Chiedere verità e giustizia in Italia è molto pericoloso. Lo sanno bene tutti coloro i quali, semplicemente per fare il loro dovere, hanno sacrificato la loro vita. Il 15 agosto Francesco Carbone è stato arrestato perché denuncia troppo, denuncia troppe cose che non vanno. Voleva manifestare il suo profondo disappunto, assieme alla moglie, nonché suo avvocato, incinta di 5 mesi, assieme ad alcune persone che si sono raccolte attorno a lui, presso una stazione di servizio vicino al raccordo anulare di Roma. Sia lui che la moglie sono stati trattati, anzi parecchio maltrattati, come due volgarissimi delinquenti. L’hanno arrestato su ordine del questore di Roma, Carmine Esposito, uomo del ‘Sistema Montante’, sotto inchiesta a Palermo perché ritenuto un favoreggiatore dell’ex paladino dell’antimafia, l’ex delegato nazionale per la legalità di Confidustria, nonché compare di due capimafia siciliani, Antonello Montante, recentemente condannato a 14 anni di reclusione. Se ne sono pure infischiati del bambino che porta in grembo la moglie di Francesco. Dovevano fermarlo in tutti i modi possibili ed immaginabili, punto e basta! Questa è la storia ferragostana di mala giustizia dell’Italia di oggi che vi abbiamo già raccontato su Itayflash (https://www.italyflash.it/2020/08/15/massacrato-e-arrestato-vincenzo-carbone/) e che Ignazio Maiorana ha ripreso nel suo storico periodico ‘L’Obiettivo’. Questo il link del giornale di Maiorana ‘L’Obiettivo’: https://drive.google.com/file/d/1Ioj8ieuM6Ixs2zYQPljtma9eU1lRr3M7/view?usp=drivesdk

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