Con l’avvicinarsi del voto per le presidenziali, la situazione interna degli Stati Uniti d’America (già seriamente provata dalla pandemia di Covid 19)  si carica di nuove ragioni di scontro che trascendono la storica rivalità fra Democratici e Repubblicani e si configurano come fattori di una conflittualità inedita, assai delicata, incandescente che potrebbe determinare svolte imprevedibili, ingovernabili .

Se non dovesse cambiare radicalmente la strategia del potere reale dominante e la politica dei presidenti, taluni osservatori temono ( o auspicano, secondo il punto di vista) che nei prossimi anni negli USA potrebbe scoppiare, addirittura, una (nuova) guerra civile. Questa volta all’insegna dello scontro razziale e della contrapposizione sociale di classe.

Tutto ciò, mentre riesplode la “questione indigena” nei paesi latinoamericani e caraibici i quali non accettano più di essere trattati come il “giardino di casa” degli Usa.


Questo- a me pare- un altro punto di svolta che si coglie nella realtà attuale delle Americhe (26 Stati in tutto), per altro segnata dalla presenza sempre più penetrante di due superpotenze economiche, commerciali e militari quali la Cina e la Russia.


A distanza di 500 anni dalla sanguinosa conquista coloniale, i popoli nativi latino-americani sembrano aver preso coscienza dei loro diritti e dell’importanza strategica delle loro ricchezze naturali ( minerarie, agricole e ambientali) che vogliono mettere al servizio del loro sviluppo. Attenzione, dunque!


Poiché, se si doves
se realizzare una saldatura fra i diritti dei popoli indigeni e del meticciato diffuso, delle minoranze etniche sfruttate ed escluse con gli interessi sociali e di giustizia distributiva della comunità internazionale, saranno guai serissimi per gli attuali assetti di potere, nazionali e continentali, soprattutto per le oligarchie, vecchie e nuove, di origine europea.

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Fonte Agostino spataro il circolaccio

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