Il processo in corso a Caltanissetta, a carico di Antonello Montante, l’ex paladino dell’antimafia già condannato a 14 anni di reclusione, è davvero una miniera d’oro di preziosissime informazioni. Come è noto il Montante è ritenuto il capo di un’articolata associazione a delinquere costituita da infedeli servitori dello Stato ed imprenditori, opportunamente sostenuti per più di un decennio da numerosi magistrati, giornalisti e sedicenti ‘intellettuali’.

Dopo la nomina a questore di Roma di Carmine Esposito, risalente allo scorso anno, che oltre ad essere amico di Montante, se la intendeva anche col magistrato Luca Palamara, al centro della sconvolgente inchiesta che coinvolge tutti quanti vertici della  magistratura italiana, adesso è la volta del prefetto Piantendosi, il cui nome, manco a dirlo, spunta anch’esso tra le carte del processo-Montante. Già vi avevamo tratteggiato per grandi linee la figura di Esposito, fratello di Arturo, l’ex capo di Stato Maggiore dei Carabinieri, nonché comandante dei servizi segreti civili nazionali, sotto processo a Caltanissetta per avere fornito notizie riservate al colonnello Giuseppe D’Agata, ossia la gola profonda di Montante dentro l’Arma dei Carabinieri e tra gli 007.  Il fratello Carmine, il questore di Roma cioè, è invece sotto inchiesta presso il Tribunale di Palermo perché, quando era questore a Trapani, è stato pizzicato assieme ad Antonello Montante mentre discutevano, e poi decidevano assieme, di confiscare, ingiustamente, un’azienda del valore di venti milioni di euro che, recentemente, è stata restituita ai legittimi titolari.

Tra la fitta documentazione relativa al processo  su ‘Il sistema Montante’, precisamente nei fascicoli: “2015-1087 R. Int. RIS.pdf” e “2015-1088 R. Int. RIS.pdf” abbiamo spulciato un interessante allegato. Si tratta di un articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano, che riportiamo integralmentein cui si fa riferimento ad una delle tante lussuose cene d’affari, alla presenza di personalità di alto bordo. Tra gli invitati c’era anche  il neo prefetto di Roma…

“La cricca dei petroli a cena con il capo dei Servizi Segreti” – 21/04/2016

Ospiti della brigata il generale Delle Femmine e il n° 2 della Polizia Piantedosi.

Il clan ci teneva davvero tanto ad avere a tavola i numeri due di Servizi segreti e polizia. Più che una cena sarebbe stata una riunione degli Stati generali, quella sera al circolo della Marina sul Lungotevere, dove si discusse anche di alcune nomine. Tra gli invitati c’era anche l’attuale numero due dell’Aisi, il generale della Guardia di Finanza Vincenzo Delle Femmine, oggi in corsa per guidare l’intera Guardia di Finanza o dirigere i servizi segreti interni. All’incontro – si apprende da ambienti vicini al generale – Delle Femmine partecipò sapendo di essere assieme a persone delle istituzioni. Non poteva immaginare che stava frequentando gli indagati dell’associazione per delinquere, finalizzata al traffico di influenze. Un caso che si aggiunge a quello di Ponzellini, banchiere della Bpm, oggi sotto processo, che Delle Femmine – risulta dagli atti della procura di Milano – aveva frequentato durante le indagini. Ma torniamo alla cena. E alla sua organizzazione. È il 3 giugno 2015. Il giorno prima Nicola Colicchi – ex presidente della Compagnia delle Opere di Roma – invia un sms all’ammiraglio Enrico Vignola: “Caro Enrico posso provare a organizzare la cena domani sera al circolo? Però solo se mi dai la tua parola che me la sbrigo da solo (…)”. Colicchi non sa che gli investigatori della Squadra mobile di Potenza lo stanno intercettando. Non sa che da mesi stanno seguendo, passo dopo passo, le sue mosse per spingere la Legge Navale, i suoi costanti contatti con il capo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe De Giorgi. E ancora, le sue telefonate con Paolo Quinto, braccio destro della senatrice Anna Finocchiaro. E poi i rapporti con Gianluca Gemelli, compagno dell’ex ministra del Mise Federica Guidi, e con Ivan Lo Bello, numero due di Confindustria. Oggi Gemelli, Colicchi e Lo Bello sono indagati per associazione a delinquere finalizzata al traffico di influenze. Quinto, che per il momento non risulta indagato, è stato denunciato in procura con la stessa accusa. Tra i loro obiettivi, secondo i procuratori Francesco Basentini e Laura Triassi, c’era il progetto di costruire un centro di stoccaggio del petrolio nel porto di Augusta. De Giorgi è invece accusato di abuso di ufficio. Dopo aver intercettato l’sms inviato all’ammiraglio Vignola, la Squadra mobile annota: “I due – Colicchi e Quinto, ndr – parlano della cena cui prenderanno parte una serie di personaggi fra i quali l’onorevole Finocchiaro e l’ammiraglio De Giorgi”. “Senti”, dice Quinto a Colicchi, “noi ci vediamo domani sera, no?”. “Domani sera tutto confermato, giusto?”, risponde Colicchi. “Perfetto”, prosegue Quinto, “tutti e tre vengono i tipi (…) sono (…) Matteo (…) Vincenzo (…) e l’amico tuo!”. “L’amico tuo”, stando alla risposta di Colicchi, è l’ammiraglio De Giorgi. Ma chi sono, invece, Matteo e Vincenzo? Al Fatto Quotidiano, che ha incrociato la versione di diverse persone che parteciparono sia alla cena, sia alla sua organizzazione, risulta che si tratta di Matteo Piantedosi, giovane e stimato prefetto, numero due della Polizia di Stato. E del numero due dell’Aisi, il generale della Guardia di Finanza, Vincenzo Delle Femmine, già all’epoca in corsa per un futuro ruolo a capo del servizio interno. Una delle fonti – che preferisce come altre restare anonima – riferisce: “Ricordo la presenza a cena di Piantedosi, Delle Femmine, Lo Bello, Quinto, Finocchiaro, Colicchi e De Giorgi, che però arrivò in ritardo, perché aveva un impegno istituzionale precedente”. Il che conferma un altro passaggio dell’intercettazione, quello in cui Quinto risponde a Colicchi: “Perfetto. Poi viene Ivan (…) Anna (…) io (…)e basta!”. C’è invece un altro invitato che si rifiuta di partecipare alla cena. “Il dottor Viola non vuole venire”, dice Quinto, “m’ha detto che preferisce di no con tutti”. E Colicchi ribatte: “Sì, ma forse c’ha ragione, perché in effetti, sai, magari (…) tutta gente che poi, no? Cioè o glielo spieghi, glielo dici, ma altrimenti farli trovare al tavolo senza averglielo detto, spiegato, non è simpatico”. Il Fatto Quotidiano è in grado di rivelare che il dottor Viola in realtà non esiste: è lo pseudonimo che Colicchi e Quinto utilizzano per riferirsi a Vincenzo Armanna, ex dirigente Eni, indagato a Milano per una maxi tangente da 200 milioni di euro che il colosso italiano avrebbe versato al governo africano. Il dottor Viola insomma, a quella cena, nonostante il parterre sia di grande livello, non intende partecipare. “Ricordo un appuntamento formale”, dice la senatrice Finocchiaro, “potrebbe però risalire a prima del 3 giugno: fui invitata dall’ammiraglio De Giorgi a visitare il circolo, peraltro davvero molto bello, e in quell’occasione ricordo di aver incontrato Piantedosi e Delle Femmine, c’era Quinto, ma non ricordo Lo Bello e Colicchi. Non posso escludere che si trattasse del 3 giugno, ma era un mese infernale per via delle riforme, in quel periodo non partecipavo facilmente a delle cene”.

Articolo intero di Antonio Massari pubblicato anche dal sito Triskel182  ,ripreso da Il Fatto Quotidiano del 2o/04/2016.

https://triskel182.wordpress.com/2016/04/21/la-cricca-dei-petroli-a-cena-con-il-capo-dei-servizi-segreti-antonio-massari/

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2016/04/20/la-cricca-dei-petroli-a-cena-con-il-capo-dei-servizi-segreti/2653763/

 

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