Guarrasi stava per essere arrestato quale responsabile del sequestro: tanto risulta inequivocabilmente e all’argomento, molto ampio, è stato dedicato il successivo § 6.
De Mauro era ottimo conoscente di Verzotto e si fidava di lui: ciò è stato dichiarato dallo stesso Verzotto al P.M. di Pavia il 16/2/1996 e risulta dal diario di Pompeo Colajanni (amico dai tempi partigiani di Mattei);
De Mauro aveva lungamente parlato con Verzotto delle ultime due giornate di Mattei in Sicilia: è stato dichiarato dallo stesso Verzotto in una intervista rilasciata al quotidiano “L’Ora” di Palermo. In particolare aveva detto che “Ricordo che parlammo a lungo, ma sostanzialmente non facemmo che ripetere le cose che avevamo detto otto anni fa, subito dopo la morte di Mattei, allorché cercammo di ricostruire tutte le mosse, gli incontri, i tempi della permanenza di Mattei in Sicilia. De Mauro allora fu incaricato di fare dei servizi su questo argomento ed io lo aiutai raccontandogli tutto quello che sapevo”;
Verzotto, nel 1970, era in “guerra aperta” con Eugenio Cefis per la storia del metanodotto: è stato detto più volte da Verzotto. In particolare al P.M. di Pavia l’8/11/1995 ha dichiarato “Con la morte di Mattei e l’avvento di Cefis, io sono stato gradualmente esautorato e quindi costretto a dimettermi. Io non ho mai avuto alcun rapporto con Eugenio Cefis, anche se la mia sensazione era di essere stato esautorato per avere calpestato interessi economici rilevanti. Circolava infatti voce che tutte le difficoltà frapposte dall’ENI alla realizzazione del metanodotto tra l’Italia e l’Algeria, di cui era l’ideatore e il presidente della società che avrebbe dovuto costruirlo, fossero dovute al fatto che c’era chi riteneva più sicuro e conveniente che il gas algerino fosse trasportato in Italia liquefatto in apposite metaniere. Si diceva anche che tali metaniere appartenessero ad una società che trasportava il metano alla stazione di rigassificazione di La Spezia, della SNAM, e che soci diretti o occulti di tale società fossero Cefis, Cazzaniga, Fornara e Girotti”.

Delle metaniere ha pure parlato Mario Pirani, il quale ha dichiarato che “Si parlò all’epoca di un grosso giro di interessi personali nella costruzione e nella gestione di tali metaniere”;
Verzotto aveva parlato con De Mauro del metanodotto: è stato dichiarato da Verzotto nella già citata intervista all’Ora, pubblicata il 23-24 ottobre 1970. Infatti vi si legge: “D. nelle dichiarazioni del prof. De Mauro si fa riferimento non soltanto alla morte di Mattei ma anche al contrastato progetto del metanodotto fra Algeria e Sicilia. In che termini ne parlò lei con Mauro De Mauro? R. Molto dettagliatamente ne parlai con il giornalista Marcelli che condusse l’anno scorso un’inchiesta per “L’Ora” su problemi economici siciliani. All’intervista partecipò Mauro. Anzi l’incontro avvenne proprio a casa sua durante una colazione. Come le ho già detto, con Mauro siamo da tempo in rapporti molto amichevoli … C’è una inesattezza nelle dichiarazioni del fratello di De Mauro. Egli afferma che ultimamente io avrei abbandonato il progetto. E’ una notizia sbagliata, forse per una deformazione subita nella affrettata trasmissione mentre era in corso qui all’E.M.S. una riunione in cui si trattava anche di questo argomento. In verità l’EMS e io personalmente siamo come prima e più di prima impegnati fino in fondo nel progetto del metanodotto.”;
Verzotto aveva utilizzato De Mauro – con la verità su Mattei – per estromettere Cefis: riscontro indiretto è fornito da Verzotto nel proseguimento della citata intervista del 23 ottobre 1970, cioè un mese circa dopo il sequestro. Infatti Verzotto, alla domanda dell’intervistatore “se il progetto incontra ostacoli”, aveva risposto che “…C’è stata fino a qualche tempo fa un’opposizione dell’ENI che preferisce trasportare il metano algerino con le navi cisterna liquefacendolo ai porti di imbarco e rigassificandolo nei porti di arrivo, così come fanno le altre compagnie petrolifere. Ma ora l’atteggiamento dell’ENI è mutato e anche quello della ESSO italiana, per esempio. Insomma attorno a questa questione non può dirsi che vi sia in atto uno scontro così aspro e drammatico come c’era al tempo di Mattei fra l’ENI e le sette sorelle. In quel clima tutti i dubbi sulla morte di Mattei furono possibili. Il clima odierno non è da delitto”.
Con tale dichiarazione Verzotto aveva lanciato chiari messaggi, rassicuranti da un lato e ulteriormente intimidatori dall’altro lato, per indurre l’ENI e la ESSO a non ostacolarlo più;
Cefis, nel 1970, era stato oggetto di attacchi personali al fine di estrometterlo dall’ENI: tanto risulta da tutti i documenti ufficiali, dal tenore di tutta la presente relazione e, in ultimo, dalle dichiarazioni di Graziano Verzotto rese a questa p.g.;
Cefis non voleva la costruzione del metanodotto: la circostanza si evidenzia da sé. Inoltre l’ENI aveva una quota del 20% nella società incaricata della costruzione, acquisita – secondo Verzotto – proprio per sabotare dall’interno il progetto.
Inoltre, nel fascicolo dei Carabinieri di Palermo riguardante le indagini sulla scomparsa di Mauro De Mauro, vi sono due appunti sull’argomento “pista ENI” predisposti dal cap. Russo. Nel primo è annotato: “Contrasti tra ENI ed altra società metanodotto – B. 25.9.70” dove B. indica l’informatore, così come interpretato da Angelo Tateo, oggi colonnello dei carabinieri in pensione e all’epoca tenente e primo collaboratore di Russo. Nel secondo è annotato: “ Il Buttafuoco, … , si ritiene sia stato incaricato di prendere contatti con la famiglia De Mauro al fine di accertare se e cosa di compromettente potesse avere il De Mauro. In tale ipotesi non si esclude che egli cercasse un qualche appunto relativo alla realizzazione di un metanodotto (Algeria-Palermo) della prevista spesa di 500 miliardi, la cui realizzazione starebbe particolarmente a cuore di “”Verzotto”” osteggiato da “”Cefis””(sostituto di Mattei, che avrebbe quale consulente il Guarrasi).”;

Anche il già citato Mario Pirani aveva riferito al P.M. di Pavia del voltafaccia di Cefis rispetto alla realizzazione del metanodotto che era stato progettato da Mattei, sia pure su un tragitto che non interessava la Sicilia;
La ricerca di De Mauro su Mattei si era innestata nel periodo di contesa per il metanodotto: anche tale affermazione si evidenzia da sé. Peraltro, nella più volte citata intervista a Verzotto pubblicata il 23-24 ottobre 1970, il giornalista, rifacendosi alle dichiarazioni di Tullio De Mauro, aveva messo in relazione il sequestro con la vicenda del metanodotto;
Verzotto aveva chiesto al presidente Mattei di andare ancora in Sicilia ed aveva organizzato il programma delle due giornate: è lo stesso Verzotto che, per la prima volta, ha “ammesso” la circostanza al P.M. di Pavia in data 8/11/1995. Infatti ha dichiarato: “D’Angelo mi incitò, con vive pressioni, a fare in modo che Mattei anticipasse il più possibile l’incontro con la popolazione di Gagliano Castelferrato, allo scopo – come egli mi aveva detto – di tranquillizzare la gente. Io riversai tale esigenza direttamente a Roma, non rammento se a Gandolfi, a Ruffolo (mio diretto superiore) o personalmente a Enrico Mattei. Non escludo comunque di aver potuto telefonare al presidente dell’ENI, nel suo ufficio, per rappresentargli tale esigenza. Le ribadisco che è certamente possibile che io abbia fatto tale telefonata e che anche a seguito di tale telefonata Mattei si sia indotto a tornare dopo pochi giorni in Sicilia. Ricordo comunque che solo pochi giorni prima del 26/10/1962 mi giunse da Roma la richiesta di organizzare la visita di Mattei a Gagliano Castelferrato per il 27/10/1962”;
De Mauro, con le notizie avute da Verzotto, si era imbattuto in Vito Guarrasi: è sempre Verzotto che ha confermato, sia pure indirettamente, la circostanza. Nel verbale delle sue dichiarazioni rese al P.M. di Pavia, in data 11/3/1996, si legge: “A.D. E’ vero che fui io a consigliare a De Mauro di recarsi dall’avvocato Guarrasi per avere utili informazioni circa la ricostruzione dell’ultimo viaggio di Mattei in Sicilia per conto di Rosi. … De Mauro mi riferì poi che Guarrasi non gli aveva dato alcuna utile risposta. Lo stesso Guarrasi mi rimproverò per avergli mandato De Mauro in quanto si dichiarava contrario a tutte le interviste.”. Perché il rimprovero visto che era stato lo stesso Guarrasi che aveva invitato De Mauro (a una sua richiesta di incontrasi) e poi lo aveva congedato scusandosi per l’inutile visita, non avendo egli nulla da raccontare perché, il 26/27 ottobre 1962, Mattei non era andato a Palermo? E, perciò, il motivo di risentimento di Guarrasi doveva essere stato nell’argomento trattato dal giornalista. Infatti, appare strano che Verzotto, organizzatore del soggiorno di Mattei in Sicilia e, pertanto, a conoscenza del programma, avesse mandato De Mauro da Guarrasi che pure, almeno ufficialmente, non aveva avuto alcun contatto con il presidente dell’ENI. E’ evidente che invece un valido motivo per l’incontro ci doveva essere stato al punto che Guarrasi, consulente dell’E.M.S., lo aveva rimproverato.
E’ comunque lo stesso Guarrasi che fornisce una sua versione e che tenta di riversare sospetti su Verzotto in ordine alla morte di Mattei. Infatti ha dichiarato: “E’ assolutamente falso che il contatto tra me e De Mauro sia stato creato da Graziano Verzotto. … E’ inoltre inverosimile che possa essere stato lo stesso Verzotto a consigliare a De Mauro di incontrarmi, per informarsi su circostanze relative al soggiorno di Mattei a Gagliano Castelferrato, in quanto egli, quale addetto alla pubbliche relazioni dell’ENI in Sicilia, non poteva non sapere che io non ero presente a Gagliano Castelferrato. Ritengo invece verosimile che a Gagliano Castelferrato fosse presente proprio Graziano Verzotto …”;
E Verzotto aveva dichiarato che: “Al consiglio di amministrazione ritengo che non poteva non essere presente anche l’avv. Guarrasi, il creatore dell’ANIC-GELA …”
Scambio di “cortesie” dalle quali emerge che uno dei due mente sul come è avvenuto l’incontro con De Mauro.
Mattei, contrariamente al programma e alle varie ricostruzioni fatte sul suo ultimo viaggio, effettivamente era stato – quindi segretamente – a Palermo a una riunione alla quale poteva aver partecipato Vito Guarrasi: la prima parte dell’assunto risulta da diverse fonti. Ed è importante perché forse legata a Guarrasi; Questi, sentito all’epoca dal G.I. Fratantonio di Palermo e oggi dal P.M. di Pavia, ha voluto precisare di non aver incontrato Mattei in occasione del suo ultimo viaggio in Sicilia perché il presidente dell’ENI non era andato a Palermo.
La prima fonte è costituita dal diario di Pompeo Colajanni, amico di Mattei dal periodo partigiano, nel quale è annotato l’esito dell’incontro con De Mauro in relazione alla ricerca in atto per conto di Rosi. Vi si legge:“Colloquio con D.M. sugli ultimi giorni di Mattei: 26-27 ott. 62. … D.M.: ho fiducia solo in te ed in Verzotto … Andai con jet l’indomani con Mattei da Gela a Palermo”
Tali appunti sono importanti perché provano che De Mauro, contrariamente a quanto asserito dalla polizia, si stava interessando del possibile attentato a Mattei. Inoltre indicano che De Mauro, per ciò che concerneva la ricerca su Mattei, si fidava solo di Verzotto e di Colajanni. Vi sono poi le dichiarazioni rese da Campelli Mario, all’epoca capo del personale di Gela, il quale ha riferito che: “Ho anche memoria del fatto che Mattei venne raggiunto a Gela da alcuni politici palermitani, tra i quali Verzotto e D’Angelo, per poi spostarsi a Palermo per una riunione politica”
Vi sono ancora le intercettazioni telefoniche eseguite da questa P.G. sull’utenza in uso a Verzotto. Il giorno 4/11/1995 la moglie Nicotra Mary, parlando con una donna sconosciuta racconta dell’ultimo viaggio di Mattei in Sicilia. Durante la conversazione Nicotra dà per scontato il viaggio di Mattei a Palermo.
In ultimo, sul giornale “Le Ore della settimana” del quale si è già detto, in un articolo ricattatorio ed intitolato “Mattei è stato ucciso”, compare la seguente indicazione “Negli ultimi due giorni di vita di Enrico Mattei c’è un vuoto di poche ore. In quelle poche ore c’è la spiegazione della tragedia di Bascapè. Sono poche ore che Enrico Mattei trascorse a Palermo, la città dove è scomparso De Mauro …”
Vito Guarrasi, proprio il 26 ottobre 1962, apparentemente era stato estromesso completamente dall’ENI a richiesta di Giuseppe D’Angelo: che Mattei sapesse benissimo chi era e cosa rappresentava in Sicilia Vito Guarrasi, a “libro paga” dell’ENI quale consulente, è desumibile, oltre che dalla logica, anche dalle dichiarazioni rese in merito da Raffaele Girotti (vice presidente ENI con Mattei e successivamente con Cefis), il quale aveva mantenuto Guarrasi come consulente ENI anche nel corso della sua presidenza: “Ho conosciuto naturalmente Vito Guarrasi … Non sono a conoscenza del motivo per cui Mattei lo aveva estromesso dall’ENI ma a titolo personale avevo pensato che ciò fosse avvenuto in seguito alle voci contrastanti che circolavano su Guarrasi e che lo davano come appartenente alla mafia o contiguo alla mafia o comunque con collegamenti con la mafia.”
Quindi secondo Girotti, che non era un dirigente qualsiasi all’ENI, Guarrasi era stato effettivamente estromesso dall’ENI. Sulle motivazioni sarebbe quasi superfluo fare commenti: sono palesemente reticenti perché semmai è vero l’inverso e, cioè, che Guarrasi era divenuto consulente dell’ENI (come di tutte le società più importanti in Sicilia e a livelle nazionale) proprio perché “contiguo” alla mafia.
Cenno dell’estromissione di Guarrasi dall’ENI su pressione di Giuseppe D’Angelo si trova inoltre in due documenti. Il primo è la più volte citata relazione della commissione antimafia, mentre il secondo è un appunto riservato predisposto dal questore Angelo Mangano il 10/11/1970.
Di fatto Guarrasi aveva dato le dimissioni dal consiglio di amministrazione dell’ANIC – Gela nel 1960, e lui stesso le aveva poste in relazione alle “pressioni del presidente della Regione”;
Infine Verzotto ha dichiarato al P.M. di Pavia che “Ho saputo che Guarrasi era stato allontanato dal consiglio di amministrazione dell’ANIC-GELA soltanto a cose avvenute…”
Premesso che il motivo di attrito tra D’Angelo e Mattei era stato il rapporto dell’ENI con Guarrasi, e nell’ipotesi che Guarrasi (come chiaramente emerge dalla sua biografia) fosse diventato consulente dell’ENI quale rappresentante della mafia, è possibile ipotizzare che Mattei lo avesse estromesso completamente senza comunicarglielo personalmente? E poteva Mattei attendere che Guarrasi venisse informato di tale grave decisione da altri? Quindi il fatto che Mattei, come pare, fosse andato a Palermo, fornisce una possibile risposta ai due interrogativi appena formulati.
Quanto al ruolo di Guarrasi quale rappresentante della mafia, va aggiunto quanto detto da Verzotto e, cioè, che “Lo stesso D’Angelo, fiero avversario di Guarrasi e mio successore all’E.M.S., è ricorso alla collaborazione di Guarrasi”;
Il 14/9/1979, due giorni prima del sequestro, De Mauro aveva avuto un fugace incontro con Verzotto: è lo stesso Verzotto a dichiararlo, oltre che ai giudici di Palermo, al P.M. di Pavia, aggiungendo però a quest’ultimo magistrato l’importante elemento riguardante il copione in possesso di De Mauro e mai ritrovato. Incontro che inizialmente aveva taciuto agli inquirenti e che era emerso dalle dichiarazioni dei familiari del giornalista. Infatti, come già precedentemente detto, Elda e Junia De Mauro avevano dichiarato che Mauro aveva fatto a loro la confidenza di una grossa scoperta su un presidente, proprio al ritorno dall’E.M.S. del 14/10 e a seguito della domanda fattagli da Elda sul come era andato l’incontro con Verzotto.
I sequestratori avevano interrogato su De Mauro per sapere cosa aveva scoperto su Mattei e se aveva dei documenti a tale riguardo: tale affermazione trova conforto in quanto detto precedentemente su Antonino Buttafuoco e sugli elementi utilizzati per il suo arresto, oltre che dall’esame obiettivo della dinamica del sequestro;
Il sequestro era servito anche a spaventare Graziano Verzotto: questa teoria, che è coerente con tutto quanto detto fino ad ora, era stata proposta come veritiera da Antonino Buttafuoco. Nel diario di Junia De Mauro risulta la seguente annotazione al giorno 29/9/1970: “Quindi, spontaneamente, fece (Buttafuoco) un’ipotetica ricostruzione del movente del sequestro, precisando che avrebbe usato i nomi dei presenti a mo’ d’esempio: “Nino Buttafuoco dice una cosa a Mauro. Mauro fa capire a un altro di sapere questa cosa. Questo fa rapire Mauro per sapere cosa Nino Buttafuoco gli abbia detto, e per mettere paura a Nino Buttafuoco.” Ribadì che quell’esempio, nomi a parte, rispecchiava la realtà.” E’ sufficiente sostituire i nomi con quelli di Guarrasi e Verzotto per dare un senso compiuto alla “verità” di Buttafuoco; Comunque Verzotto aveva dato un grosso contributo ad ostacolare le indagini sul sequestro De Mauro, dichiarando, prima alla stampa e poi ai carabinieri di Palermo, che a “suo avviso” Mauro De Mauro era stato sequestrato per motivi di mafia e droga. E, vedi il caso, tale dichiarazione alla stampa era stata fatta in occasione dell’intervista, pubblicata da “L’Ora” il 23-24 ottobre 1970, con la quale Verzotto aveva ribadito la sua volontà di proseguire nel progetto del metanodotto, “non più ostacolato” dall’ENI e dalla ESSO. Ciò consente di stabilire che Verzotto poteva essere solo spaventato e non era possibile prendere provvedimenti più drastici nei suoi confronti. Perché? Ancora una volta la risposta la fornisce lo stesso Verzotto, con una intervista concessa ad un giornalista del “Corriere della Sera” (pubblicate il 22/6/1975) mentre era latitante a Beirut per i fondi neri dell’E.M.S.. L’articolo era intitolato “Verzotto in Libano ha paura – ‘Non hanno rinunciato a uccidermi’. Il testo conteneva dei riferimenti interessanti per l’argomento ora trattato. Verzotto aveva detto di aver rilasciato una intervista registrata ad un giornalista romano a casa di De Mauro ed aveva aggiunto “Chissà che fine ha fatto (il nastro) forse conteneva spunti interessanti”. E il giornalista, nel proporre la rassegna “di alcuni nomi, alcune situazioni che in ipotesi potrebbero aver congiurato contro De Mauro prima e contro di lei dopo”, aveva ‘gettato’ un nome (senza indicarlo nell’articolo) spesso ricorrente a Palermo “tutte le volte che è sorta una occasione per fare della fantapolitica in chiave di giallo” . Verzotto aveva risposto “Secondo me quello non c’entra però consiglierei un’assicurazione sulla vita a chiunque si trovasse a tagliargli la strada”. Il nome fatto dal giornalista era quello di Vito Guarrasi.
Verzotto aveva riproposto, come nel 1970, messaggi occulti (ma neanche tanto) nei confronti dei suoi amici/nemici: rassicurazioni da un lato e minacce dall’altro.
Ecco quindi: partita e contropartita giocata dopo e a causa del sequestro De Mauro e basata su un segreto riguardante Enrico Mattei.
A proposito di velate minacce ed assicurazioni sul mantenimento del segreto, altro elemento che comprova il ruolo attribuito da questa p.g. a Verzotto nel sequestro De Mauro, è costituito dalle “attenzioni” poste dai carabinieri proprio nei confronti del presidente dell’E.M.S.. Infatti, mentre nell’ottobre del 1970, con l’intervista a “L’Ora”, Verzotto aveva “richiesto” la prosecuzione del progetto metanodotto ed aveva tranquillizzato i mandanti del sequestro De Mauro spostando l’attenzione su una pista irrilevante, nel 1971 i carabinieri avevano “sentito a verbale” Graziano Verzotto per ribadire la pista droga, utilizzata come base del rapporto consegnato in Procura personalmente dal colonnello Dalla Chiesa. A cosa serviva se non a mantenere Verzotto fermo su tali posizioni? Tale interpretazione emerge dalle dichiarazioni del g.i. Fratantonio: nella copia di un articolo giornalistico, rinvenuto a Genova nel fascicolo processuale contro Saladino Giuliana, per diffamazione a mezzo stampa in danno del procuratore Pietro Scaglione, firmato da Zullino e Pietroni (e pertanto potrebbe essere il settimanale “Epoca” degli anni 1971 o 1972), in una intervista il giudice aveva dichiarato che “La mia istruttoria (sul caso De Mauro) è stata disturbata con gli espedienti più strani. Hanno detto e continuano a dire, per esempio, che il procuratore capo Scaglione mi nascondeva un rapporto dei carabinieri che attribuiva la morte di De Mauro ai trafficanti di droga. Ecco un tipo diversivo di stampo mafioso, inventato e diffuso a Roma. Scaglione mi dette subito quel rapporto ma era un documento meno significativo del rapporto che aveva potuto fornirmi la polizia.” Ancora, a verbale, lo stesso giudice ha dichiarato che “Mi destò molte perplessità il comportamento tenuto dai carabinieri e dal generale Dalla Chiesa in alcuni momenti dell’indagine. Ricordo in particolare che il col. Dalla Chiesa assunse direttamente a verbale Graziano Verzotto. Il comportamento dell’ufficiale era assolutamente anomalo perché era un’ingerenza nell’istruttoria in corso. In seguito io disposi un confronto tra Verzotto e Giuseppe Di Cristina, detenuto per altra causa. Sul luogo del confronto comparve inopinatamente e non invitato il capitano Giuseppe Russo. … Il cap. Russo, dopo alcuni giorni nel mio ufficio, mi fece presente che il col. Dalla Chiesa era rimasto “impressionato” del fatto che io avessi disposto il confronto tra Verzotto e Di Cristina e mi chiese anche l’esito di tale confronto. … Oltre all’intervento non autorizzato di Dalla Chiesa nella mia indagine, mi stupì anche la mia richiesta di informazioni avanzata dal cap. Russo …”
Sull’interrogatorio di Verzotto da parte di Dalla Chiesa, anche l’allora cap. dei CC Amara Angelo ha fatto delle dichiarazioni al P.M. di Pavia: “… nel 1971 il colonnello Dalla Chiesa mi aveva chiesto di procurargli un’incontro con Verzotto, al fine di ottenere informazioni sulla scomparsa del giornalista De Mauro. … Interrogava il colonnello Dalla Chiesa. Il senatore Verzotto ci aveva preliminarmente rappresentato che lui doveva continuare a vivere con i siciliani e quindi non poteva sbottonarsi più di tanto. … Non so di preciso quali idee avesse il generale Dalla Chiesa in merito al sequestro De Mauro, ma so che era convinto che Verzotto non avesse nulla a che fare con la scomparsa del giornalista.”
Quindi è plausibile che i carabinieri fossero convinti che Verzotto, suo malgrado, sapeva tutto e, pertanto, era in serio pericolo di vita.

 

Il quadro che emerge dall’antefatto rappresenta Graziano Verzotto in duplice e doppia veste:
quale presidente dell’EMS, alleato ed avversario dell’ENI, con Guarrasi in veste di consulente di entrambe le aziende;
a titolo personale, nemico di Cefis e Guarrasi dai quali si era difeso minacciandoli, ma concretamente coprendoli, su quel “qualcosa” riguardante il “caso Mattei”.
Infatti Verzotto non aveva mai perso occasione, dal 1970 ad oggi attraverso le dichiarazioni ai magistrati e – soprattutto – alla stampa, di puntare l’indice su Cefis e Guarrasi, sia pure in modo molto indiretto e interpretando al meglio la tradizione siciliana di parlare attraverso messaggi cifrati.
Sul delitto De Mauro Verzotto sa tutto. Tanto emerge, oltre che dal ruolo oggettivamente avuto nelle due situazioni, anche dalle sue contraddizioni e reticenze precedentemente segnalate. Sembra che voglia aiutare gli attuali inquirenti, ma si sente costretto a negare o depistare se posto di fronte a precise domande le cui risposte potrebbero seriamente colpevolizzarlo agli occhi di Guarrasi e Cefis.
In occasione del suo terzo incontro a Pavia con il P.M., durante il quale era stato affrontato dettagliatamente l’argomento De Mauro, aveva dichiarato: “Subito dopo la morte di Mattei io ero fermamente convinto che l’aereo fosse stato abbattuto. Cambiai opinione dopo aver letto copia della relazione predisposta dalla Commissione Ministeriale di Inchiesta. … Se attentato vi è stato nella morte di Mattei, ritengo di poter escludere che possa essere ragionevolmente ascrivibile all’O.A.S. francese o alle ‘Sette Sorelle’. L’unica ipotesi valida che può essere formulata può essere quella del ‘cui prodest.”. Ovvero Eugenio Cefis. In sostanza esclude personalmente l’attentato (si defila) ma poi interpreta correttamente (almeno, alla luce delle attuali indagini su Mattei) l’evento se ritenuto delittuoso.
L’intervista pubblicata il 23-24 ottobre 1970 su “L’Ora” di Palermo deve essere ritenuta fondamentale per comprendere il tutto: basta leggerla correttamente. Infatti, isolando le frasi rilevanti emerge quanto segue: con De Mauro “ parlammo a lungo e come otto anni fa cercammo di ricostruire tutte le mosse, gli incontri, i tempi della permanenza di Mattei in Sicilia (minaccia: ricordatevi quello che so) … non mi sentirei ora di sottoscrivere una dichiarazione affermante che la morte di Mattei fu un assassinio (tranquillizza: per ora non parlo). Ma neanche mi sentirei di sottoscrivere che fu certamente una disgrazia (minaccia: se non fate quello che voglio allora parlo). Ma torniamo al metanodotto. … l’EMS e io personalmente siamo come e più di prima impegnati fino in fondo nel progetto del metanodotto (ecco quello che voglio). … Il progetto incontra ostacoli? Si senza dubbio … C’è stata fino a qualche tempo fa una opposizione dell’ENI … Ma ora l’atteggiamento dell’ENI è mutato e anche quello della ESSO, per esempio (è l’ENI che deve fare quello che voglio e deve coinvolgere anche la ESSO). L’intervista si chiude con il passaggio spontaneo di Verzotto dall’argomento metanodotto a quello della droga, dicendosi convinto che De Mauro è stato sequestrato per tale ultimo motivo (tranquillizza definitivamente: indica un’alternativa possibile alla pista ENI).

 

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