Come si è evidenziato in altra parte, nell’ambito dell’attività istruttoria sono stati assunti in esame i familiari e i collaboratori dell’uomo politico assassinato, i funzionari e gli assessori in carica nel gennaio 1980 nonché numerosi esponenti politici di tutti i partiti.
Giova precisare, in termini generali, che il primo governo regionale presieduto dall’on. MATTARELLA fu eletto il 21 marzo 1978, ottenne la fiducia il 5 aprile successivo e si dimise 1’8 marzo 1979.
Il suo secondo governo venne eletto il 15 marzo 1979, ottenne la fiducia dall’A.R.S. il 27 marzo seguente ed il 10 10 dicembre 1979 entrò in crisi, per cui al momento dell’uccisione l’on. MATTARELLA era in carica solo per l'”ordinaria amministrazione”.
In venti mesi di attività, le giunte regionali dirette dall’esponente politico D.C. presentarono all’Assemblea Regionale n. 110 disegni di legge, di cui ben 78 divennero leggi regionali, oltre ad altri 14 disegni che i “gabinetti” MATTARELLA ereditarono dal precedente governo dell’on. Angelo BONFIGLIO fecero approvare dall’A.R.S.
Di tutto questo ponderoso carico legislativo, per come si è visto, l’unica legge che provocò la necessità di un’esposizione diretta dell’on. MATTARELLA (oltreché dell’on. FASINO) fu quella urbanistica (n. 71/78), di cui s’è ampiamente parlato.
Ritornando alle dichiarazioni sopra riportate, sono emersi – in primo luogo – il rigore morale e la correttezza del Presidente MATTARELLA nonché il suo sforzo continuo, spinto fino alla cura di particolari apparentemente irrilevanti, per ottenere dall’amministrazione regionale un’azione efficiente ed imparziale, così da presentare la Regione Siciliana «con le carte in regola» nel confronto con lo Stato e con tutte le Regioni sui temi decisivi dello sviluppo civile.
Basti qui ricordare soltanto alcune delle testimonianze acquisite agli atti processuali:
«L’On. MATTARELLA era un uomo serio, onesto e corretto, aperto alle spinte sociali di rinnovamento e un convinto meridionalista…» (RUSSO Michelangelo al P.M., 16.1.80, Fot. 614831, Vol. I):
«Il Presidente MATTARELLA era- fortemente interessato alla realizzazione dell’attività di programmazione…» (EPIFANIO Giovanni al P.M., Fot. 614825, Vol. I):
«Voleva dare l’immagine di un’amministrazione funzionale, operativa ed efficiente… Concepiva l’ufficio come un servizio al cittadino e dava l’esempio lavorando alacremente ed osservando per primo l’orario di ufficio.
In genere non avuto richiesta da parte sua di trasferimenti o di distacchi di personale…» (SANFILIPPO Emilio al P.M., 16.1.80, f. 161, Vol. I).
«Il Presidente MATTARELLA, sui problemi di una certa rilevanza aveva l’abitudine di convocare tutti i direttori regionali per conoscere la loro opinione tecnico-burocratica sull’argomento. Tali ispezioni avvenivano senza la presenza degli assessori. Egli si faceva la propria idea e poi, allorché se ne parlava in giunta, poteva controbattere con elementi di fatto le tesi sostenute dai singoli assessori, i quali nelle loro valutazioni potevano essere influenzati dal lato politico, dando valutazioni diverse» (ALEPPO Giuseppe al P.M., 17.1.80, f. 205, Vol. I).
«L’azione politico-amministrativa del Presidente MATTARELLA e dei suoi governi si manifestò anche nella vita regionale. Basti, fra tutti, ricordare l’approvazione della legge 1/79 che realizzò in dimensione economica-finanziaria assai consistente una drastica riduzione della capacità di spesa degli assessori regionali con un ingente trasferimento di competenza ai comuni dell’isola; e basti altresì ricordare l’attenzione del Presidente MATTARELLA al settore degli appalti pubblici regionali» (ORLANDO Leoluca al G.I., 29.5.90, Vol. LXIX, Fot. 919394).
«L’On. MATTARELLA era un uomo estremamente onesto ed intransigente e considerava la sua carica come “un servizio”.
Arrivava in ufficio intorno alle 8 e dopo un intervallo molto breve per i pasti ritornava in ufficio, ove restava fino a sera inoltrata.
Tanto per citare alcuni esempi che ne caratterizzano la dirittura morale, posso dire che distingueva in maniera precisa le funzioni espletate come personale di Gabinetto da quelle ricoperte come collaboratori politici sul piano personale…
Inoltre usava in maniera rigorosa la macchina d’ufficio a sua disposizione, usando la macchina personale allorché non svolgeva mansioni inerenti alla carica… Questi suoi principi riportati pienamente nel suo lavoro costituivano un impegno continuo nel fare funzionare con la massima efficienza ed operatività la burocrazia regionale da sempre tacciata di un certo immobilismo.
Ricordo che l’ultimo giorno dell’anno ci trovammo insieme da soli alla Presidenza per le scale ed io gli dissi: “siamo soli, in questo momento ci potrebbero ammazzare”.
Egli mi rispose “Ma perché ci dovrebbero ammazzare, facciamo il nostro dovere ed abbiamo la coscienza a posto”» (FAVAZZA Gaetano al P.M., 12.1.80, Fot. 614770, Vol. I).
«Il Presidente MATTARELLA diede all’Amministrazione Regionale la giusta dimensione inquadrandola nello spirito dello Statuto Regionale; e ciò nel senso di responsabilizzare al massimo sia gli assessori sia i funzionari.
E fu in tale ottica e in tale prospettiva che venne emanata la legge regionale n. 2 del 1978 che, nell’intento di dare maggiore efficienza alla amministrazione, stabilì il principio della responsabilità collegiale della giunta di governo eliminando così clientelismo e sperequazioni.
A D.R. Nei giorni che precedettero la sua uccisione il Presidente non appariva turbato in modo particolare. Egli non mi parlò mai di minacce ricevute per telefono a casa o in ufficio» (TRIZZINO Maria Grazia al G.I., 14.1.81, Vol. IX, Fot. 617035).
«E’ stato colpito un politico serio, integro, impegnato e coerente» (NICOLETTI Rosario al P.M., 14.1.80, Fot. 614791, Vol. I).
«Il Presidente MATTARELLA aveva accentuato la tendenza alla collegialità nel senso che tutti i programmi che comportavano impegni di spesa di una certa rilevanza venivano valutati in sede di proposta della Giunta e inviati per il parere alle competenti commissioni legislative che sono formate proporzionalmente da tutti i partiti.
Infine si arrivava alla deliberazione della Giunta, per cui i singoli assessorati in pratica sono stati privati, in parte, di quell’ampia discrezionalità nella scelta delle spese che prima caratterizzava la loro attività.
Non può tralasciarsi lo spirito altamente innovativo di tali procedure che in pratica facevano partecipare il potere legislativo, seppur sotto forma di suggerimenti e di pareri, all’attività esecutiva.
L’attività di coordinamento del Presidente MATTARELLA era caratterizzata da una estrema diligenza, nel senso che seguiva personalmente o tramite l’ufficio di Gabinetto le singole pratiche per cui gli pervenivano segnalazioni.
Il Presidente MATTARELLA nell’ambito dell’amministrazione regionale portava avanti un discorso sulla moralizzazione e sulla efficienza dell’attività amministrativa regionale.
Per esempio nell’ambito del mio assessorato sono state disposte in molti comuni tra cui anche quello di Palermo delle ispezioni straordinarie e si è proceduto anche alla nomina di commissari “ad acta” per il compimento di atti dovuti e non compiuti dalle amministrazioni locali» (TRINCANATO Gaetano al P.M., 15.1,80, Fot. 614816, Vol. I).
«Il Presidente durante la sua gestione aveva dato un impulso diverso alla funzione presidenziale nel senso che cercava di ottenere il massimo dell’efficienza e della operatività. Inoltre voleva che cambiasse sia nell’ambito nazionale che straniero la considerazione di una Sicilia “non con le carte in regola”.
Tutta la sua attività era rivolta con spirito di intransigenza a tali scopi…» (BUTERA Salvatore al P.M., 11.1.80, Fot. 614742, Vol. I).
Le risultanze istruttorie su questo punto sono poi confermate dalle dichiarazioni dei diretti collaboratori del Presidente assassinato (LA PLACA, CARBONE, BUTERA, FAVAZZA), che hanno sottolineato, altresì, nelle loro dichiarazioni che: «l’elettorato del Presidente MATTARELLA era costituito prevalentemente da giovani provenienti dall’Azione Cattolica o comunque di estrazione cattolica» (LA PLACA al G.I., Vol. IX, Fot. 617047); ovvero che : «la sua base elettorale era costituita essenzialmente da giovani che lo collaboravano attivamente ed inoltre da
professionisti, tra cui i più giovani che avevano collaborato con lui all’università ed i più anziani che erano legati al padre.
Inoltre lo appoggiavano un gruppo di intellettuali, cosiddetto “Gruppo Politica”, forze sindacali come la CISL ed una larga parte dell’Azione Cattolica della quale era stato dirigente’ nazionale» (CARBONE Pietro al P.M., Fot. 614737, Vol. I).
Ma, a questo proposito, interessante è anche la dichiarazione resa, il 20 settembre 1988, dall’avv. Antonino SORGI, noto penalista palermitano (già esponente politico del P.S.I.), che si è – a tal fine – presentato spontaneamente al Giudice Istruttore, ritenendo di adempire in questo modo «un suo preciso dovere civico».
L’avv. SORGI riferiva di essere stato nominato suo difensore dal Presidente MATTARELLA, in relazione ad una imputazione (dalla quale venne poi assolto con formula piena) di violazione delle leggi sulla tutela dell’ambiente e che tale nomina lo aveva sorpreso perché in passato egli aveva difeso persone imputate di diffamazione proprio in danno dell’On. Bernardo MATTARELLA, padre di Piersanti.
Ciò premesso, il penalista riferiva:
“Durante il viaggio da Palermo ad Augusta, parlammo a lungo e potei constatare l’assoluta chiarezza di analisi della situazione siciliana da parte del mio interlocutore, soprattutto per quanto attiene al problema della criminalità mafiosa.
Egli, fra l’altro, mi diceva di essere particolarmente soddisfatto perché il suo notevole consenso elettorale aveva radici diverse da quelle del padre, nel senso che, perduta la concentrazione dei consensi nelle zone che tradizionalmente avevano appoggiato suo padre, per contro l’appoggio elettorale nei suoi confronti si era dilatato in tutte le zone in cui egli era candidato.
In sostanza, MATTARELLA diceva che la sua azione politica gli aveva alienato le simpatie di ben determinati gruppi clientelari che nel passato avevano appoggiato suo padre ma che, per contro, egli cominciava a riscuotere consensi spontanei da parte dell’elettorato; e tutto ciò egli lo valutava molto positivamente.
Infatti, con una diagnosi che io peraltro condivido, MATTARELLA sosteneva che una delle cause principali della forza della mafia in Sicilia andava individuata nel rapporto clientelare tra mafiosi e potere politico che rendeva indissolubili, o comunque molto difficili da sciogliere, certi nodi che frenavano una piena esplicazione dell’azione politica.
Per questi motivi, egli mi diceva che era stato sempre favorevole, data la situazione ambientale siciliana, a larghe coalizioni politiche di governo, senza escludere a priori il coinvolgimento anche della estrema sinistra.
Ed individuava, altresì, come fattore importantissimo per la recisione di questi legami clientelari la trasparenza nella pubblica amministrazione”.
Va detto, peraltro, che il giudizio negativo riportato dall’avv. SORGI dal colloquio con Piersanti MATTARELLA, circa l’appoggio elettorale dato da gruppi clientelari all’on. Bernardo MATTARELLA, è stato decisamente contestato dall’on. Sergio MATTARELLA nelle dichiarazioni rese al Giudice Istruttore in data 17.12.1990.
Tuttavia, non può ignorarsi che su questo giudizio, concernente ovviamente solo una parte dell’elettorato dell’on. Bernardo MATTARELLA (più volte ministro della Repubblica), esistono anche delle indicazioni in talune pagine delle relazioni delle prime Commissioni Antimafia.

 

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