Francesco Rosi, nel luglio del 1970, come è noto, aveva dato incarico a Mauro De Mauro di ricostruire le ultime due giornate siciliane di Enrico Mattei, in funzione del film di prossima realizzazione “Il caso Mattei”. Il film si riproponeva, quanto meno nelle premesse, di presentare l’ipotesi di sabotaggio all’aereo del presidente dell’E.N.I.. Ciò si può dedurre dal titolo stesso del film, nonché dal fatto che Bellini e Previdi, autori del libro “L’assassinio di Mattei”, erano stati contattati dalla produzione del film per fornire la loro collaborazione nella presceneggiatura. Il sequestro di Mauro De Mauro e alcuni interventi nei confronti di Rosi avevano di fatto modificato la sceneggiatura del film? Così pare. Per iniziare, era circolata voce che l’E.N.I. di Cefis avesse finanziato la realizzazione del film. L’accertamento di tale circostanza è rilevante perché poteva costituire la contropartita alla variazione della storia.
Dal diario di Junia De Mauro, nella parte mai pubblicata, al giorno 31 ottobre si legge: “La sera un inviato dice di aver appreso da CATTANEI (presidente della commissione parlamentare antimafia) che il film di Rosi su Mattei veniva finanziato da Eugenio Cefis”. Il riscontro è negli atti ufficiali della commissione antimafia. Nel corso dell’audizione di Graziano Verzotto un commissario, il senatore Li Causi, aveva domandato: “A Rosi chi commissionò il film?” Verzotto aveva risposto di non saperlo e Li Causi aveva allora commentato: “pare che il presidente dell’ENI abbia spinto Rosi a realizzare il film.”  Tale affermazione è evidentemente ironica.
Le negazioni di Francesco Rosi che il film fosse stato commissionato e finanziato dall’ENI e che, a causa del sequestro De Mauro, fosse stata modificato la storia, sono poco attendibili. E’ più attendibile e concreto il timore che aveva preso il regista nel corso della preparazione del lungometraggio. Sono infatti state raccolte le seguenti dichiarazioni:

Paolo Pietroni: “Fui inoltre molto colpito dalla visita che Nese ed io facemmo al regista Rosi … Egli in sostanze temeva che prima di finire il film potesse capitargli qualcosa di fisico, ma, poiché il film non conteneva nulla di sconvolgente, io pensai che egli avesse per paura mutato o addolcito il contenuto del film. … Mi parve che Rosi ci parlava come preoccupato che noi potessimo dire a qualcuno che egli era a conoscenza di informazioni importanti sulla morte di Mattei …”
Gino MILLOZZA, organizzatore generale del film: “Durante la lavorazione del film ricordo che un rappresentante di una società petrolifera (Vincenzo Cazzaniga della ESSO), una delle sette sorelle, aveva più volte invitato me e Rosi ad andare in ufficio a parlare e al nostro rifiuto, ci chiedeva sempre se avevamo trovato qualcosa cioè se avevamo scoperto chi aveva ucciso Mattei. Ricordo che Rosi aveva paura ad andare perché si diceva allora che erano state le sette sorelle ad uccidere Mattei. … Ricordo che Rosi, che voleva sempre viaggiare con macchine di lusso, alla mia richiesta di noleggiare un’auto per andare al Tribunale di Palermo (perché convocato dal G.I. Fratantonio), mi aveva risposto ‘è meglio se andiamo in autobus perché lì è più difficile che ci uccidano’. Voglio cioè dire che Rosi era molto timoroso su tutto quello che riguardava il film e il caso De Mauro”.
Francesco Rosi: “Ho invece ricevuto delle minacce. La prima risale ad un momento successivo alla scomparsa di De Mauro, ma prima che io avessi cominciato a girare il film. Ricevetti a casa una telefonata … Questo signore mi aveva detto di avere colto casualmente la conversazione di due persone che parlavano del mio progetto di film e della quale conversazione egli mi voleva mettere a conoscenza e a tale scopo egli chiedeva di incontrarmi. Rifiutai l’incontro … Una seconda minaccia è stata invece ricevuta dalla mia governante, alla quale – sempre per telefono – era stato dato incarico di riferirmi di stare attento alle mie gambe e a quelle di mia figlia … Mi sembra di ricordare che all’epoca di questa seconda minaccia io non avevo ancora cominciato a girare …”

Circa poi l’esistenza di un controllo sul film da parte dell’ENI, celato con la collaborazione fornita nella pratica realizzazione (sono stati prestati i mezzi, le strutture fisse e gli alloggiamenti del gruppo ENI, cioè un consistente aiuto economico), finalizzato a salvaguardare l’immagine dell’ENI e del presidente Cefis, non vi sono dubbi di alcun genere. Infatti, sul punto sono state raccolte le seguenti dichiarazioni:

Franco Briatico, all’epoca assistente speciale del presidente Cefis: “Io ho seguito la fase di preparazione del film per ciò che concerneva l’aspetto informativo della figura di Mattei e dell’ambiente nel quale operava.”
Leonid Kolosov, all’epoca tenente del KGB, con l’incarico  “coperto” di inviato a Roma del giornale “Izvestija” di Mosca: “Circa due anni fa, dopo l’anteprima del film “Enrico Mattei” a cui assistette un circolo ristretto di persone, chiesi a Rosi quali fossero le cause della tragica morte del presidente dell’ENI; lui si strinse nelle spalle e con aria desolata disse: ‘Io ho solo voluto una volta di più attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle circostanze della sua morte, circostanze che non ho potuto chiarire fino in fondo per motivi che non dipendono da me’ …”.
Pasquale Ojetti: “Durante la realizzazione del film io sono stato incaricato dall’ufficio delle pubbliche relazioni dell’ENI di accompagnare la troupe di Rosi nella realizzazione del film. La ragione di questo incarico era di agevolare le riprese sia in Italia che all’estero. Avevo dunque un incarico di consulenza per l’ENI e in pieno accordo con il regista Rosi si lavorava per evitare di dire inesattezze.”
E il controllo sull’operato di Rosi era arrivato anche dalla ESSO Standard Oil italiana. Vincenzo Cazzaniga, allora presidente della ESSO Italia, ha così ricordato Rosi e il suo film: “… attraverso il mio capo ufficio relazioni esterne, avevo invitato e parlato con il regista Rosi Francesco nel mio ufficio. Motivo dell’incontro che io avevo desiderato era quello di avere con il regista un chiarimento su alcuni aspetti della storia del film in fase di realizzazione sulla vita e sulla morte di Mattei. Infatti avevo ricevuto voci su notizie che sarebbero state presentate nel film e che non rappresentavano la verità. … Non ricordo chi mi aveva fatto pervenire tali voci, ma credo che provenissero dai pettegolezzi del nostro ambiente petrolifero.”
Insomma, la preparazione del film era stata movimentate perché aveva subito pressioni di un certo livello. Le “preoccupazioni” del regista Rosi appaiono quindi, sotto un certo aspetto, più che giustificate e rappresentano la sintomatologia di un “qualcosa non andava” nel film che aveva infine proposto, parallelamente, le due ipotesi di incidente e sabotaggio, senza adombrare alcuna responsabilità a carico dell’ENI e del suo presidente Eugenio Cefis.
In ogni caso sarebbe definitivamente chiarita tutta la vicenda potendo dare una risposta alla domanda “perché, proprio nel 1970, era stato deciso di fare il film su Mattei basandolo sulla teoria di Bellini e Previdi del sabotaggio, esposta nel libro pubblicato nel medesimo anno?”
Vi era stato un disegno complessivo volto ad esautorare Cefis?: pare di si. Al riguardo si veda il successivo [paragrafo]. (antefatto al sequestro De Mauro).

 

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