https://www.novetv.com/la-relazione-sullinchiesta-portato-allo-scioglimento-del-comune-scicli-37-audizioni/

Lo scorso 16 aprile 2020, nel pieno dell’emergenza Covid-19, questa Commissione, non intendendo venir meno ai propri doveri istituzionali, ha concluso ed approvato all’unanimità la relazione conclusiva sul ciclo dei rifiuti in Sicilia[1]. Una disamina articolata di circa vent’anni di mala governance. Un atto di verità nei confronti dei siciliani ma anche (e soprattutto) un invito alla politica, chiaro ed inequivocabile, ad assumere finalmente e definitivamente atti coerenti rispetto alle distorsioni che dominano questo delicatissimo settore, svilendone le finalità e rendendolo facile preda per interessi “particolari” o, comunque, distanti da quelli della collettività.

Tra le varie vicende emerse nel corso dell’inchiesta sui rifiuti, una in particolare ha preoccupato l’opinione pubblica già nelle ore immediatamente successive alla pubblicazione dei primi estratti del lavoro della Commissione: quella legata ad alcune “discutibili” dinamiche degli scioglimenti di alcuni consigli comunali.

Analizzando le molte fonti acquisite (testimonianze, atti e documenti), la Commissione ha maturato il dubbio che – in alcune circostanze – vi sia stato “un uso disinvolto e strumentale delle norme del Testo Unico sugli Enti Locali che disciplinano lo scioglimento dei consigli comunali. E che, in taluni casi, lo scioglimento sia oggettivamente servito a rimuovere, assieme alle amministrazioni comunali, le posizioni contrarie che quelle amministrazioni avevano formalizzato sulla ventilata apertura o sull’ampliamento di piattaforme private per lo smaltimento dei rifiuti[2]”.

Una forzatura che, secondo le considerazioni formulate da questa Commissione[3], sembrerebbe aver trovato applicazione nei confronti della città di Scicli nell’aprile del 2015[4], anche in considerazione di un fil rouge che – a torto o ragione – collegherebbe le sorti della giunta Susino[5] a quelle dell’impresa A.CI.F. e del progetto di ampliamento del suo impianto di trattamento e recupero di rifiuti pericolosi e non, così come evidenziato in alcuni stralci della citata precedente inchiesta:

“Nella relazione depositata agli atti di questa Commissione, il ‘Comitato volontario per la tutela della salute, dell’ambiente e del territorio di Scicli’[6], evidenzia come le fortune dell’A.CI.F. s.r.l., impresa operante nel settore della raccolta rifiuti, siano cominciate nel momento stesso in cui questa ha incominciato ad offrire i propri servizi alla cosiddetta filiera del petrolio…

[…]

Come in molte vicende affrontate nel corso della presente inchiesta, anche in questo caso le coincidenze sono importanti perché, proprio all’indomani di un parere negativo espresso nei confronti del progetto di ampliamento presentato dall’A.CI.F., l’amministrazione comunale sciclitana viene travolta da un’inchiesta giudiziaria. La delibera di giunta è la numero 125 del 15 luglio 2014; l’indomani il prefetto di Ragusa nomina una commissione di accesso agli atti del comune; il 17 luglio, due giorni dopo, il sindaco Francesco Susino riceve un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa (si dimetterà il 23 dicembre dello stesso anno). Il 29 aprile del 2015 infine verrà disposto lo scioglimento del Comune. E l’anno dopo, va da sé, l’A.CI.F. otterrà l’attesa autorizzazione.

Occorre aggiungere che, anche in questo caso, come già a Siculiana e a Racalmuto, l’indagine penale a carico del sindaco verrà cassata in sede di giudizio, con una sentenza del Tribunale insolitamente perentoria per il tono usato nei confronti dei colleghi della Procura e dell’ufficio del gip: “È inaudito che l’imputazione abbia superato il vaglio dell’udienza preliminare![7]”. Parole nette e preoccupanti. Ma a quel punto il danno d’immagine per il comune – sciolto per mafia – sarà cosa fatta e irreparabile.”

Dette valutazioni, così come prima accennato, suscitavano un clamore (in un caso sfociato anche in aspre critiche all’indirizzo di questa Istituzione) tale da rendere necessario un ulteriore più dettagliato approfondimento sui fatti in questione da parte nostra.

Lo si è fatto con lo scrupolo di un approfondimento che non ha tralasciato atti, documenti o testimonianze utili a ricostruire contesto, clima ed eccessi di quei mesi. Questa Commissione ha inteso audire tutti coloro, che a vario titolo istituzionale, professionale o civico, hanno avuto un ruolo nelle vicende che hanno preceduto, accompagnato e seguito lo scioglimento del comune di Scicli.

Trentasette audizioni. Amministratori e consiglieri comunali (il sindaco Enzo Giannone, l’ex sindaco Giovanni Venticinque, l’ex vice sindaco Matteo Gentile, i consiglieri comunali Claudio Caruso e Resi Iurato, l’ex consigliere comunale Marco Causarano), funzionari comunali (Guglielmo Spanò, Guglielmo Carbone), funzionari della Regione Sicilia (Antonio Patella, Marcello Vento), il prefetto p.t. di Ragusa Annunziato Vardè, i commissari prefettizi che hanno eseguito l’accesso al comune (Caterina Minutoli, Salvatore Cannizzo, Edoardo Cetola), il commissario straordinario Ferdinando Trombadore, i commissari incaricati della gestione dopo lo scioglimento (Gaetano D’Erba, Tania Giallongo, Antonietta D’Aquino), la sovraordinata Adele Giusto, esponenti dei comitati civici e ambientalisti (la presidente di Legambiente di Scicli Alessia Gambuzza, i rappresentanti del Comitato per Scicli Giampaolo Schillaci, Guglielmo Palazzolo, Pino Savarino, Tiziana Cicero), parlamentari nazionali e regionali (l’ex senatrice Venera Padua, i deputati regionali Giorgio Assenza, Nello Dipasquale e Orazio Ragusa, l’ex deputato regionale Pippo Digiacomo), il giornalista Carmelo Riccotti La Rocca, i legali dei consiglieri comunali davanti al TAR (Gaetano Armao, Bartolo Iacono), il maresciallo dei carabinieri di Modica Sebastiano Furnò, il direttore dell’ARPA Ragusa Lucia Maria Antoci, il titolare dell’A.Ci.F. Giovanni Fiorilla e il suo legale Daniela Coria, l’ex amministratore unico della Tea Shipping Raimondo Minardo.

Un lavoro necessario sia per affrontare le numerose contraddizioni che questa storia ha collezionato sia per un debito di verità che le istituzioni hanno nei confronti della comunità sciclitana.

Non è infatti la prima volta che l’amministrazione comunale di Scicli rimane irretita fra le maglie di uno scioglimento. Era già accaduto nel luglio del 1992, ma in quel caso la Giustizia Amministrativa reintegrò il Consiglio Comunale ritenendo il provvedimento illegittimo. Quello dell’aprile 2015, invece, “sopravviverà” al vaglio del TAR Lazio e del Consiglio di Stato.

Scicli. Ci risiamo scriveva il giudice Salvatore Rizza (oggi scomparso) allorché in lontananza incominciavano ad udirsi le sirene dello scioglimento:

“Ancora una volta Scicli corre il rischio di venire dichiarato Comune mafioso e di subire le nefaste conseguenze previste dalla normativa antimafia. Com’è noto, già nel 1992, il centro ibleo dovette sopportare l’onta e le nefaste conseguenze in termini di danni (non solo all’immagine) per effetto di una relazione prefettizia che, con un eufemismo possiamo definire discutibile seguita da una poco meditata proposta di applicazione de plano della procedura interdittale prevista dall’art. 15 bis della legge 55/90, avanzata dal Ministero dell’Interno. Si trattò, come risultò chiaro poco tempo dopo, di un provvedimento errato e maldestro, adottato su sollecitazione di quella che Zagrebelsky chiama “la massa manovrabile”, la quale non ha capito nulla, ma, nell’alternativa tra il dogmatismo di chi ritiene di essere detentore della verità “a priori” e lo scetticismo di chi non sa che fare, reclama l’unica soluzione gradita: il sacrificio della vittima designata.”

Era il settembre 2014. Sette mesi più tardi, Scicli era di nuovo mafiosa.”

Già da domani potrete leggere su NoveTv altre pagine della lunga relazione, (lo ricordiamo oltre 100 pagine)

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