Fabrizio Raso, presidente regionale del Centro Consumatori Italia e responsabile nazionale del settore idrico, plaude all’affidamento, da parte dell’ATI idrico di Agrigento, dell’incarico per la rimodulazione del Piano d’Ambito, atto propedeutico per affidare, alla costituenda società consortile, la gestione pubblica dell’acqua. Purtroppo però, una decina di comuni agrigentini, cincischiano e perdono ancora tempo ad approvare lo statuto della società pubblica che prenderà il posto dei commissari prefettizi. Commissari che da un paio d’anni a questa parte, gestiscono il servizio idrico integrato nell’Agrigentino, a seguito del sequestro giudiziario di Girgenti Acque, raggiunta da due interdittive antimafia e sotto inchiesta, da anni, per una serie di gravi reati, quali associazione a delinquere, corruzione, truffa, inquinamento ambientale ed altro. Il comportamento anomalo dei consigli comunali che ancora non hanno approvato lo statuto della nuova società pubblica di gestione, desta qualche preoccupazione visto che c’è chi invoca, a piè sospinto, il commissariamento dell’ATI idrico che, finora ha tenuto un comportamento ineccepibile, procedendo alla risoluzione del contratto con Girgenti Acque ed affidando adesso, come detto, l’incarico per predisporre il nuovo piano d’ambito. Piano necessario per predisporre i progetti relativi all’adeguamento degli impianti idrici, fognari e di depurazione esistenti e quelli di nuova costruzione, al fine di ottenere anche i necessari finanziamenti pubblici che sono disponibili da parecchi anni. Giova ricordare che sono stati sequestrati, un paio di anni fa, dalle autorità giudiziarie, 14 depuratori che necessitano di immediati interventi di adeguamento e di messa in funzione. È delittuoso, a questo punto, continuare ad assistere a questa vergognosa melina da parte dei 10 consigli comunali inadempienti, che non consentono la creazione della nuova società di gestione pubblica. Si è così creata una situazione di stallo che potrebbe essere funzionale a favorire le solite logiche perverse. Sappiamo cosa è già successo con Girgenti Acque, definita, nel 2015, un assumificio costituito non per erogare acqua, ma centinaia di posti di lavoro fantasma a numerosi politici e funzionari pubblici infedeli, che hanno consentito un insopportabile sfascio gestionale, garantendo più che un servizio, dei devastanti disservizi e dei livelli di inquinamento ambientali ed istituzionali unici in Italia. Con tariffe idriche che sono il triplo della media nazionale, a fronte di servizi pessimi e di liquami fognari sparsi ovunque. Non vorremmo ricadere nello stesso terribile errore che ci è costato, dal 2007 ad oggi, assai caro a tutti quanti i cittadini agrigentini

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