Quella di Giuseppe Arnone è disperazione, farsa o lucida follia?
L’ex segretario regionale di Legambiente e storico, nonché molto equivoco bastian contrario, ha fatto distribuire nelle edicole agrigentine un libro a firma della sua avvocatessa di fiducia, Daniela

Principato.

Il titolo, ‘SETTE CONTRO DUE”, come al solito, è già un programma. Il suo programma di sempre, quello di attaccare a testa bassa chiunque cerca di fermarlo nelle sue scorribande folkloristiche funzionali, some sempre del resto, a difendere i suoi e gli interessi di questa o quella cordata. In questo libro, tra le tante polpette avvelenate ce n’è una che riguarda la difesa ad oltranza del fratello Pietro Arnone, amministratore di HIDORTECNE, ossia la società di gestione

di GIRGENTI ACQUE. Entrambe queste due aziende, due anni fa, sono state raggiunte da un’interdittiva antimafia e sono affidate a dei commissari nominati dalla Prefettura di Agrigento.

Sempre su queste società c’è in corso da, alcuni anni, una corposa inchiesta per associazione a delinquere, truffa, corruzione, inquinamento ambientale e tanto altro ancora. Nel 2015, giova ricordarlo, GIRGENTI ACQUE, dall’allora Procuratore aggiunto di Agrigento, Ignazio Fonzo, è stata definita un ASSUMIFICIO, considerato che serviva più che per distribuire acqua, per distribuire posti di lavoro fantasma ed incarichi fasulli a go go. Molti sono i personaggi eccellenti coinvolti in questo complesso e delicato procedimento penale. Tra questi ricordiamo l’ex prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, l’ex presidente dell’Antitrust ed attualmente giudice della Corte di Giustizia Europea, Giovanni Pitruzzella, l’ex presidente del Consiglio di Giustizia Amministrativa, Raffaele De Lipsis, il

papà dell’ex ministro Angelino Alfano, ex presidenti della Regione Siciliana, parlamentari nazionali e regionali, sindaci, funzionari pubblici, esponenti delle forze dell’ordine e professionisti.

Insomma si tratta di un’inchiesta che fa paura a molti. Ed allora Giuseppe Arnone che fa? Attacca tutti i magistrati che si sono occupati proprio di tale inchiesta, oltre che per alzare i suoi soliti polveroni, questa volta anche per difendere suo fratello Pietro che c’è dentro fino al collo. Oltre ad Arnone anche un comitato, opportunamente spalleggiato da qualche giornale on-line, formalmente sembra essere schierato a favore della gestione pubblica dell’acqua e

della depurazione. Sostanzialmente non fa altro che attaccare, stranamente, l’ATI idrico, ossia il nuovo soggetto pubblico composto da tutti e 43 i comuni della provincia di Agrigento che ha provveduto alla risoluzione del contratto con Girgenti Acque e che sta costituendo una nuova società pubblica di gestione che, tra l’altro, provvederà a mandare in gara, di concerto con il Commissario dello Stato all’uopo delegato, tutti i progetti esecutivi per la costruzione delle nuove reti idriche e fognarie e dei nuovi depuratori. Come è noto, in provincia di Agrigento, sono 14 i depuratori sequestrati dalle Autorità Giudiziarie. Tutti quanti i cittadini della provincia di Agrigento sanno che, malgrado tutti quanti i depuratori della fascia costiera con funzionassero, causando un gravissimo inquinamento del mare, veniva fatta pagare ugualmente, a centinaia di migliaia di utenti, la tassa sulla depurazione, in maniera del tutto truffaldina.

Sono più di uno i filoni di inchiesta relativi a Girgenti Acque. Questi gli indagati nell’inchiesta più corposa. Sono trascorsi più di due anni da quando la Procura di Agrigento ha notificato gli avvisi di garanzia ai seguenti indagati:
  1. Presidente di “Girgenti Acque”, Marco Campione,

  2. Angelo Alfano, padre del ministro degli Esteri,

  3. il prefetto di Agrigento Nicola Diomede,

  4. l’ex governatore Raffaele Lombardo e il fratello Angelo,

  5. l’ex presidente della Provincia di Agrigento Eugenio D’Orsi,

  6. l’ex presidente del Cga Raffaele De Lipsis,

  7. gli ex deputati nazionali e regionali Riccardo Gallo Afllitto

  8. Angelo Capodicasa,

  9. Giovanni Panepinto,

  10. Enzo Fontana,

  11. Pasquale Leto, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate di Agrigento,

  12. l’ex direttore dell’Inps Gerlando Piro,

  13. il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella,

  14. Salvatore Aiola,

  15. Giacomo Antronaco,

  16. Silvio Apostoli,

  17. Giuseppe Arcuri,

  18. Pietro Arnone, amministratore di Hydortecne

  19. Bernardo Barone,

  20. Filippo Caci,

  21. Giuseppe Carlino,

  22. Lelio Castaldo,

  23. Francesco Castaldo,

  24. Giovanni Caucci,

  25. Vincenzo Corbo,

  26. Salvatore Cossu,

  27. Piero Angelo Cutaia,

  28. Antonio D’Amico,

  29. Domenico D’Amico,

  30. Luigi D’Amico,

  31. Carmelo Dante,

  32. Igino Della Volpe,

  33. Leonardo Di Mauro,

  34. Pietro Di Vincenzo,

  35. Salvatore Fanara,

  36. Arnaldo Faro,

  37. Filippo Rosario Franco,

  38. Salvatore Gabriele,

  39. Diego Galluzzo,

  40. Calogerino Giambrone,

  41. Gerlando Gibilaro,

  42. Giuseppe Giuffrida,

  43. un altro Giuseppe Giuffrida,

  44. Flavio Gucciardino,

  45. Ignazio La Porta,

  46. Francesco Paolo Lupo,

  47. Maria Rosaria Macaluso,

  48. Piero Macedonio (nel frattempo deceduto)

  49. Giuseppe Marchese,

  50. Giuseppe Milano,

  51. Calogero Patti,

  52. Giuseppe Pitruzzella,

  53. Gian Domenico Ponzo,

  54. Vincenzo Puzzo,

  55. Fulvio Riccio,

  56. Giancarlo Rosato,

  57. Antonino Saitta,

  58. Luca Cristian Salvato,

  59. Giuseppe Maria Scozzari,

  60. Carlo Sorci,

  61. Alberto Sorrentino,

  62. Gioacchino Michele Termini,

  63. Emanuele Terrana,

  64. Maria Terrana,

  65. Giuseppe Maria Saverio Valenza,

  66. Carmelo Vella,

  67. Rino Vella,

  68. Calogero Vinti,

  69. Roberto Violante.

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