L’avvocato Bartolo Iacono, a proposito dell’ultima bufala di Paolo Borrometi, uno dei due ultimi ‘professionisti dell’antimafia’ (l’altro è Giuseppe Antoci), ha pubblicato un post su Facebook che riportiamo integralmente.

Bisogna però prima fare una premessa.

La storia risale ad alcuni mesi fa, quando Paolo Borrometi, il giornalista accreditato in alto loco, come una sorta di eroe e scampato martire dell’antimafia, veniva convocato dalla Commissione Regionale Antimafia, e gli veniva chiesto come mai, lui e l’ex senatore Beppe Lumia, altra intoccabile icona dell’antimafia di professione, avessero sollecitato l’ingiusto scioglimento per mafia del Comune di Scicli. Gli veniva chiesto se avesse pubblicato, sul suo giornale online ‘la Spia’, una lettera in cui era scritto, chiaramente, che quello scioglimento era per lo meno strano e del tutto ingiustificato. Grazie ad un’accurata indagine dell’Antimafia Regionale e, grazie anche all’avvocato Bartolo Iacono, difensore dell’allora sindaco di Scicli, Francesco Susino, si è scoperto, carte alla mano, che riguardo a questa controversa storia si intravede l’ombra dei servizi segreti. Già in quella lettera, firmata nel 2015 da autorevoli personalità, e tra queste il celebre e compianto pittore Guccione e l’ex magistrato Santiapichi, si metteva in dubbio la legittimità di quello scioglimento.

Ecco perché il presidente dell’Antimafia Regionale, Claudio Fava, ha chiesto al Borrometi, nel frattempo nominato vice direttore dell’AGI, l’agenzia di stampa dell’ENI, una multinazionale in cui i servizi segreti sono di casa, se avesse pubblicato, all’epoca di quegli inquietanti fatti, quell’autorevole ed accorato appello contro lo scioglimento per mafia di Scicli. Il Borrometi ha riferito che non se lo ricordava. Fava gli ha fatto rilevare, sito internet alla mano, che nel suo giornale non c’era traccia di quella lettera. Mentre c’erano, di contro, solo attacchi furenti suoi e di Lumia, a favore di quell’ingiusto scioglimento.

A quel punto, visibilmente turbato e disorientato, il Borrometi, tornato a casa, ci avrà probabilmente riflettuto, e si è fatto venire un lampo di genio. Visto che Fava aveva fatto cercare, persino da esperti informatici, se c’era o no quel servizio relativo a quella lettera aperta e, sino al giorno in cui il Borrometi è stato sentito dalla Commissione Regionale Antimafia, di quell’articolo non c’era traccia, che fa?

Cerca di rimediare. Considerato che nel corso dell’audizione non aveva saputo rispondere, rifà i compiti a casa. Qualche giorno dopo, improvvisamente, compare un articolo sul suo giornale, datato 2015, anno dello scioglimento di Scicli, ma caricato, ovviamente, nel 2020, ossia qualche giorno dopo la sua audizione in Commissione Antimafia. A quel punto tutto sembra assai chiaro. Preso alla sprovvista, il Borrometi tenta di dimostrare, con questo suo maldestro tentativo, di essere un giornalista imparziale. Tenta così, in cuor suo o di altri, di sanare quel suo errore, che è quello di avere sollecitato lo scioglimento di Scicli, di concerto con l’allora senatore antimafia per eccellenza, Beppe Lumia, per motivi che poco avevano a che fare con la lotta alla mafia e molto invece avevano a che fare con i servizi segreti, l’ENI ed il business delle discariche. Dopo essere stato, per così dire sgamato, che fa? Probabilmente tenta di metterci una pezza che si rivela peggiore del buco. Carica ora per allora quella famosa lettera, da lui accuratamente ignorata all’atto dello scioglimento del Comune di Scicli, nel tentativo di dimostrare che era ed è equidistante da tutti. In realtà anche le pietre lo sanno che lui è invece ‘equivicino’ e non equidistante, non solo dall’ENI, ma anche dal Vaticano. Il Borrometi infatti presta servizio presso le emittenti vaticane, assieme ad un suo illustre collega, Vincenzo Morgante, già direttore di tutte le testate giornalistiche regionali della RAI, nonché pupillo dell’ex paladino dell’antimafia, Antonello Montante, già condannato a 14 anni di reclusione per associazione a delinquere, corruzione e spionaggio. E per giunta, dopo l’apparizione sul suo sito di quella lettera, che prima non c’era, il Borrometi denuncia pubblicamente la Commissione Regionale Antimafia, per avere affermato il falso. Il tutto va a finire in Procura ed adesso, ultima trovata del nostro eroe, il Borrometi ha denunciato che il suo sito è stato oggetto di accessi abusivi.

A questo punto ecco a voi la piccata risposta, a quest’ultima trovata di Borrometi, dell’avvocato Iacono:

“Falso grossolano ! Il cd falso grossolano (tanto da essere immediatamente riconoscibile) non è neppure reato ( proprio perché non è idoneo a ingannare chicchessia). Ho letto un articolo di Paolo Borrometi secondo cui qualche giorno prima della sua audizione in Commissione Antimafia qualcuno avrebbe hackerato il suo sito web (quello de La Spia) cancellato un articolo del 2015 e ripubblicato con la data del giorno successivo alla sua audizione. Chi ha un minimo di buon senso capisce che si tratta di una stronzata mostruosa. Qualcuno sapeva in anticipo che il Presidente Fava gli avrebbe chiesto dell’articolo o della mancata pubblicazione di una notizia rilevante ed agito di conseguenza. Domande: chi poteva sapere delle domande del Presidente se non il presidente stesso o altri componenti della commissione ? Allora la Commissione è stata tratta in inganno dall’hacker o è complice dell’hacker ? Allora il Borrometi è vittima di un complotto ordito dalla Commissione o dal suo presidente o è il solito imbroglione che oramai ha perso ogni forma di credibilità e si aggrappa disperatamente a qualsiasi menzogna pur di rimanere a galla ! Borrometi querelami anche per questo post”.

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