Il nome dell’ipotetico mandante del sequestro di Mauro De Mauro non costituisce, a questo punto, una sorpresa. Esso infatti potrebbe essere stato proprio il plurinominato Vito Guarrasi per conto di Eugenio CEFIS (oltre che per se stesso).
E tanto risulta non perché questa polizia giudiziaria abbia svolto delle specifiche indagini nei suoi confronti, ma perché emerge esclusivamente dalla raccolta degli elementi che lo riguardavano e che erano già conosciuti nel 1970.
Questa p.g. si è limitata al tentativo – parzialmente riuscito – di “recuperare” alcuni importanti indizi che sono “andati perduti” all’epoca delle indagini, evidentemente nell’ambito dei citati depistaggi.
Così è avvenuto per i rapporti ante sequestro intercorsi tra Buttafuoco e Vito Guarrasi. Così è avvenuto per una “misteriosa telefonata” fatta da Guarrasi a Buttafuoco, della quale tutti i giornali avevano parlato, senza che se ne sia trovata traccia agli atti della procura e della polizia. E, infine, così è avvenuto per le notizie apparse sulla stampa nazionale che avevano dato per imminente l’arresto di Guarrasi, senza che – nuovamente – vi sia la minima traccia di indagini sul suo conto, tanto nel fascicolo della procura quanto in quello della polizia.
Il nome di Vito Guarrasi, nonché il suo coinvolgimento nel sequestro di Mauro De Mauro, era emerso percorrendo la strada conducente alla pista “ENI/Mattei”, partendo proprio dall’arresto di Antonino Buttafuoco. Questi aveva agito non di propria iniziativa ma per conto di qualcuno. E questo qualcuno non poteva che essere Vito Guarrasi, almeno così aveva concluso la polizia.
Per introdurre la complessa ricostruzione degli elementi che erano stati individuati a carico di Vito Guarrasi, pare opportuno iniziare con un ampio stralcio del libro, di Giuliana Saladino, “De Mauro – MAFIA ANNI 70”, che era stato pubblicato nel 1972. E’ un libro-diario retrospettivo che ricostruisce gli avvenimenti palermitani dell’epoca, ponendo in primo piano il sequestro di Mauro De Mauro e le indagini sviluppate da polizia e carabinieri. L’opera è permeata di ironia indirizzata verso tutte le pubbliche istituzioni che si sono interessate del caso di Mauro De Mauro.
Inizia, naturalmente, il 16 settembre e termina il 31 dicembre 1970.
Di seguito si riportano le parti ritenute più significative perché ricostruiscono, in modo semplice ma efficace, quanto era emerso sul conto di Vito Guarrasi. E’ una versione dei fatti che trova, nelle attuali indagini, obiettivo riscontro anche nei casi messi in forma dubitativa dall’autrice:

“12 novembre – … La strada in salita che porta in alto, di cui ha parlato con bella immagine il presidente dell’antimafia, non è maestra, piuttosto un sentiero tortuoso e ripidissimo … E’ la strada che porta al signor X? La polizia dice di si. E che pista è? Forse è Mattei, ma notizie fuggite da chi sa dove – dalla questura è probabile – fanno pensare a un audace triangolo: Buttafuoco, Liggio, il signor X. In base a che? Dicerie, mezzi accenni, mezze frasi. Alla polizia tira aria di fiducia, di sicurezza, e il questore afferma “siamo in navigazione, quando si è in mare è difficile valutare le distanze, l’obbiettivo comunque lo vediamo.” Il capo della squadra mobile cela a stento un sorriso furbesco, è euforico, i cronisti che lo incontrano lo definiscono “frizzante”.
Saltano fuori intanto voci di sospette telefonate fatte da Buttafuoco, salta fuori che Buttafuoco appena arrestato temette che lo stesse sequestrando un commando travestito da poliziotti, che Buttafuoco andò a trovare il bandito Liggio in clinica. Dicerie, notizie confuse e contraddittorie fanno il giro della città che sente salire la febbre a quaranta in attesa di clamorosi imminenti arresti. …
Intanto, prima cautamente, poi con particolari più precisi, poi con dettagli, con date, con riferimenti netti – tutto fuorché un nome – in questi giorni si compone pezzo per pezzo, soprattutto sui giornali del Nord, un’intera biografia – con tante lacune, si sa così poco di lui -, infine il signor X acquista contorni precisi, esce come una farfalla da un bozzolo lungamente covato: è l’avvocato Vito Guarrasi. …
Lo ha perduto una telefonata. Da Parigi ha chiamato Buttafuoco e hanno parlato di De Mauro, questa la notizia precisa nei dettagli, anche se non confermata. Se confermata non si capisce bene cosa resterebbe del potente dell’astuto dell’insospettabile mandante del sequestro che parla al telefono del colpo con il compare e si lascia beccare come l’ultima mezza tacca. Ma non c’è solo la telefonata, la polizia ha certamente tutto in mano.
Fulmineo, prima ancora che arrivi in edicola a Palermo, Guarrasi querela il settimanale che per primo osa fare il suo nome, passerà poi a querelare tutti coloro che più o meno velatamente hanno accennato.
Palermo è a rumore. La psicosi del colpo di scena si diffonde e accentua. Ora lo arrestano. Che pista è? Mattei, la droga, l’edilizia, il segreto tributario? Pista Mattei. Che si dissero Guarrasi e Buttafuoco per telefono? La polizia sa tutto e l’euforia monta.
Valanga di ipotesi avanzate e vagliate, cui manca solo quella giusta: che non è vero niente, che Guarrasi e Buttafuoco per telefono non hanno mai parlato, né da Parigi né da Palermo, che la squadra mobile regge tra le mani un granchio colossale, con chele dal morso velenoso.
13 novembre – Alla procura della repubblica il rapporto di polizia col grosso nome nero su bianco, con Guarrasi tirato fuori allo scoperto, è atteso di ora in ora. Cronisti, inviati speciali, fotografi e corrispondenti di agenzie attendono fin dal mattino. Alle dodici ancora nulla, né all’una, né alle due. Delusione. Niente nel tardo pomeriggio, la squadra mobile non invia il rapporto già annunciato da una settimana, i CC si fregano le mani. Che accade? Il questore si chiude in difesa, il capo della mobile nega di avere mai tirato fuori un signor X. Sconcertante.
Signor questore, è vero che state indagando su Guarrasi? “Noi stiamo indagando su tutto … Non possiamo dire niente, può darsi che qualcuno ha fatto un grosso errore…”
Sconcertante. Intorno al corpo scomparso di Mauro De Mauro si è aggrovigliato un giallo politico a vasto spettro che abbraccia dai servizi segreti internazionali alla banda di Alcamo, dallo spionaggio industriale al bandito Liggio, da cosa nostra ai ricatti della classe dirigente siciliana. Intorno al suo nome – l’unica cosa che resta – il turbinare di interessi del capitale pubblico e di quello privato, i colossi ENI e Montedison, la vendetta di fazioni e di correnti, gli imbrogli del rinnovo delle cariche regionali. Ora il solo suo nome serve a mettere paura e a ricattare …”
25 novembre – … Sempre in questi giorni è stato annunciato ed atteso un rapporto dei carabinieri: è quello appunto che in tutta solennità il colonnello Dalla Chiesa, accompagnato dai suoi ufficiali, consegna stamane alle 11 al procuratore capo Scaglione col quale si intrattiene in breve colloquio ed esce dalla porta di servizio per non incontrare i cronisti affamati di notizie e tenuti a stecchetto da tanto.
30 novembre – … Lasciando i discorsi in generale, si avanza in particolare l’ipotesi che nelle indagini sul caso De Mauro quel che più è mancato e manca tuttora alle polizie – granchi a parte – è la copertura alle spalle: una copertura che né la procura né la classe dirigente politica hanno inteso o intendono minimamente assicurare a chi si avventuri sulle strade in salita che portano molto in alto.”

In buona sostanza, il racconto della Saladino riepiloga l’essenza dei fatti riportati nel presente documento. Per esempio, come non pensare subito all’intervento del direttore del S.I.D. di fronte al voltafaccia del questore Li Donni?
Essendo la “vicenda Guarrasi” molto complessa, perché è stato necessario “scoprire” quali elementi aveva la polizia sul conto dell’avvocato, si ritiene opportuno fissare i seguenti argomenti, fornendo le relative fonti di prova:

Guarrasi aveva avuto rapporti con Buttafuoco?;
era veramente intercorsa la telefonata tra i due?;
Guarrasi stava per essere arrestato dalla polizia?

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