Le indagini esperite da questa Polizia Giudiziaria, sotto la direzione e – più frequentemente – l’intervento del P.M. dott. Vincenzo Calia, hanno permesso di accertare l’esistenza di un superiore disegno tendente ad escludere qualunque relazione tra la morte di Enrico Mattei ed il sequestro di Mauro De Mauro.
I conseguenti depistaggi avevano coinvolto direttamente la Polizia, l’Arma dei Carabinieri e il Servizio Informazioni Difesa (SID).

Dell’intervento del direttore dei Servizi dell’epoca, volto a far cessare le indagini in corso sul movente del sequestro De Mauro, avvenuto proprio durante la detenzione di Antonino Buttafuoco (arrestato il 19/10/1970) e che – come si vedrà più avanti – aveva dato notevole impulso alla “pista Mattei”, ne ha riferito il dott. Ugo SAITO. Questi ha dichiarato: “Era stata imboccata anche dalla Procura e dall’ufficio istruzione (oltre che dalla polizia), con decisione e con convinzione la c.d. “pista Mattei”; e fu appunto percorrendo tale pista che giungemmo alla cattura del rag. Nino Buttafuoco. … Domanda: vorrei sapere da lei eventuali circostanze o fatti che non risultano dalla lettura dell’incarto De Mauro.
Risposta: ricordo benissimo che sin dall’inizio dell’indagine la mia casa si era trasformata in un porto di mare. … Venivano con notevole frequenza Boris Giuliano e il capitano Antonio Russo. … Improvvisamente non ho più visto nessuno. Ciò avvenne ai primi del mese di novembre 1970. Ebbi successivamente occasione di incontrare in Procura Boris Giuliano e siccome i nostri rapporti erano molto cordiali, gli chiesi come procedevano le indagini sulla vicenda De Mauro e come mai, improvvisamente, nessuno pareva più interessarsi a tali investigazioni. Boris Giuliano manifestò il suo stupore per il fatto che io non ero a conoscenza della circostanza che a “Villa Boscogrande”, un night club in località Cardillo, vi era stata una riunione alla quale avevano partecipato i vertici dei Servizi Segreti e i responsabili della Polizia Giudiziaria palermitana. In tale riunione fu impartito l’ordine di “annacquare” le indagini. Giuliano non mi precisò se a tale riunione era egli stesso presente, ma mi raccontò l’episodio come di un fatto certo e di cui io avrei dovuto essere a conoscenza. Giuliano mi precisò anche che era presente il direttore dei Servizi Segreti, facendomene anche il nome: oggi non sono più certo se si trattasse di Miceli o di Santovito. … Prima dell’interruzione delle indagini di cui le ho appena fatto cenno, l’istruttoria era giunta a focalizzare delle responsabilità molto elevate e noi prevedevamo che quando avessimo assunto i provvedimenti opportuni, sarebbe successo un finimondo.
Noi con la Polizia ritenevamo infatti, con assoluta certezza, che De Mauro era stato eliminato perché aveva scoperto qualcosa di eccezionalmente rilevante relativamente alla morte di Enrico Mattei.”

Un singolarissimo (e perciò particolarmente attendibile) riscontro alle affermazioni del dott. Saito proviene dalle dichiarazioni rese da Franca DE MAURO. Infatti, nel relativo verbale compare il seguente aneddoto: “Boris Giuliano mi aveva detto che era sua abitudine non cambiarsi di abito fino a che il caso di cui si stava occupando non fosse stato risolto. Verso il mese di novembre del 1970 Giuliano venne a casa mia con una giacca diversa. Glielo feci notare ed egli mi disse che non sempre si poteva vincere: in quel momento aveva forse perso la speranza di risolvere il caso, ma aggiunse che egli avrebbe comunque continuato ad indagare.”

In conclusione si deve ragionevolmente ritenere che i Servizi, immediatamente dopo il sequestro di De Mauro, erano intervenuti sui carabinieri e che, visti gli sviluppi delle indagini della polizia, il direttore in persona era dovuto andare a Palermo per “ordinare” il blocco delle indagini.

Premesso che appare oramai incontrovertibile, pur con i soli elementi di fatto conosciuti negli anni settanta, che il movente del sequestro del giornalista Mauro De Mauro andava ricercato in qualcosa connesso alla morte di Mattei, appare un vero e proprio “auto depistaggio” quello operato dai CC e già indicato nel precedente § 3.1.. Al riguardo si segnalano le dichiarazioni rese, oltre che da Contrada, sia da Elda BARBIERI DE MAURO (Dalla Chiesa mi disse, a proposito della pista Mattei, “signora non insista su questa tesi, perché, se così fosse, ci troveremmo dinanzi a un delitto di Stato e io non vado contro lo Stato”) sia da Graziano VERZOTTO (“Ho anche detto che DE MAURO era stato sequestrato perché aveva molestato la mafia che trafficava in droga. Ammetto di avere depistato. Tale depistaggio mi venne suggerito dai Carabinieri …”).

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