13 De Mauro

Preliminarmente è utile ricordare la vicenda del tributarista Antonino Buttafuco, arrestato il 19 ottobre 1970 nell’ambito delle indagini sulla pista “ENI/Mattei”, sulla base dei seguenti fatti, tratti direttamente dal diario tenuto da Junia De Mauro, che pare il documento più attendibile tra tutti quelli prodotti, anche dalle autorità inquirenti:
“GIOVEDÌ’ 17 (settembre 1970) – … Né radio, né giornali, né TV avevano dato la notizia, quando alle 21 telefonò Buttafuoco chiedendo se ci fossero ‘novità’; rispose Franca. Non ce ne erano, e riappese.”
“DOMENICA 20 – … La sera, alle 21, al telefono rispondo io. E’ Buttafuoco, ma non vuole notizie, vuole parlare a mamma. … Lui insiste nel volerle parlare. … “non son cose da dire a te, e per telefono. Di alla mamma che ho cose importanti da dirle, e avvertila che sarò da voi tra dieci minuti”.  Del fatto erano stati informati subito i commissari Contrada e Giuliano che avevano consigliato di riceverlo. L’incontro era avvenuto nello studio di Mauro De Mauro alla sola presenza di Elda e Tullio De Mauro. Il colloquio era stato così ricostruito: “… aveva detto” Non sono venuto per confortarvi, ma per esporre la situazione reale: Mauro non è stato attento. Comunque ora ci sono qua io”. … Prima di tutto vuol sapere se mamma è a conoscenza di qualche notizia utile sul sequestro di mio padre. Poi chiede chi della Polizia o di noi abbia toccato fra le sue carte e se è stato trovato qualcosa. Quindi inizia ad elencare una serie di possibili moventi del sequestro, scartandoli immediatamente, senza dare motivazioni. “Agrigento, no. Droga, no. Mafia, no. Caso Tandoj, no. ENI” senza interrogativi, senza negazioni. “Cavaliere, perché dice Eni?” chiese Tullio. “Così l’ho letto sui giornali” quindi … avverte che “Mauro starà via qualche giorno” … continuò dicendo di stare tranquilli, di attendere sue notizie, che lui non sarebbe più venuto a casa nostra perché ora c’era troppa polizia (“Sebbene a me non potranno mai fare niente”).
“MARTEDI’ 22 – … La sera, verso le 22, telefona Buttafuoco; anche lui parla in cifra ma non dietro nostra richiesta. Aveva ‘letto la pratica’ e i documenti sul nostro affare; c’era stata qualche difficoltà, ma grazie all’aiuto di ‘esperti’, la lettura alla fine gli era riuscita chiara. Le cose stavano proprio come lui aveva previsto, aggiunse, un ‘medico’ sarebbe venuto da fuori per visitare il ‘malato’, e soltanto dopo la visita si sarebbe potuto concludere l’affare. Dovevamo star certi del buon esito della faccenda al 98,99 % lui sarebbe andato fuori – sempre per il nostro affare – e si sarebbe fatto sentire entro due o tre giorni.”
“SABATO 26 – Con la posta della mattina arrivò al giornale una busta, contenente un breve tratto di nastro magnetico. … il messaggio diceva “Il De Mauro è vivo, non gli facciamo del male, vogliamo solo ‘chiacchierargli’ bene”. … Passata la mezzanotte ‘legale’ ci giunse la telefonata di Buttafuoco. Disse di chiamare da ‘fuori’. … e chiese subito se avessimo ricevuto qualche ‘messaggio’. Tullio rispose che erano arrivate le solite lettere anonime, ma Buttafuoco precisò “messaggi orali, verbali”. Nell’incertezza, Tullio rispose, interrogativamente, ‘un nastro?’, ‘Esatto’ esclamò il cavaliere. Riconfermò la sua certezza al 99% circa del buon esito del nostro affare”.
“MARTEDI’ 29 – … Tullio si reca all’appuntamento (nello studio di Buttafuoco). …” Dopo diversi discorsi  “a bruciapelo chiese se avessimo ‘più trovato la lettera del barbiere’. Tullio, stupitissimo e preso alla sprovvista, risponde subito di no e chiede di che si tratti. Buttafuoco risponde evasivamente, dopo essersi assicurato della sincerità di Tullio, che si trattava di una sciocchezza, un appunto preso in calce ad una lettera … Domanda subito dopo cosa noi pensiamo della pista ENI. Mio zio risponde che, a noi familiari, in quel momento pareva l’ipotesi più valida e Buttafuoco senza lasciarlo proseguire chiede “E Mauro allora, a chi della famiglia ha eventualmente fatto i nomi dei responsabili della morte di Mattei?” A questo Tullio non poté rispondere, ma non gli disse di quel ‘qualcosa’ che papà mi aveva detto e che non riuscivo a ricordare. … Quindi, spontaneamente, fece (Buttafuoco) un’ipotetica ricostruzione del movente del sequestro, precisando che avrebbe usato i nomi dei presenti a mo’ d’esempio: “Nino Buttafuoco dice una cosa a Mauro. Mauro fa capire a un altro di sapere questa cosa. Questo fa rapire Mauro per sapere cosa Nino Buttafuoco gli abbia detto, e per mettere paura a Nino Buttafuoco.” Ribadì che quell’esempio, nomi a parte, rispecchiava la realtà.”
“MERCOLEDI’ 30 – La mattina stessa è mamma ad andare allo studio di Buttafuoco.” Il ragioniere tranquillizza Elda De Mauro. Parla del sequestro. Chiede copia del nastro e della busta entro il quale era inserito. Fornisce ad Elda un numero  telefonico ‘segreto’ (in realtà riservato, cioè non inserito in elenco). Aggiunge che “bisognava restare ottimisti perché ‘quelli’ volevano solo accertare cosa mio padre realmente sapesse interrogandolo per molti giorni. Domandò ancora se tra le carte di papà si fosse trovato qualcosa di interessante, e vuol sapere che tipo di domande ci facessero i funzionari di polizia.” (non interessava quindi l’attività dei Carabinieri)
“VENERDI’ 2 ottobre – … si decise che mamma avrebbe telefonato a Buttafuoco alle otto e mezza, per fissargli un appuntamento in studio. Ma Buttafuoco preferisce incontrarla all’aperto. Le ricorda di portare manoscritti recenti di papà (per confrontare le grafie) e il nastro con la busta.” Elda, giunta all’appuntamento, era stata accompagnata da Buttafuoco fino all’interno della sua abitazione. “Li mamma ripeté che non intendeva essere confortata e di non avere, in questo caso, bisogno di lui. Buttafuoco negò ancora decisamente d’agire per un simile motivo … Ricordò allora le 98 probabilità a nostro favore, e disse di ‘lasciare all’ENI’ le ultime due.”
“DOMENICA 4 ottobre – Alle 9,45 telefona Buttafuoco, fissando a mamma un appuntamento ‘al solito posto, tre ore prima dell’ultima volta’, ossia nella sua casa alle 15.  Mamma giunge all’appuntamento e trova il cavaliere turbato da un margine di incertezza che non gli permette di stabilire con certezza che l’autore del messaggio è mio padre … Ribadì che le 99 buone probabilità le dettava la scienza e non il cuore, aggiungendo ‘perché Mauro si è fatto scaltro e ora pesa bene le parole’. Rimproverò a mamma d’avere detto alla radio, durante un’intervista, che papà le diceva sempre tutto.”
“MARTEDI’ 6 ottobre – Alle dodici e un quarto precise, presi la telefonata di un esultante Buttafuoco che quasi gridava “va tutto bene! Di alla mamma che va tutto bene … Aspetto la mamma a casa di Pina quattro ore prima della penultima volta” = a casa sua alle 16. … Buttafuoco dice chiaramente “Lei signora deve farsi ricevere dal questore. Si faccia ricevere in colloquio privato – glielo concederà senz’altro – e si faccia dare tutti i nomi su cui stanno indagando, chieda di tutti gli elementi di cui dispongono in quest’indagine. Faccia presente che lei è una pedina importante, e un nome che a loro non dice niente, faccia capire che invece a lei  può dire molte cose … invece verrà a dire tutto a me. … Vada anche dai carabinieri, così non s’insospettiscono, ma è dalla polizia che si deve far dare nomi, fatti, notizie, tutto ciò che sanno su questo caso. Poi venga e mi riferisca tutto. Il pomeriggio, mamma e Tullio, insieme al questore, Mendolia, Contrada e Giuliano, concordano di dargli nomi di scarsa importanza.”

Avvenuto ciò, Buttafuoco, evidentemente per avere esaurito il suo compito, si era “allontanato” bruscamente dalla famiglia De Mauro. Ma vi è un’ultima e importante  annotazione nel diario riguardante il tributarista:

“DOMENICA 11 ottobre – … in una telefonata intercettata dalla polizia, Buttafuoco, placando i timori di un misterioso interlocutore (“no, dica agli amici di Trapani di stare tranquilli: non ci fu ammazzata per il giornalista”) gli aveva annunciato per martedì un incontro importante riguardo ‘all’affare’ di mio padre.”

La cronologia degli eventi permette di avanzare le seguenti ipotesi e, cioè, che Antonino Buttafuoco:

effettivamente era stato coinvolto quanto meno nei fatti seguenti al sequestro;
aveva ricevuto incarico dal mandante del rapimento di cercare i documenti riguardanti l’ENI e Mattei tra le carte del giornalista e di cercare di capire cosa i familiari sapessero della ricerca che Mauro De Mauro aveva svolto per conto del regista Francesco Rosi;
De Mauro non era stato immediatamente ucciso ma interrogato dai rapitori per fargli dire cosa aveva scoperto sulla morte di Mattei e, soprattutto, se aveva dei documenti compromettenti e dove;
inizialmente non era stata prevista la morte del giornalista ma nel corso o a seguito dell’esito degli ‘interrogatori’ era stato ucciso;
Buttafuoco aveva cercato di ottenere la totale fiducia dei familiari di De Mauro raccontando loro parte della verità e montando la storia del nastro, per indurli a considerarlo importante per la sorte del giornalista, e per conoscere le notizie sulla pista ENI/Mattei nonché i movimenti della polizia in tale ambito.

Tutto ciò premesso, anche la vicenda del settimanale “Le Ore”, che pare strettamente legata alla detenzione di Antonino Buttafuoco, si inquadra nell’ambito di una attività ricattatoria basata su conoscenze e possibili  rivelazioni sulle circostanze riguardanti l’uccisione di Enrico Mattei.  E questo, probabilmente,  al fine di sollecitare “chi di dovere” ad attivarsi per fare uscire Buttafuoco dal carcere e dall’intricata storia. Infatti, il 20 novembre 1970 Ugo Moretti, direttore del giornale, aveva presentato alla Procura della Repubblica di Milano una denuncia contro ignoti per l’omicidio in danno di Enrico Mattei, Irnerio Bertuzzi e William Mc Hale. La denuncia era stata trasmessa, il successivo 25 novembre, alla Procura della Repubblica di Pavia per competenza. Sul numero 3 della medesima rivista, che aveva quindi iniziato le pubblicazioni tra la prima e la seconda settimana del novembre 1970, era comparso un articolo titolato sulla copertina: “ECCO LE PROVE DEL DELITTO – OMICIDIO! – DENUNCIATI ALLA PROCURA GLI ASSASSINI DI MATTEI”.
L’articolo in realtà non conteneva concretamente “le prove dell’omicidio Mattei”, né alcuna novità di rilievo. L’unica anomalia riscontrabile nel testo era che si dava per scontato, al contrario delle cronache e degli accertamenti ufficiali, che  Mattei il 26 ottobre 1962 si era recato a Palermo per partecipare a una riunione segreta. E ciò porta direttamente a Vito Guarrasi, indicato dalle cronache giornalistiche come il mandante del sequestro, il quale ha dichiarato ai magistrati e giornalisti di non avere incontrato Mattei nel suo ultimo viaggio  perché questi non era stato a Palermo, contrariamente alle risultanze delle attuali indagini.
Per tornare al giornale “Le Ore della settimana” – e alla connessione di tale articolo con Buttafuoco – va detto che era stato fondato, e ne era redattore capo, da Massimo Balletti, ovvero il genero del tributarista.
Dopo la pubblicazione del predetto articolo su Mattei, in data 5 gennaio 1971, Antonino Buttafuoco era stato scarcerato e successivamente, con sentenza dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo (dr. G. Miccichè) datata 11/1/1983, era stato prosciolto “per non avere commesso il fatto”.
Tale sentenza di primo grado, intervenuta ben 13 anni dopo l’arresto e con la formula più ampia, si commenta da sola alla luce degli elementi a carico.
Si deve quindi concludere che i “forti poteri” intervenuti per “insabbiare” le indagini erano stati sollecitati, con l’articolo apparso su “Le Ore della settimana”, ad attivarsi “anche”  per  Buttafuoco, con esito assolutamente positivo. Va da sé che  quanto appena esposto rafforza ulteriormente il movente ENI nel sequestro di Mauro De Mauro e, conseguentemente, l’ipotesi delittuosa nella morte di Enrico Mattei.

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