Nel corso dell’istruzione, si è cercato di chiarire anche il quadro della situazione politica nella quale si esplicò l’attività di Piersanti MATTARELLA negli ultimi anni di vita.
Al momento della morte, invero, l’On. MATTARELLA era in carica, quale Presidente della Regione, soltanto per l’ordinaria amministrazione, a seguito delle dimissioni della Giunta da lui presieduta, provocate dal ritiro dalla fiducia da parte del Partito Socialista Italiano.
In precedenza, invece, il primo Governo Regionale presieduto MATTARELLA aveva goduto anche dell’appoggio esterno del Partito Comunista Italiano (c.d. “politica di solidarietà autonomistica”) ed era stato proprio il passaggio all’opposizione del P.C.I. che ne aveva determinato, di fatto, la crisi.
Nella prima fase delle indagini si tendeva, quindi, a chiarire la linea politica dell’On. MATTARELLA, la posizione all’interno del suo partito ed altresì la reale possibilità che egli si facesse promotore di nuove intese con il P.C.I., nel futuro governo, fino a fare partecipare anche questo partito alla nuova Giunta.
Dal complesso delle testimonianze acquisite nel corso del 1980 e del 1981 risultava, in buona sostanza, che l’On.  MATTARELLA, di cui era data praticamente per scontata la rielezione alla Presidenza della Regione, pur sensibile alle “istanze dei ceti popolari” ed attento alle posizioni delle forze politiche e sociali di sinistra, non aveva assunto (né intendeva assumere) alcuna iniziativa per una trattativa con il P.C.I., ai fini della formazione della nuova Giunta di Governo.
Ciò, almeno, fino alla elaborazione di una precisa linea politica, anche su tale problema, da parte del Congresso Nazionale della Democrazia Cristiana, già fissato per il febbraio del 1980.
A tale proposito dichiarava, per esempio, in data 11.1.80, l’On. Sergio MATTARELLA (Fot. 614745, Vol. I):
“Per quanto riguarda la linea politica di mio fratello, sin dall’inizio della sua attività ha seguito senza tentennamenti la corrente morotea.
Egli volle comunque crearsi una propria autonoma posizione politica distinta, non come contenuto ideologico, da quella del padre, ma costituita con le proprie capacità. Anche se non era ammesso da alcuno, nemmeno da mio fratello, appariva scontata la sua nomina a Presidente del nuovo Governo Regionale.
Circa la sua ventilata apertura nei confronti dei comunisti, fino alla partecipazione al Governo, debbo dire che in effetti tale decisione non poteva essere presa autonomamente da mio fratello senza prima acquisire delle indicazioni in tal senso dal congresso Nazionale della D.C.
Egli era certamente disponibile a tale partecipazione di Governo, ma non lo considerava l’obiettivo essenziale.
Mio fratello aveva in animo di passare alla Camera con le prossime elezioni politiche” (previste per il 1984: N.D.R.).
Analogamente, l’On. Mario FASINO dichiarava, in data 14.1.80 (Fot. 614787, Vol. I):
“Le dimissioni recenti della Giunta erano state determinate dal ritiro della maggioranza del Partito Socialista e pertanto era stato inevitabile rimettere il mandato.
Era comunque impressione comune che l’On. MATTARELLA sarebbe stato rieletto Presidente del, nuovo Governo. Regionale, anche se erano state ventilate altre candidature, come quelle dell’On. D’ACQUISTO e dell’On. NICOLETTI.
Devo dire che, almeno con me, era stato molto cauto nel manifestare la convinzione che i tempi fossero maturi per una diretta partecipazione dei comunisti al Governo, comunque ogni decisione in tal senso, per un preciso deliberato dei direttivo Regionale della D.C., era stata rinviata all’esito del Congresso Nazionale della D.C. che si terrà nei primi di febbraio”.
Ugualmente, l’On. Rosario NICOLETTI, a quel tempo Segretario regionale della D.C., riferiva in data 14.1.80 (Vol. I, Fot. 614791):
“Per quanto concerne la linea politica dell’On.
MATTARELLA nell’ambito della sua collocazione nella corrente “morotea”, egli ha sempre seguito le linee politiche deliberate dagli organi collegiali del Partito.
In particolare, egli non era fautore della proposta di risolvere la crisi regionale mediante la partecipazione dei Comunisti al Governo.
Egli si adeguò alla deliberazione espressa all’unanimità della Direzione Regionale della D.C., secondo cui bisognava attendere le indicazioni che sarebbero venute fuori dal Congresso Nazionale del partito, che si dovrà tenere nei primi di febbraio.
La D.C. Ei aperta ad una discussione che si Ei sviluppata nella ;fase pre-congressuale e che si svilupperà nella fase congressuale ed anche successivamente, sui modi per risolvere la crisi di assetto politico del Paese a livello centrale ed anche a livello di Governo locale.
Nell’ambito di queste discussioni, si muove la linea di solidarietà nazionale rispetto alla quale vi sono varie sfumature ed interpretazioni, che corrispondono alle posizioni di gruppi e correnti del partito”.
Nello stesso senso si esprimeva, del resto, uno dei maggiori esponenti del P.C.I. siciliano, l’On. Michelangelo RUSSO, a quel tempo Presidente dell’Assemblea Regionale (Vol. I, Fot. 614831):
“Per quel che mi risulta, l’On. MATTARELLA era un uomo serio, onesto. e corretto, aperto alle spinte sociali di rinnovamento e un convinto meridionalista, consapevole che la soluzione dei problemi del mezzogiorno era affidata
all’unità delle forze democratiche.
Non risponde alla realtà il fatto che egli stesse operando per la partecipazione dei comunisti alla Giunta di Governo, ma tale problema era certamente presente nel quadro degli sviluppi generali della politica nazionale.
Ogni decisione in tal senso era stata comunque rinviata al Congresso Nazionale della D.C., che si terrà i primi di febbraio.
In tale Congresso, si porrà in discussione quel veto assoluto, già posto dalla D.C., all’ingresso dei comunisti nelle Giunte locali; se questo veto potesse cadere la Sicilia Li una delle Regioni maggiormente predisposte a tale forma di collaborazione.
Gli esponenti regionali della D.C. riproducono le posizioni che le varie correnti hanno assunto in ordine a tale problema a livello nazionale”.
Dichiarazioni analoghe venivano rese anche dall’On. Mario D’ACQUISTO, pure assunto in esame da questo Ufficio il 14.1.80 (Fot. 614784, Vol. I):
“Per quanto concerneva la sua linea politica, egli era molto aperto alle istanze provenienti dalle forze sociali e sindacali, sostenendo la politica della “solidarietà nazionale”.
Tuttavia, per quanto riguarda la sua posizione in relazione ad un eventuale ingresso dei comunisti nel Governo Regionale, egli era convinto che i tempi non fossero ancora maturi, ma comunque si rimetteva a quanto sarebbe stato deciso dal prossimo Congresso Nazionale della D.C.
In atto, il governo regionale era dimissionario, ma tutto lasciava ritenere che egli sarebbe stato nuovamente eletto Presidente.
Anche se per tale carica vi fosse all’interno del partito, oltre alla sua candidatura, quella mia e dell’On. NICOLETTI, ho manifestato l’opinione di cui sopra in quanto né io né l’On. NICOLETTI avremmo fatto una battaglia personale per ostacolare la sua elezione ed inoltre l’On. MATTARELLA era Presidente da poco tempo e non si era politicamente usurato in tale ruolo”.
Ma, per meglio comprendere il ruolo effettivo del Presidente MATTARELLA nella politica siciliana degli anni Settanta, al di là della posizione interlocutoria, da lui assunta, forse inevitabilmente alla vigilia del congresso nazionale del suo partito (febbraio 1980), è risultata utile l’ulteriore indagine compiuta nel corso del 1990 da questo Giudice Istruttore, con riferimento specifico alle vicende politiche della città di Palermo (della quale s’è parlato nella parte relativa al REINA). In tale ambito, ed anche al fine di chiarire i rapporti eventualmente intercorrenti tra gli omicidi in danno di Michele REINA (9 marzo 1979) e di Piersanti MATTARELLA (6 gennaio 1980), sono stati assunti in esame esponenti dei vari partiti presenti in Consiglio Comunale, dalle cui dichiarazioni è emersa una ricostruzione abbastanza univoca degli avvenimenti di quegli anni.
Così, per esempio, l’On. Sebastiano PURPURA ha dichiarato in data 22.11.1990 (loc. cit.):
“Nel 1976 si crearono le condizioni politiche all’interno della D.C. palermitana per formare una nuova maggioranza interna, in opposizione all’On. GIOIA, che portò alla Segreteria, Michele REINA, ed al Comune, come Sindaco, Carmelo SCOMA.
La novità di questa nuova maggioranza (correnti dell’On. LIMA, di Rosario NICOLETTI e di Piersanti MATTARELLA) consisteva in una politica di apertura al confronto col P.C.I. da realizzarsi in sede di formazione di programma della Giunta.
In tal modo, al di là del fatto formale, il P.C.I. faceva parte della maggioranza di governo.
L’opposizione dell’On. GIOIA e di Vito CIANCIMINO si basava sul fatto che essi pur accettando un confronto col P.C.I. in sede istituzionale (ad esempio in Consiglio Comunale), respingevano l’idea di una maggioranza politica – di fatto – che coinvolgesse il P.C.I.
Dopo un periodo di opposizione, anche le correnti dell’On. GIOIA e di Vito CIANCIMINO finirono col confluire in questa gestione politica nuova, seppure a livello semplicemente formale, in quanto permanevano le ragioni politiche di fondo da loro sempre sostenute.
A D.R. La scelta del REINA quale Segretario Provinciale fu determinata, in modo naturale, dal fatto che egli, dopo le amministrative del 1975 (15 giugno: N.D.R.), era capo gruppo della D.C. al Comune e rappresentava, per la sua personalità, la migliore espressione della nuova maggioranza.
Ciò non toglie, però, che egli era sempre e soltanto espressione di una linea politica comune; tra l’altro, in una fase di apertura al P.C.I., i pregressi buoni rapporti del REINA (insieme a me e ad altri amici di corrente) con esponenti del P.C.I. (quale l’allora segretario provinciale Nino MANNINO), (rapporti risalenti al 1970), consentivano un migliore contatto personale nella maggioranza.
Il riferimento al 1970 l’ho fatto poiché, a partire da quell’epoca, sia la componente di minoranza della D.C. (tra cui io, Michele REINA, Rosario NICOLETTI, Giuseppe Avellone e qualche altro) sia il P.C.I. fecero una forte opposizione alla corrente dell’On. GIOIA e dell’On. MATTARELLA (Piersanti), che costituivano la maggioranza del comitato provinciale D.C.
Questa maggioranza, in quel periodo, portò all’elezione di CIANCIMINO a sindaco di Palermo, e la nostra opposizione, che era di tipo politico, trovò un ulteriore motivo per opporsi nel fatto che espressione della maggioranza era CIANCIMINO.
Questo non perché il CIANCIMINO venisse ritenuto – come è avvenuto in tempi più recenti – vicino ad ambienti mafiosi, ma perché la sua personalità era “ingombrante” cioè finiva col dare più forza alla linea politica da noi osteggiata.
A D.R. Il passaggio dell’On. Piersanti MATTARELLA dalla parte della nostra linea politica è collocabile – se non erro – verso il 1975 circa, cioè in occasione della nomina del REINA a Segretario provinciale (quindi, agli inizi del 1976: N.D.R.).
A D.R La lettera del 17.11.1970, indirizzata da me e da altri all’On. SCALFARO (quale dirigente organizzativo centrale della D.C.) esprime compiutamente la linea politica alla quale ci ispiravamo e prende il quadro dalla gestione interna del partito.
A D.R. Anche dopo le dimissioni del CIANCIMINO continuammo la nostra opposizione politica, durante le sindacature di Giacomo MARCHELLO, seppure con intensità diversa a seconda dei periodi. Infatti, se ben ricordo, sia io sia il REINA entrammo in una delle giunte comunali presiedute dal MARCHELLO (forse la seconda)”.
Questa ricostruzione degli avvenimenti veniva sostanzialmente condivisa sia da numerosi esponenti della Democrazia Cristiana (Carmelo SCOMA, Nicola GRAFFAGNINI, Salvo LIMA, Francesco Paolo GORGONE) sia di altri partiti, quali il P.S.I. (Anselmo GUARRACI) e il P.C.I. (Antonino MANNINO), che sottolineavano del resto come la situazione palermitana dei gruppi politici in campo nazionale, dove l’on. ANDREOTTI presiedeva un Governo c.d. di “solidarietà nazionale”, con l’appoggio esterno del P.C.I.
L’on. GORGONE Francesco Paolo dichiarava, infatti, il 22.11.1980 (loc. cit.):  “Fino al 1976 circa, la maggioranza interna del Comitato Provinciale D.C. era stata della corrente dell’On. GIOIA (“fanfaniana”), appoggiata dalla mia corrente (“dorotei), da quella “morotea” dell’On. MATTARELLA e dai “CIANCIMINIANI” (fino alle elezioni comunali del 1975). All’opposizione vi era il gruppo “andreottiano” dell’On. LIMA e quello dell’On. NICOLETTI (“forze nuove”).
Dopo le elezioni del 1975, vi fu un mutamento di alleanze e l’On. GIOIA rimase da solo in minoranza, mentre il CIANCIMINO aveva preso le distanze da tutte le altre correnti.
Questa nuova maggioranza portò alla segreteria provinciale, già nel 1976, Michele REINA (poi confermate nel congresso provinciale del maggio 1977) ed. alla formazione della Giunta Comunale di Carmelo SCOMA.
Le caratteristiche innovatrici di questa giunta possono individuarsi nel fatto che il sindaco, al contrario di quanto avvenuto in precedenza, non rispondeva più ad una sola corrente (cioè a quella dell’On. GIOIA) ma era espressione di una vera maggioranza politica, aperta anche alla collaborazione col P.C.I.”.
SCOMA Carmelo dichiarava, poi, il 16.6.90 (loc. cit.):
“Sono stato sindaco di Palermo dal gennaio 1976 all’ottobre 1978, presiedendo due Giunte: la prima (D.C., P.S.D.I., P.S.I. e P.R.I. con l’appoggio esterno del P.C.I.) durò fino alla fine del 1977 e la seconda fu costituita da un “monocolore di minoranza” della D.C. con l’appoggio esterno, su molti provvedimenti, della precedente area politica.
La novità della mia sindacatura è costituita nel “confronto” col P.C.I., che precedette di qualche mese l’analoga esperienza nazionale del c.d. “governo di solidarietà nazionale”.
La maggioranza all’interno della D.C., che portò alla mia elezione, era costituita da “Morotei”, “Nuove Forze” (cioè il mio gruppo, che faceva riferimento all’On. BODRATO), dai “Dorotei”, da “Impegno Democratico” (cioè al gruppo di ANDREOTTI, che era rappresentato in Sicilia dagli Onn. LIMA, DRAGO e D’ACQUISTO) e dai “Gullottiani” (On. FASINO ed altri).
Si opponevano a questa nuova stagione politica “Fanfaniani” (che avevano come referente locale, l’On. GIOIA) ed i “CIANCIMINIANI”, momentaneamente distaccatisi dai “Fanfaniani”.
In questo contesto, mentre la segreteria Regionale continuò ad essere tenuta dall’On. NICOLETTI, appartenente alla mia stessa corrente, la segreteria Provinciale passò dal “fanfaniano” Avv. Gaspare MISTRETTA al Dott. Michele REINA, rappresentante della corrente “Impegno Democratico”, i cui leaders erano gli On. LIMA, DRAGO e D’ACQUISTO”.
A sua volta, CAMILLERI Stefano (capo di gabinetto del sindaco SCOMA) dichiarava il 20.6.90 (loc. cit.):
“Nel febbraio 1976, dopo la formazione della Giunta SCOMA, fui invitato a diventare capo di Gabinetto del Sindaco, su cordiale “pressione” di Rosario NICOLETTI (allora segretario regionale D.C.), con cui avevo un buon rapporto umano e politico.
A D.R. La Giunta SCOMA segnò l’inizio di una nuova fase politica, aperta anche al confronto con il P.C.I., basata su una larga convergenza all’interno della D.C. fra tutte le sue correnti, ad eccezione dei “Fanfaniani” dell’On. GIOIA e degli ex “Fanfaniani” di Vito CIANCIMINO.
Ovviamente, appoggiavano concretamente questa nuova esperienza politica anche altre forze esterne alla D.C., quali il P.S.I., il P.S.D.I. ed il P.R.I.
Ricordo che dopo la prima Giunta SCOMA che durò fino alla fine del 1977 circa (forse ottobre), il sindaco SCOMA presiedette una seconda Giunta, costituita da un monocolore D.C. di minoranza, con l’appoggio esterno delle stesse forze politiche che avevano fatto parte della precedente Giunta.
In questo monocolore entrarono tutte le componenti interne della D.C. (compresi quindi i seguaci dell’On. GIOIA e CIANCIMINO), ma si continuò sostanzialmente a portare avanti la stessa linea politica della Giunta precedente, anche perché certi contrasti interni alla D.C. si erano appianati in sede di partito.
A D.R. Fino alla formazione di questa nuova maggioranza, aperta alle forze sociali ed al confronto con il P.C.I., il Comune di Palermo e la Provincia erano sostanzialmente indirizzati politicamente dalla corrente di maggioranza interna della D.C., facente capo all’On. GIOIA.
Quest’ultimo, che fino alla fine degli anni Sessanta formava una corrente unica ed omogenea con l’On. LIMA, con Giacomo MURATORE, con Vito CIANCIMINO, con l’avv. CACOPARDO ed altri, subì verso il 1968 la scissione dell’On. LIMA, che diede vita ad una propria corrente, che aveva come referente nazionale l’On. ANDREOTTI.
L’On. LIMA fece questa scissione, per motivi che non conosco, con Michele REINA ed altri di cui non ricordo il nome in questo momento”.

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