Per i giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Agrigento, presieduta da Wilma Angela Mazzara, il troncone ordinario del processo, scaturito dall’inchiesta sul presunto giro di prostituzione, nel locale “Dolce vita” può andare avanti, poiché non tutti i reati sarebbero prescritti. I fatti risalgono al 2005.
Sul banco degli imputati quattro persone: i favaresi Vito Destro, e Antonio Caramazza, l’empedoclino Andrea Amato, e l’agrigentino Mario Ciulla. Sono difesi dagli avvocati Daniele Re, Diego Galluzzo e Agnesa Neculai. Le accuse nei confronti degli imputati sono di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed esercizio della prostituzione. Si torna in aula il 25 novembre per sentire i primi testi del pubblico ministero Emiliana Busto.
Sono trascorsi quasi quindici anni dal blitz dei Carabinieri, nell’ambito dell’inchiesta denominata “La dolce vita”, dal nome del locale di contrada “San Benedetto”, nella zona industriale di Agrigento, dove sarebbero avvenuti incontri a pagamento tra clienti e ragazze di nazionalità rumena. In particolare, scrive la Procura di Agrigento, “gli indagati procacciavano e reclutavano le ragazze, medianti contatti personali o telefonici, per mezzo dei quali venivano indotte dalla allettante proposta di facili guadagni”.

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