CARRO ARMATO

Il rapporto paritario con la politica dura sino a Tangentopoli, quando la magistratura assume un ruolo preponderante: «Non si tratta più», nota Airoma, «di un giudice che fa politica (seppur sotto l’ombrello del richiamo alla costituzione materiale), ma di un giudice che ritiene di essere investito della missione di giudicare la politica stessa e non solo gli atti dei politici, se di rilievo penale». Rende bene la metafora: «I magistrati erano stati fatti salire sul carro armato e da quel carro armato non intendevano scendere più». Da allora è stato un crescendo. La giurisdizione si è proclamata «supremo potere con connotazioni di superiorità etica». E questo mentre i magistrati hanno adottato i vizi dei politici, tanto che le loro correnti «si presentano sempre più come compagnie di assicurazione e di sostegno nella scalata ad incarichi di vertice», come il caso Palamara ha dimostrato di recente

https://www.facebook.com/groups/558962841617089/permalink/741972679982770/?sfnsn=scwspwa

Rispondi