abbandonare la Sicilia perché in un modo o nell’altro non c’è speranza nè futuro per chi vuole fare impresa in Sicilia.

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