14 De MauroFino a questo punto sono state indicate le “presenze” di numerosi elementi e documenti riconducibili al movente “ENI/Mattei” nel sequestro di Mauro De Mauro.    Nel corso delle attuali indagini sono state però rilevate delle “assenze”, cioè la mancanza di documenti e di elementi – alcuni sottratti o mai consegnati –  che confortano ulteriormente la più volte citata “pista ENI”.
Le “assenze” sono state rilevate presso tutti gli uffici che si sono interessati del “caso De Mauro” e sono costituite essenzialmente dalla mancanza di riferimenti, notizie e documenti ricollegabili alle prime e più importanti indagini esperite dalla questura di Palermo nell’ambito del movente “ENI/Mattei”.
Anche le dichiarazioni sull’argomento dei c.d. collaboratori di giustizia si possono inserire nell’ambito del presente paragrafo.

Il ministero dell’interno e il dipartimento della P.S. – direzione centrale della polizia di prevenzione (ex UCIGOS) – hanno fornito tutta la documentazione in possesso su Mattei e De Mauro.
La direzione centrale della polizia di prevenzione ha ereditato l’archivio della soppressa Divisione Affari Riservati. Sono stati acquisiti, in copia, i seguenti fascicoli:

Enrico MATTEI: vi è una relazione riservata, presumibilmente dell’ufficio perché priva di intestazioni, sul conto di Eugenio CEFIS quale possibile candidato per assumere la guida del vertice dell’ENI.  Vi è inoltre una lettera riservata della questura di Milano datata 21/11/70, avente per oggetto: “On.le Ing. Enrico Mattei – Decesso per incidente aviatorio a Bascapè (PV) il 27/10/1962”, che tratta del sequestro De Mauro connesso con il presunto omicidio di Mattei, in relazione al libro “L’assassinio di Mattei” di Bellini e Previdi, pubblicato i primi mesi del 1970. Il documento conclude però che: “Si ha tuttavia l’impressione, confortata da talune indiscrezioni, che la campagna di stampa, peraltro alquanto attenuatasi in questi ultimi giorni, fosse soprattutto una manovra politica tendente a screditare, da una parte, l’on Fanfani, presidente del consiglio all’epoca della disgrazia di Mattei, e, dall’altra, il massimo esponente dell’ENI, Eugenio Cefis.”

Sostanzialmente quindi, nel fascicolo intestato a Mattei non c’è nessuna notizia concreta sul disastro aereo del 27/10/62. L’unico documento esistente che tratta, indirettamente,  la morte di Mattei viene sminuito nella parte finale. Tale conclusione potrebbe essere non priva di una sua logica ma ciò che importa è il fatto che non era stato eseguito il doveroso approfondimento, in negativo o in positivo, sulle gravissime accuse utilizzate per la “campagna di stampa”.
Vito GUARRASI: contiene copia di una relazione riservata della Questura di Palermo sul suo conto, inviata – a richiesta – al presidente della commissione parlamentare antimafia. Tale rapporto informativo non fa alcun cenno delle connessioni, rilevate proprio dalla Squadra Mobile di Palermo,  tra Guarrasi, Buttafuoco e il sequestro di Mauro De Mauro.

Mauro De Mauro: contiene diverse notizie ed atti riguardanti il sequestro ma nulla che si riferisca alle indagini svolte. Vi sono diverse interrogazioni parlamentari con schemi di risposta. Solamente l’interrogazione dell’on. Macaluso, in stretti rapporti con Vito Guarrasi, assume rilievo nell’ottica generale. Infatti, il deputato aveva chiesto ai ministri dell’interno e di grazia e giustizia di sapere se rispondeva al vero che: “le autorità che conducono le indagini sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro avrebbero preso in considerazione la possibilità di collegare la scomparsa del giornalista alle ricerche che stava compiendo sulla morte dell’ingegnere Enrico Mattei. La presa in considerazione di questa traccia fa presumere che le autorità inquirenti abbiano elementi tali da considerare la morte dell’ingegnere Mattei un delitto che ancora oggi qualcuno cerca di coprire. L’interrogante chiede di sapere quindi quali sono questi elementi e se sarà riaperta un’istruttoria sulla morte dell’ingegnere Mattei…”. Lo schema di risposta del ministero dell’interno aveva rassicurato l’interrogante che: “Nel corso delle indagini per la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro gli organi della polizia giudiziaria non si sono occupati della morte dell’ing. Mattei…”.
quotidiano “L’Ora” di Palermo: non vi è nulla di concretamente riferibile al sequestro De Mauro, ad eccezione di qualche articolo pubblicato sull’argomento. E’ stato rinvenuto un’interessante appunto interno che integralmente si trascrive: “4.6.70 Ente Minerario Siciliano, organismo dipendente dal governo regionale, ha effettuato in questi giorni un importante versamento finanziario a favore del giornale “L’Ora” di Palermo, organo del PCI.” L’importanza di tale appunto deve essere sfuggita a chi ha curato la tenuta dei fascicoli in argomento. Infatti il contenuto lega Graziano Verzotto (presidente dell’E.M.S. versante) a Vito Guarrasi (che lo ha collocato alla presidenza e che potrebbe quindi aver favorito il finanziamento) ed entrambi al quotidiano “L’Ora” che, durante le indagini sulla “pista ENI/Mattei” e sull’arresto di Buttafuoco, aveva tenuto un atteggiamento a dir poco sospetto, come più avanti si vedrà.

Il Ministero dell’Interno, in data 3 maggio 1998 ha fornito, altresì, i seguenti fascicoli, provenienti dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale:

Mauro De Mauro: contiene numerosi atti riferiti al sequestro ed alle indagini svolte. Nessun documento però riferisce della pista “ENI/Mattei”. E’ sintomatico che vi siano tutti i riferimenti sulle varie piste seguite dalla polizia ma nessuno sull’indagine principale e più importante. Vi è però un documento la cui rilevanza, anche questa volta, è sfuggita al curatore della pratica: si tratta di un appunto, privo di intestazione, con il quale si riferisce dell’atteggiamento del quotidiano “L’Ora” rispetto alla vicenda del  “Signor x”. In sostanza il direttore Vittorio Nisticò, dopo un litigio con i familiari De Mauro, avrebbe deciso di pubblicare il vero nome del “signor x”, cioè Vito Guarrasi…

In conclusione si deve ritenere che presso tutti gli uffici interessati del ministero dell’interno siano stati “ripuliti” i fascicoli, epurando ogni atto comunque riconducibile all’ENI o a Mattei, salvo naturalmente i pochi documenti sopra illustrati, nei quali, però, la connessione era molto indiretta.
Invero potrebbe esservi una diversa chiave di lettura circa tali “assenze”: poiché dall’alto era arrivato a Palermo l’ordine di non addentrarsi nel lavoro che De Mauro stava svolgendo per conto di Rosi, è verosimile ritenere che le indagini in tale direzione erano state in qualche maniera nascoste ai superiori. L’arresto di Buttafuoco e la conferenza stampa del questore Li Donni, durante la quale aveva dichiarato prossima la soluzione del “caso De Mauro” con importanti novità, aveva quindi reso necessario, come già detto, l’intervento personale del direttore dei Servizi.
Tale ipotesi, se per un verso potrebbe giustificare l’assenza di notizie, su tale filone di indagine, nei rapporti documentali  tra  Palermo e Roma, dall’altro verso però è irragionevole supporre che a Roma non fosse pervenuta, per altra via, la notizia che si stava investigando sul movente “ENI/Mattei”: non fosse altro perché ne avevano scritto tutti i giornali e lo stesso on. Macaluso aveva fornito indicazioni in tale senso con la sua interrogazione parlamentare.

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