Resta ai domiciliari l’ex deputato regionale Paolo Ruggirello, arrestato lo scorso anno nel blitz antimafia “Scrigno” e imputato per associazione mafiosa nel processo in corso a Trapani.

Il Tribunale del Riesame di Palermo ha rigettato la richiesta della Dda di Palermo, che aveva chiesto il trasferimento in carcere dell’ex politico, accogliendo le repliche dell’avvocato Vito Galluffo, legale dell’ex deputato Pd. Il ricorso dei pm (procuratore aggiunto Paolo Guido, sostituto procuratore Gianluca De Leo) era stato presentato in opposizione alle valutazioni del gip di Palermo, che agli inizi di luglio aveva respinto la richiesta di una misura cautelare in carcere per Ruggirello, nell’ambito dell’indagine sul vecchio boss Mariano Asaro.

In quell’occasione Asaro venne arrestato, ma il provvedimento venne annullato dai giudici del Riesame. Dal 1 luglio l’ex deputato regionale Ruggirello si trova ai domiciliari, dopo oltre un anno di detenzione in carcere. Nel corso dell’emergenza covid risulto’ positivo al virus, trascorrendo 45 giorni nell’ospedale Cotugno di Napoli. Il politico e’ imputato assieme ad altre sette persone nel processo scaturito dall’operazione antimafia Scrigno, eseguita dai carabinieri di Trapani nel marzo 2019, in cui furono arrestati, oltre a Ruggirello, il presunto capomafia della citta’ Francesco Orlando e i fratelli Francesco e Pietro Virga, figli dell’allora capo mandamento Vincenzo Virga, arrestato da latitante nel 2001.

L’indagine – oltre alle dinamiche interne della mafia di Trapani – svelo’ i tentativi di condizionamento delle elezioni regionali del 2017 e quelle amministrative di Erice dello stesso anno. In seguito all’operazione giudiziaria, uno degli arrestati, Pietro Cusenza, racconto’ che Ruggirello “aveva promesso cinquanta mila euro” agli eredi del boss di Trapani e ne “aveva pagate almeno ventimila” come anticipo. Circostanza confermata da Ruggirello davanti ai pm palermitani.

Fonte: il Sicilia

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