Gli ottimisti, che sono poi quelli che, magari, diventano di colpo pessimisti per voltar gabbana, si stanno prodigando nel tentativo di dimostrare che nel nuovo Governo c’è un deciso miglioramento della qualità dei ministri anche tra quelli “Cinquestelle”. Frutto dell’esperienza, dicono, con impudenza esemplare. Quell’esperienza che proprio i Cinquestelle hanno demonizzato come matrice della “casta” e come antitesi della “giustizia” per la quale a “comandare” bisogna restarci poco e fare “un po’ per uno”.

Scompare dal nuovo Governo quello che potrebbe considerarsi il ministro tipico della classe politica (si fa per dire) populista cinquestelluta, L’unico che si era “fatto un nome” nel senso pieno e “storico” della parola: Toninelli.

Il suo nome rimane legato alla opposizione alla TAV, ma ovunque abbia messo mano e si sia fatto vedere interessato ha lasciato il segno della qualità. Della qualità antipolitica che è pure antiqualità.

 

Del “vero” ministro cinquestelle ha anche l’aspetto fisico, con i suoi capelli ad aureola di un volto tra l’arcigno ed il comico.

Io ho sempre rischiato di confonderlo, per una certa somiglianza, con Borghese, quello che in televisione visita i ristoranti ed impartisce lezioni e censure e distribuisce titoli di gloria culinaria.

Non so come Toninelli se la cavi con la scienza e l’arte della cucina e della ristorazione. Se nel nuovo governo ci fosse stato, oltre al Ministero dell’Innovazione, anche un ministero della ristorazione e della cucina, o, insomma, qualcosa che aveva a che fare specificamente con i ristoranti, forse lo avremmo avuto anche nella nuova compagine governativa.

Fuori uno! Già, ma se la maturazione della nuova classe politica dovesse contare solo sulle eliminazioni dei Toninelli, non basterebbero alcuni decenni per far un autentico passo avanti.

Quanti Toninelli c’erano (e ci sono) a tenere in mano le sorti di questo nostro povero Paese? Quanti sono i ministri del Conte n. 1, passati anche nel Conte n. 2 che nessuno ricorda perché in realtà è stato ed è come se non ci fossero? Certo, con il Conte n. 1 si poteva dire che era tutta colpa di Salvini, che quando c’era qualcosa di goloso per la stampa interveniva come se fosse stato lui il ministro della specifica materia. Ma non è detto che, invece, con questo qualche pezzetto di reputazione di ministri meno “tipici” di Toninelli non ne abbia ricevuto vantaggio.

Chi vivrà vedrà. E ne vedrà delle belle (da tempo pare sia emersa la bellezza come titolo di carriera per la “quota Rosa”, anche per compensarci della penitenza degli anni di Rosy Bindi). Ma non mancheranno le brutte e, soprattutto le brutte cose cui non avremmo meritato dover assistere. Così è la vita.

 

fonte                         Mauro Mellini

 

ilcircolaccio

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