Nel corso delle investigazioni condotte da questa Polizia Giudiziaria, sono emersi ulteriori e significativi elementi che avvalorano il movente ENI nel sequestro De Mauro. Tali nuovi elementi sono derivati dalla seguente attività:

1.    sono stati risentiti i familiari che, in maniera più organica e prospetticamente più completa dato il tempo trascorso e le conoscenza acquisite, hanno fornito tutte le informazioni in loro possesso sul rapimento e sugli avvenimenti successivi.
2.    sono stati sentiti tutti i giornalisti che, a qualsivoglia titolo, si sono interessati della scomparsa del loro collega e hanno pubblicato libri o articoli.
3.    sono stati sentiti gli appartenenti alle forze di polizia e i magistrati che istituzionalmente si sono interessati del rapimento.
4.    sono  stati acquisiti documenti ritenuti utili a chiarire lo svolgimento dei fatti.
5.    sono state acquisite le dichiarazioni rese sull’argomento dai collaboratori di giustizia.
6. sono state raccolte le importantissime dichiarazioni di Graziano Verzotto.
Le risultanze emerse non non lasciano margini di dubbio al fatto che Mauro De Mauro era stato rapito ed ucciso perché aveva scoperto importanti elementi che avrebbero consentito di stabilire che la morte del presidente Mattei era avvenuta, non a seguito di un incidente, ma per volontà di qualche potente personaggio istituzionale italiano.
Infatti, posto che De Mauro era considerato da tutti un ottimo giornalista, cosa poteva avere scoperto di così importante  che – secondo lui – avrebbe fatto “tremare mezza Italia”?  Le  ipotesi di un traffico di droga o qualunque fatto di mafia locale si auto escludono. Del resto, anche la possibilità che De Mauro avesse scoperto che Mattei era stato vittima di un attentato non avrebbe, di per sé stessa, fatto tremare la “mezza Italia” che, evidentemente, si riferiva agli ambienti che contano.

Franca DE MAURO: riconoscendo come suoi gli appunti manoscritti a forma di diario rinvenuti nel fascicolo della Squadra Mobile della Questura di Palermo, ha ricordato come suo padre, il giorno 14 settembre 1970 (due giorni prima del sequestro), aveva iniziato a raccontare a casa, dopo pranzo, di avere scoperto qualcosa di molto importante sulla morte di Mattei, ucciso per una bomba messa sull’aereo sul quale viaggiava. Tale circostanza  riferita  da  Franca  risulta essere una novità per le indagini, non  essendo  state  mai  verbalizzate  le  analoghe  dichiarazioni  rese   pochi   giorni  dopo  la   scomparsa del padre.
Franca ha inoltre ricordato il comportamento “ambiguo” tenuto dal colonnello Carlo Alberto Dalla Chiesa il quale, a proposito della pista ENI/Mattei, “la trattava come sciocchezze delle quali noi eravamo ingiustificatamente infatuati”.
Tullio DE MAURO, fratello di Mauro, sentito a verbale il 21 febbraio 1996, ha confermato che la nipote Junia, oggi non più in vita, le aveva raccontato “che suo padre aveva fatto cenno di avere trovato cose straordinarie, molto importanti, in relazione alle quale c’entrava un presidente e che ciò aveva relazione con la morte di Mattei”.
Nella  medesima  circostanza  Tullio ha dichiarato di avere appreso, a suo tempo,  dalla cognata Elda De Mauro, il  contenuto  delle  frasi  pronunciate  dal  colonnello Dalla    Chiesa sul “delitto di Stato”.
Elda DE MAURO: sentita a verbale il 27 maggio 1996, ha riferito che: “verso le ore 12,15-12,30 del 14 settembre, mio marito uscì dal giornale e, dopo essere passato da casa per rinfrescarsi, si recò all’E.M.S.. Rientrò a casa verso le 15 e ci sedemmo tutti a tavola. Dopo avere chiacchierato di vari argomenti, io chiesi a mio marito se aveva poi visto VERZOTTO e come era andata. Ci fu una pausa, quasi a voler pesare le parole, dopo di che Mauro disse: “HO SAPUTO UNA COSA …”. E disse ciò con gravità, quasi a voler dire: “adesso vi faccio allibire”. Fu almeno questa la netta impressione mia e delle mie figlie. Suonò quindi il campanello e, mentre io e mia figlia Franca ci alzavamo per vedere chi fosse, mio marito continuò: “… HO SAPUTO CHE IL PRESIDENTE…” e non ho più sentito il seguito perché intanto io e mia figlia Franca ci eravamo allontanate. A.D. Mio marito non si sarebbe mai riferito a VERZOTTO chiamandolo “IL PRESIDENTE”, mentre sono assolutamente certa e glielo ripeto, che mio marito aveva pronunciato quelle frasi subito dopo essere rientrato dalla visita a Verzotto e rispondendo alla mia domanda volta a chiedergli come fosse andato l’incontro.” So che dal 5 settembre avevano ripetutamente telefonato a casa sia ROSI che NOTARIANNI … cercando mio marito. Ma io avevo l’incarico di dire che Mauro non era in casa. … Avevo anche chiesto a mio marito perché si faceva negare ed egli mi aveva risposto dicendo che doveva ancora valutare “se fare una cosa o l’altra”. Io non avevo allora capito a cosa intendeva riferirsi mio marito né, per vero, gli avevo chiesto chiarimenti. Solo successivamente ho compreso che probabilmente egli non aveva ancora deciso se bruciare qualche sua scoperta con il film di Rosi o se utilizzare quel materiale per “prendere la libera docenza”.
–  Junia DE MAURO: non è stata sentita perché non più in vita. I  verbali delle sue dichiarazioni peraltro non necessitano di ulteriori chiarimenti.     Aveva tenuto un diario sul quale aveva scritto gli avvenimenti delle giornate dal 16 settembre all’11 novembre 1970. Tale   diario   era   stato   pubblicato, con   diverse   parti   omesse, in   due puntate, dal settimanale  “Il Mondo” il 3 e il 10 ottobre 1971.
Le parti in grassetto sono quelle non pubblicate e, secondo quanto riferito da Elda De Mauro, i “tagli” (riguardanti Vito Guarrasi) erano stati consigliati dal questore di Palermo LI DONNI al fine di evitare possibili querele.

 

 

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