MERCOLEDÌ 04 DICEMBRE 2019 11.02.29

Csm, Di Matteo: pratica a tutela per il gup del “caso Montante”

Csm, Di Matteo: pratica a tutela per il gup del “caso Montante” “Il giudice definito ‘cecchino della verità e del diritto'” Roma, 4 dic. (askanews) – Il consigliere togato Nino Di Matteo, è intervenuto in apertura del Plenum del Csm per esprimere “piena ed incondizionata solidarietà” nei confronti del giudice delle indagini preliminari di Caltanissetta Graziella Luparello, “collega che il 10 maggio scorso ha definito, con sentenza di primo grado a seguito di giudizio abbreviato, un processo particolarmente complesso e delicato nei confronti tra gli altri, dell’ex presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante, già responsabile per la legalità della Confindustria Nazionale, condannato a 14 anni di reclusione per il reato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, nonché di appartenenti di alto livello alle forze di Polizia ed ai servizi di sicurezza”. Di Matteo ha ricordato che il 14 ottobre scorso Luparello ha depositato le motivazioni della sua decisione ricostruendo in questo modo il ruolo del Montante: “Montante è stato il motore immobile di un meccanismo perverso di conquista e gestione occulta del potere che, sotto le insegne di una antimafia iconografica, ha sostanzialmente occupato, mediante la corruzione sistematica e le raffinate operazioni di dossieraggio, molte istituzioni regionali e nazionali”. “Il giudice – ha sottolineato il pm – sulla base del materiale probatorio in atti aveva doverosamente affrontato anche una vicenda relativa alla circostanza, peraltro introdotta nel processo dalla difesa dell’imputato, della mancata pubblicazione sul settimanale ‘Panorama’ (all’epoca diretto dall’oggi on.le Giorgio Mulè) di documentazione offerta a quella testata giornalistica da altro giornalista siciliano, afferente i rapporti tra il Montante e soggetti appartenenti alle famiglie mafiose del Nisseno”. Matteo, ha poi ricostruito l’audizione, dello scorso 14 novembre, in Commissione Parlamentare Antimafia, di Mulè che “ha pesantemente attaccato Luparello con espressioni che (prescindendo da ogni valutazione sulla loro eventuale rilevanza in sede civile o penale) oggettivamente delegittimano pericolosamente la figura di un magistrato particolarmente esposto anche in altri numerosi processi di criminalità organizzata. La dottoressa Luparello è stata definita ‘cecchino della verità e del diritto’, la sua sentenza è stata definita ‘falsa, infamante e diffamatoria, una porcheria’. Il giudice è stato accusato di aver fatto ‘strame del diritto e della ragione'”. Per questo, ha concluso Di Matteo, “credo che sia in questa sede doveroso far sentire la nostra solidarietà ad una collega che, come altri colleghi in quel contesto giudiziario particolarmente difficile, ha affrontato con coraggio, impegno e professionalità, il delicatissimo tema delle deviazioni illecite dei poteri istituzionali. Per questo, mi riservo, nei prossimi giorni, di chiedere al Comitato di Presidenza l’apertura di una pratica a tutela della collega”. Red/Sav 20191204T110211Z

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